Eleinda

Ci sono libri che sembrano voler parlare di una cosa, ma che poi parlano d’altro.
Almeno secondo me.
E, sempre secondo me, questo è pure il caso di Eleinda.

Eleinda è il secondo romanzo di Valentina Bellettini, una ragazza dolcissima e gentilissima e una sfilza infinita di molti altri issimi positivi che dovrei star qui ad elencare, ma che le mie mancanze linguistiche non mi permettono di snocciolare.
Tutti questi issimi, però, sono issimi autentici. Puri, mi vien da dire. Perché io Valentina l’ho conosciuta ed è stato per me un piacere trovare una ragazza così: estremamente appassionata e di grande cuore e umiltà.
Ecco, faccio questa premessa perché sappiate fin da subito che io stimo molto questa ragazza.
E sì, ogni volta che leggo un libro, io cerco di essere il più imparziale possibile e il più obiettivo possibile. Però, ecco… mi vien anche da pensare che l’imparzialità al 100% non possa esistere, perché al cuore, ma pure al cervello, non sempre si comanda. Quindi io vi avviso prima: Valentina la reputo brava e simpatica, e la reputavo così ancor prima di leggere questo romanzo!
Non so bene perché vi ho fatto tutta questa pippa. Forse per dirvi che a volte ho paura di essere poco obiettivo. Ma, allo stesso tempo, credo che la bravura di Valentina non sia affatto soggettiva, e quindi se la ricopro di issimi è solo perché questi issimi li credo veramente.
Quindi… prendete queste righe introduttive come uno spunto per parlare dell’essere oggettivi oppure no, e dimenticatele.
Meglio arrivare al dunque, e dirvi quello che ritengo sia innegabile: Eleinda è un OTTIMO secondo romanzo.

Fin dalle prime righe si percepisce che Valentina ha fatto un grande balzo in avanti con la sua scrittura, che alcune imperfezioni narrative del primo libro, che io avevo giustificato con l’essere un esordio, sono qui scomparse, regalando una bella narrazione, sostenuta e ritmata. Senza intoppi e senza incertezze. Senza ingenuità, ecco.
E anche la storia si è fatta più complessa e articolata. C’è più azione, e maggior riflessione sui temi trattati. C’è più introspezione e più ‘spazio’, per così dire, ossia c’è un ampio scenario che viene inquadrato in queste pagine.
Come dicevo all’inizio, comunque, Eleinda è un libro che sembra raccontare una cosa, ma che in verità ne dice un’altra.
Ecco, Eleinda sembra voler raccontare del delirio di onnipotenza umano, dell’avanzamento scientifico senza freni, senza scrupoli, senza valori. Ci potrebbero star dentro la vivisezione e tutti gli esperimenti di varia natura che trattano ‘creature’.
Non ne esce un’accusa eh, perché uno potrebbe pure vederci i lati positivi, però è chiaro che i riflettori vengono puntati su quanto l’umanità avanzi senza porsi limiti, valicando anche quei confini che forse dovrebbero essere lasciati al divino. Perché poi, il rischio, è quello che l’uomo diventi il diavolo, non la divinità.
Però… però…
Secondo me, in verità, Eleinda parla della solitudine. Una solitudine che può anche risolversi, alla fine, in un’amicizia, in un amore, in qualsiasi cosa. Però, fin dalle prime pagine, a me è parso che Valentina raccontasse della solitudine. Di un mondo che è sempre più tecnologico, che offre sempre più modi per rimanere in contatto, ma poi, questo contatto, rischia di… sublimare, ecco, in un contatto fittizio. E i rapporti diventano un qualcosa di poco tangibile e relegati a una sfera virtuale. Ma i rapporti veri, il più delle volte, sono altri. Rapporti che non necessariamente sono tra persone, ma che necessitano pure della fisicità, per diventare consistenti.
Magari poi ho cannato in pieno e Valentina non voleva affatto dire questo. Però, si sa, il bello dei libri è che ognuno ci vede quello che vuole. Quello che sente di più.
Eleinda, insomma, è inutile cianciare tanto, mi è piaciuto. Ha confermato, anzi migliorato, un talento che avevo colto fin da Profumo d’incenso. Un talento che io mi auguro continui a crescere. Un talento che io credo, e fortemente spero, sia molto oggettivo.

p.s. Lascio un ps finale che non vuole minimamente intaccare la qualità del libro di Valentina, ma che mi sento di fare. 20 € per questo libro sono tanti. Davvero tanti. Non per via della bontà del testo, ma per via del prodotto in sé. Non è cartonato, non ha sovracopertine. E’ un piccolo editore e un autore praticamente agli esordi. Le pagine sono 250 circa. Ecco, io suggerisco a Nulla Die di rivedere i listini.

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