In vespa a Capo Nord

Bentornati a tutti in questo ‘fresco’ Meleto di inizio 2014.
Un anno è finito, un altro è iniziato, la stanchezza invece di diminuire è aumentata ma, per fortuna, ci sono ancora tante belle letture di cui parlare, molte delle quali hanno chiuso in bellezza il mio 2013 ma non sono ancora riuscire a uscire dalla tastiera.
Avevo l’imbarazzo della scelta, quindi, sul decidere con quale titolo inaugurare questo nuovo anno di blog, e alla fine ho optato per In vespa a Capo Nord.
Se vi ricordate vi avevo già detto qualcosina in un post di fine novembre, a proposito di questo titolo.
Non si tratta di un romanzo, ma di una sorta di diario di viaggio scritto da un mio coetaneo, italianissimo, che ha deciso di affrontare un viaggio particolare.
Ho optato per questo titolo perché credo (spero) sia di buon auspicio. In fondo, ogni anno che incomincia è anche un nuovo viaggio, e io mi auguro che questo anno sia, e non solo relativamente al blog, una bella e appassionante avventura (mi auguro pure sia meno “estrema” dell’avventura raccontata nel libro!).
In vespa a Capo Nord, lo avevo già detto, è un titolo che non mi sarei mai aspettato di leggere, perché non è esattamente il mio genere. Per vari motivi ho deciso di affrontarlo comunque e… mi è molto piaciuto!
Mi è molto piaciuto perché, per prima cosa, è scritto in un modo molto fluido.  Le pagine volano via che è un piacere e c’è sempre qualcosa di nuovo da vedere e da scoprire. Non c’è la tediosità che ho spiacevolmente riscontrato in altre narrazioni di viaggio, qui si sente proprio la passione, il piacere del viaggio, e il desiderio di farlo provare pure ai lettori!
E poi, questo è un libro che mi ha insegnato svariate cose. Ad avere un po’ più di coraggio, ad esempio. E ad avere un po’ più di fiducia. In generale, dico. Verso il prossimo e verso me stesso.
In vespa a Capo Nord è un bel racconto di vita. Nel senso che si percepisce la voglia di vivere e di scoprire e di conoscere e di curiosare. E sono tutte voglie che dovremmo avere tutti.
Ecco, io mi auguro davvero che per tutti voi lettori questo 2014 sia un anno almeno un po’ alla In vespa fino a Capo Nord. Con meno ghiaccio però!
Spinto da alcune mie curiosità, mi son pure cimentato con una breve intervista all’autore di questo diario di viaggio, Filippo Logli, che ha gentilmente accettato. Trovate la bella chiacchierata qui di seguito.
Buon inizio e buona lettura!
1. Ciao Filippo, e benvenuto sul mio blog. Da tuo coetaneo, la prima domanda che mi viene in mente di farti è da dove nasca la tua passione per viaggi così estremi. Perché, sarà che io son molto casalingo, capisco benissimo il senso di meraviglia che certi luoghi sono in grado di darti, ma allo stesso tempo io mi farei molte pare sul come arrivo in questi luoghi. Tu no?
Ciao Andrea, grazie per ospitarmi in questo tuo spazio virtuale.
In realtà questo di Capo Nord è forse il viaggio meno “estremo” che ho intrapreso, paragonato a traversate oceaniche e giri vari per il Sudamerica in autostop (se a quelli ti riferisci). In ogni caso, il fatto di mettermi in viaggio è una parte essenziale di me più che una passione, è la dimensione in cui più mi sento appagato. La scelta poi di modalità non convenzionali è una sfida con me stesso, uno stimolo a ricercare i miei limiti e, a volte, superarli apprendendo nuove capacità. Il fatto di non sapere bene quale itinerario sceglierò per arrivare (e anche se davvero arriverò) è proprio ciò che costruisce l’esperienza del viaggio, inteso come un’avventura e non come il tragitto casa-lavoro.
2. E questo viaggio in particolare? Perché questa meta?
La scelta della Vespa è frutto di un ritrovamento fortuito e, mi piace pensare, di una seppur indiretta passione tramandatami da mio nonno materno, che ha lavorato tutta la vita negli stabilimenti Piaggio di Pontedera. Capo Nord, oltre a essere la meta sognata da ogni motociclista, si trova proprio agli antipodi della Terra del Fuoco, dove ero stato l’anno precedente. Volevo dunque raggiungere l’altro estremo della Terra, in una sorta di continuazione di quel viaggio, per metterli a confronto.
3. Altra curiosità, avendo presente la mia famiglia, è: che cosa dicono i tuoi di questi viaggi? Hai trovato difficoltà a far accettar loro questa passione?
Dopo lo sconforto iniziale (leggasi disperazione), i miei hanno superato varie fasi: preoccupazione, rassegnazione, timida accettazione, fino a una sorta di orgoglio, nato dopo quest’ultimo viaggio, nel vedere la costruzione e il compimento di un progetto al quale mi ero dedicato con tutto me stesso.
4. Che tipo di preparazione bisogna affrontare prima di partire per un viaggio come questo? Fai ricerche sui luoghi o preferisci partire a caso? E che consigli daresti a un ragazzo che vuole fare un’esperienza simile a quelle vissute da te?
Bisogna innanzitutto convincersi di potersi adattare a qualsiasi situazione, incluse quelle che ti mettono duramente alla prova, mentalmente e fisicamente. Nello specifico della Vespa è stato necessario qualche centinaio di chilometri di allenamento preventivo per poter abituare il fondoschiena alle tante ore di guida. Certo, un po’ di ricerche fanno sempre comodo, ma il bello è lasciarsi trasportare dal viaggio lungo le pieghe inattese che esso può prendere. Il consiglio che mi sento di dare è quello di partire con la mente aperta.
5. Cosa si scopre e cosa si impara durante viaggi di questo tipo?
Per citare uno dei miei autori preferiti, Luis Sepulveda, “Viaggiare è camminare verso l’orizzonte, incontrare l’altro, conoscere, scoprire e tornare più ricchi di quando si era iniziato il cammino”. Oltre ai luoghi, le persone incontrate e le esperienze vissute, da un viaggio si impara senza dubbio a conoscere meglio se stessi, per gli inevitabili momenti di confronto e riflessione che si creano.
6. Ci sono stati momenti durante il viaggio in vespa in cui hai pensato di fermarti?
Eccome! Dopo 7-8 ore di guida al gelo, sotto la pioggia, nelle desolate steppe artiche, qualche momento di scoraggiamento credo verrebbe a chiunque. Ma sono proprio le condizioni estreme che mi danno la giusta adrenalina per proseguire e ribaltano un momento difficile in una sfida da superare.
7. E qual è la migliore esperienza provata in questo viaggio? Il più bel luogo, o il più bel momento?
Direi che il momento più emozionante è stato quello della sauna bollente seguita da un bagno nel Mar Glaciale Artico nel villaggio di Honningsvag: non lo dimenticherò facilmente! Quello è stato il mio modo di celebrare l’arrivo a Capo Nord. Per quanto riguarda i luoghi, il più suggestivo è stato senz’altro l’arcipelago delle Lofoten che ho avuto la fortuna di poter apprezzare dal ponte di un peschereccio da cui avevo rimediato un “passaggio” (Vespa compresa).
8. Ho come l’impressione che la tua esperienza dimostri che le persone sono molto più disponibili di quanto si creda, a livello umano ma anche di sponsor. Siamo così abituati a pensare che nessuno ci voglia aiutare che nemmeno tentiamo, secondo te? Perché da come scrivi tu nel libro, hai trovato davvero molta disponibilità nelle persone.
Certo, la diffidenza oggi è dilagante nelle nostre zone… e per combatterla non c’è niente di meglio che mettersi alla prova e lanciarsi. Per farti un esempio pratico: in quanti oggi direbbero che l’autostop (quello col pollice alzato, tanto per intenderci, non il car sharing) in Italia è anacronistico, pericoloso e sicuramente inefficace? Io lo uso regolarmente nei miei spostamenti, con la certezza di arrivare a destinazione. E la certezza me la dà il fatto che MAI mi è capitato di non trovare un passaggio. Così come mi è capitato, durante il viaggio, di essere ospitato per la notte da gente appena incontrata. Bisogna dare fiducia per riceverla in cambio.
9. Ti capita mai di rileggere queste pagine, o gli appunti dei viaggi precedenti? E se sì, cosa pensi nel rileggerli?
Mi è capitato con i diari di viaggio che tenevo in Sudamerica. La prima cosa che penso è “voglio partire subito!”. È un misto di nostalgia, frenesia, eccitazione… “saudade” si direbbe in Brasile. Così come rileggere gli appunti del mio blog mentre scrivevo il libro sul viaggio a Capo Nord mi ha fatto rivivere le emozioni provate in quell’avventura.
10. E ora concludo. Domanda sciocca, ma permettimela: cosa vuoi fare da grande (se si arriva mai a essere grandi, poi)? Vuoi rendere questi viaggi una professione? E hai già qualche nuova sfida in mente?
Perché, il viaggiatore di professione non è un mestiere?! Vorrei infatti riuscire a viaggiare, scrivere, fare foto, ricevere sponsor…
A lungo termine ho in mente un progetto che riguarda le zone di Africa e Medio-Oriente, ma per adesso è ancora top-secret! Nel frattempo sto per trascorrere qualche mese ai Caraibi per lavorare come istruttore di sub. Insomma, dietro a una scrivania proprio non mi ci vedo!
Grazie mille per la disponibilità, Filippo, e in bocca al lupo per tutto.
Grazie a te Andrea, e Viva il lupo!
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...