L’odore dolce dei ricordi

Nel 1962, sulle coste della Liguria, mentre oltreoceano è in produzione il kolossal hollywoodiano Cleopatra, una bionda e misteriosa attrice americana piomba in un piccolo albergo in rovina, seguita da un loquace pubblicitario e da un Richard Burton sempre attaccato alla bottiglia. Il giovane proprietario dell’alberghetto, Pasquale Tursi, si innamora all’istante e perdutamente della bella attricetta, ma non sa che farsene dei suoi due accompagnatori. A cinquant’anni di distanza Pasquale si presenta a Hollywood, nello studio di un potente produttore che una volta era solo un pubblicitario dalla lingua lunga, in cerca della sua amata bionda, aprendo così le danze in un mondo fatto di inganni e avidità, popolato di personaggi assolutamente originali. Alla ricerca del grande amore.

Io vorrei farvi comprare questo libro.

Lo dico così, spudoratamente. 
Lo dico perché io, di questo libro, mi sono profondamente innamorato.
Lo dico perché quando verso il 31 Dicembre mi metterò a scribacchiare la lista delle migliori letture fatte durante quest’anno, beh, sarà impossibile fare a meno di includere questo titolo tra i più meritevoli.
Lo dico perché vorrei tanto, ma proprio tanto, che questo romanzo non rimanesse una lettura per pochi, ma uno svago per tanti.
Lo dico perché sono sicuro che piacerebbe a molti di voi. E ne sono sicuro perché in questo romanzo c’è di tutto, ma davvero di tutto.
C’è della poesia, appena sussurrata tra una parola e l’altra.

Così, Carlo e Antonia, che avevano già quarant’anni quando era nato Pasquale, avevano tirato sù il figlio più piccolo come se fosse un segreto tra loro due.

C’è lo humor, la sottile ironia ma anche del grasso divertimento.

Agente: “Questo libro non funziona.” Shane: “Vuoi dire: secondo te.” Agente: “No, voglio dire in inglese.”

C’è la guerra. Una guerra passata, quasi nemmeno vissuta, ma così sentita…

Pasquale considerava la guerra come una gigantesca faccenda che coinvolgeva tutti, ma Alvis Bender ne aveva sempre parlato in modo personale, come se ogni uno avesse combattuto una guerra a parte, un milione di guerre per un milione di persone.

C’è la malattia, ma anche la lucidità mentale, e la chiarezza del cuore.

Questa faccenda del morire è un campo minato di gentilezze e buone maniere.

E poi c’è l’amore, quello vero, quello passionale, quello creduto, quello timido, quello ritrovato, quello fisico. E c’è la fama, la brama di ottenerla, la paura di non saperla raggiungere, il peso della sua assenza, la trasformazione causata dalla sua presenza.

Lo faccio per l’arte… o c’è qualcos’altro dietro?
Che domanda stupida, le aveva risposto lui alla fine. C’è sempre qualcos’altro. Dietro all’arte c’è sempre qualcos’altro! Dietro a questa domanda di merda c’è qualcos’altro!

Ma soprattutto c’è la vita. Ed è, davvero, una vita intera.

La vita, pensò, è un clamoroso atto d’invenzione.

L’odore dolce dei ricordi è un romanzo fatto di tanti romanzi differenti, cuciti assieme con un filo che non si vede ma che si percepisce. E questo collage di differenti storie crea una miscela unica che riesce a centrare mille bersagli diversi.

Un libro del genere, a mio avviso, non può cadere nel dimenticatoio perché ci sono così tante parole che ti entrano in testa, così tante scene che si radicano nel cuore del lettore, da ritrovare pagine di questo libro in ogni angolo del cervello.

Dunque è così che sono i fantasmi, pensò Michael. Non sono bianche visioni corporee che ti perseguitano nel sonno, bensì vecchi nomi pronunciati a un telefono cellulare.

Sono pagine estremamente ricche, queste. Ricche in ogni senso. Ricche narrativamente parlando, perché lo stile di Jess Walter è acqua che scorre limpida e rapida in qualsiasi forma lo si trovi: narrativa tradizionale, copione di una commedia, sinossi di un cinema, pagine di un finto romanzo… Ricche di pensieri, e credo che alcune citazioni ve lo abbiano già dimostrato. Ricche di persone. Di tutte le persone. Di vari tipi.
Ricche.
Sono pagine ricche, queste.
E siccome Walter è una persona generosa, ha deciso di scrivere questo romanzo e darlo in pasto a tutte le persone che vorranno assaggiarlo.
Io vi consiglio di tentare almeno un morso, perché sono sicuro che il gusto vi conquisterà.
Bon. Come accade ogni volta che un libro mi ha particolarmente colpito, la mia paura finale è di aver cianciato del nulla, non riuscendo a farvi arrivare tutto l’amore provato leggendo queste pagine. Quindi vi lascio con alcune domande che sono riuscito a fare all’autore. Lui è stato di un gentilezza unica (altro motivo per cui bisognerebbe leggerlo), e sono quindi fiducioso che, se non sono riuscite a conquistarvi le mie parole, le sue ne saranno sicuramente in grado.
Buona lettura.

Le vere imprese non si misurano né col tempo né con la distanza, bensì con la speranza.

D: Da dove arriva questa storia? E come mai ha deciso di ambientarlo, almeno in parte, durante le riprese di Cleopatra? E perché proprio la scelta delle Cinque Terre come una delle location principali? Sono scelte connesse tra loro, in qualche modo?
R: La storia è nata da una gita che avevo fatto in Italia nel 1997 con mia moglie. I suoi nonni venivano dalla regione di Ancona, e abbiamo fatto visita ai suoi cugini sparsi per tutta Italia, Roma e Milano, e ci siamo avventurati nelle Cinque Terre e io decisi di creare un paesino immaginario e ambientarci lì una storia. Volevo scrivere della costa prima che i turisti americani l’avessero scoperta davvero, e ho sempre amato i film italiani degli anni Sessanta, Fellini e Lattuada. Una volta deciso che la donna della storia, Dee, sarebbe stata un’attrice, ho dovuto immaginare una ragione per cui lei si trovasse in Italia. Questo mi ha portato a quel fallimento che fu la produzione di Cleopatra.
D: Ha basato la costruzione di personaggi come Dee e Michael su veri attori e produttori? O sono personaggi di fantasia?
R: No, sono completamente di fantasia. Li ho probabilmente costruiti basandomi sui libri che ho letto e sulle interviste che ho fatto, ma non c’è un personaggio a cui ho pensato mentre scrivevo. Per nessuno dei due.
D: Nel libro ci sono molti scenari storici, come la seconda guerra mondiale, Cinecittà, e alcune icone come Richard Burton. Ha dovuto fare delle ricerche per tutto questo?
R: Adoro fare ricerche per i romanzi. Molte di queste necessitano la lettura di libri e articoli di quel periodo, ma gran parte del lavoro è anche, molto semplicemente, andare in un posto e immergersi nella cultura del luogo. Ho fatto due viaggi in Italia e nelle Cinque Terre per assorbirla. Ho letto biografie di Burton e storie di Cinecittà e di soldati americani in Italia. Ma alla fine, la grande libertà della narrativa sta nel creare cose dalla tua testa, quindi sono solito fare ricerche per rendermi abbastanza sicuro per assemblare il tutto.
D: L’odore dolce dei ricordi mi è parso come molti romanzi differenti messi insieme e che questa unione, per qualche magica ragione, funzioni meravigliosamente. Volevi fin da subito creare un romanzo di questo tipo? Pieno di diversi punti di vista, e generi, e… perché dentro ci sono storie molto divertenti, altre drammatiche, altre romantiche… qual è stata la più difficile da scrivere?
R: Sì, volevo che molte storie differenti ne formassero una insieme, e differenti tipi di storie (parti di un romanzo di guerra, un memoir di Hollywood, una commedia, la sinossi di un film, voci e tempi e storie diverse, alcune divertenti, altre tristi). Le storie funzionano insieme come un campo di reperti, o di rovine, come se il libro stesso fosse fatto di queste rovine. Nessuna di queste parti è stata più difficile da scrivere delle altre, ma è stato difficile montarle insieme. C’erano un altro paio di capitoli che ho semplicemente dovuto tagliare e lasciarli fuori dal libro perché erano come pezzi di un puzzle e non riuscivo a trovargli posto un posto.
D: Nel libro si parla molto della fama. E in molti modi. C’è la fama di Michael Deane, costruita sulla mancanza di rispetto nei confronti degli altri. E che costituisce anche l’inizio di un nuovo tipo di fama, basata sul gossip. C’è Pat, ma anche Shane, che stanno cercando la fama, e la vogliono a ogni costi, a qualsiasi età, e continuano a cercarla, anche se forse non sanno molto bene cosa siano in grado di fare. E questi due ragazzi sono come i ragazzi moderni, credo. Ma c’è anche Dee, che ha deciso di seguire il cuore, se posso dire così. Anche tu pensi che oggi siamo più come Pat e Shane? Che la fama sia una sorta di malattia? E come mai hai deciso di parlare di questo immenso argomento?
R: Sì, il libro riguarda in parte la fama, il perché la vogliamo, come la gestiamo. Richard Burton ricordava come Lawrence Olivier una volta gli chiese se lui volesse essere un attore o un nome comune. Molti dei personaggi sono guidati dal desiderio ti essere più grandi di loro stessi, e le persone pensano che la fama glielo consenta. Penso che le persone, oggi, vivano le loro vite come una minuscola, minore celebrità, gestendo i propri profili su Facebook e Twitter, cercando di avere “like” dalla gente e di avere dei “follower”. Il libro è sul modo con cui sottostiamo alla fantasia nelle nostre vite. La fantasia dello scrittore, la fantasia dell’attore, la fantasia del diventare famosi, anche la fantasia del romantico, dell’amore a prima vista, e sul come la vita dei personaggi differisca dalle loro fantasie, dai loro sogni, e sul come le rovine dei loro sogni siano più belle dei sogni stessi.
D: E riguardo alla fama di uno scrittore? Come convive col suo successo e pensa che anche lo scrivere venga usato per diventare famosi? Perché in Italia io ho questa impressione.
R: Di certo gli scrittori possono diventare famosi. Ma diversamente dall’essere musicista o attore, l’effettivo LAVORO dell’essere scrittore viene fatto da soli, con nessuno attorno. Chiunque scriva per diventare famoso scoprirà presto che si tratta di un lavoro molto solitario, e molto competitivo. Vivo in una piccola città e per lo più sto da solo, come quasi tutti gli scrittori che conosco. Cerco di misurare il mio successo artisticamente, e di non venir catturato da cose vuote come la fama o il denaro.
D: C’è una parte del libro in cui lei dice che il cinema è la nuova fede. Pensa sia ancora così, oggi? O la fede è cambiata ancora?
R: Penso che i film e la televisione siano stati la nostra fede nell’ultima metà del ventesimo secolo. Ora mi chiedo se Internet non sia la nostra chiesa collettiva, se i cinema e la televisione non abbiano preso una posizione secondaria rispetto ai social media.
D: E infine, qual è il suo film preferito? E cosa pensa di Cleopatra?
R: Il mio film preferito! Questa è una domanda molto difficile. Amo i fratelli Coen, praticamente tutto quello che hanno fatto: Il grande Leboswki, Bartn Fink – E’ successo a Hollywood e Non è un paese per vecchi. Amo il modo in cui combinano lo humor con la suspanse e altri generi. Amo i film del Padrino, I e II, e amo il film del 1962 Mafioso, di Lattuada e I Vitelloni e Le notti di Cabiria di Fellini.
Penso che Cleopatra sia un grosso incidente di film, buono perché è così pessimo. Ma credo ci sia un grande film nelle sue performance. E’ semplicemente andato perso nella decadenza del tempo.
Grazie mille.
Jess Walter
Io ri-ringrazio Jess Walter e… allora, vi siete convinti ad andare in libreria?
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4 pensieri su “L’odore dolce dei ricordi

  1. Girasonia76 ha detto:

    Senza neanche essere arrivata alle domande, mi avevi già convinta. È che questo libro mi chiamava ogni tanto da qualche pagina on line, leggevo il titolo e mi attirava, me lo ero segnata per non dimenticarmene però non mi convinceva mai al 100%. Ora sei arrivato tu e mi hai dato il colpo finale. Ok, metto in wish list con priorità Alta!

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