Lettere dalle Hawaii

Si può recensire uno come Mark Twain?
Dai, siamo seri… no! Non si può!
E non si può perché è una pietra miliare della letteratura americana in primis, ma anche della letteratura mondiale. Cosa vuoi dire a un autore così? Ad uno che ha praticamente dato il via alla letteratura americana moderna (come disse Hemingway)? Ecco, bravi. Niente.
Però c’è anche un’altra cosa da dire, e cioè che se io andassi in giro a chiedere: “dimmi il titolo di un libro scritto da Mark Twain!”, beh, piuttosto inevitabilmente (almeno penso) mi ritroverei a dover sentire una serie infinita di Huckleberry Finn (con pronuncia più o meno corretta) o al massimo Tom Sawyer. Invece Twain ha scritto anche altro, molto altro, per esempio lo stupendo Diario di Eva.
Anzi, in questo ‘altro’ è spesso più interessante (sebbene io ADORI Huckleberry Finn). Per questo motivo, quando ne ho l’occasione, mi piace segnalare qualche titolo poco conosciuto, magari appena scoperto anche da me.
In questa occasione mi soffermerò su un titolo che è stato pubblicato per la prima volta in Italia appena un mesetto fa: Lettere dalle Hawaii.

Lettere dalle Hawaii è praticamente uno dei primi lavori di Twain e si tratta di una corrispondenza di viaggio in cui l’autore racconta l’esperienza del suo soggiorno nel famoso arcipelago. Il bello è però che ne esce un qualcosa che non si limita a una mera guida turistica, o a un reportage esplorativo, ma diventa piuttosto un volume di aneddoti, curiosità, frammenti di storia, descrizione di usanze e umorismo. Una lettura che appassiona come un romanzo. Come un ottimo romanzo!
Twain è dotato di una grande ironia che contraddistingue tutti i suoi lavori e che anche qui si prende la maggior parte dei meriti per la goduria che la lettura causa nel lettore. Ci sono battute stupende e anche delle osservazioni molto acute, seppur mascherate, diventando una sorta di satira pungente.

Altrettanti erano pieni di whisky. Tutti eccetto Brown. Brown aveva avuto un paio di noccioline per pranzo, quindi non si poteva dire, senza varcare vergognosamente i limiti della verità, che fosse pieno solo di whisky.

C’è poi, com’è ovvio che sia, la descrizione di questi paesaggi paradisiaci, esotici e così lontani dalla nostra quotidianità da sembrare finti. Quadri di vulcani e antichi templi in rovina prendono vita tra queste righe e non si può fare ameno di pensare a una vacanza da sogno. Allo stesso tempo però, grazie all’invenzione di Mr. Brown (figura che lo accompagna nei suoi pellegrinaggi), l’autore si toglie anche lo sfizio di dare qua e là pure qualche dettaglio poco paradisiaco e molto ‘orrorifico’, cosettine che magari non siamo abituati a trovare quando si parla di certi luoghi. Penso per esempio agli insetti insetti, che sembrano ben presenti e schifosi al punto giusto.
Lettere dalle Hawaii è anche un resoconto di una situazione economica e politica. Un’occasione per analizzare la situazione in cui vigevano in quell’epoca le Hawaii, e l’America, ma anche un momento per esprimere idee per un futuro più florido. Ho trovato per esempio estremamente interessanti le idee di Twain sui piroscafi a vapore e le barche a vela, perché le sue analisi mostrano in maniera cristallina i motivi che hanno fatti sì che, di lì a poco, la tecnologia prendesse effettivamente il sopravvento sulla quotidianità cui si era abituati.
E voi direte: “ma perché tira fuori proprio i piroscafi?”. Beh, lo faccio perché pochi giorni prima di leggere il libro stavo giusto indagando su navi a vapore e velieri e… non so, quando mi capita di imbattermi in queste coincidenze letterarie mi sembra che il mondo trovi un suo frammento di perfezione.
Ma Lettere dalle Hawaii è anche uno studio della politica, in un certo senso. Politica che passa più volte in primo piano per descrivere la vita sulle isole e che sorprendentemente (o forse no?) fa riflettere sulla politica dei giorni nostri. Per me è stato veramente sconvolgente ritrovare in questi brani, scritti nel 1866, comportamenti che sono rimasti identici anche nell’Europa, e non solo, di oggi. Tutto il mondo è paese. E sembra che lo sia sempre stato, e sempre lo sarà.
Per esempio, parlando del Presidente delle Hawaii (e padre del Re):

Quest’uomo, nudo come il giorno in cui è nato e con il bastone da guerra e la lancia in mano, al comando di unì’orda di selvaggi, ha attaccato in passato altre orde di selvaggi; si è crogiolato nel massacro e nella carneficina; ha adorato in ginocchio figure di legno; ha visto centinaia della sua razza offerti nei templi pagani come sacrificio agli orrendi idoli, in un momento storico in cui nessun piede di missionario aveva mai calcato questo suolo; non aveva mai sentito parlare del Dio degli uomini bianchi; ha creduto che il suo nemico potesse segretamente pregare per la sua morte; nella sua infanzia ha visto i giorni in cui un uomo che mangiasse con la propria moglie o un plebeo che lasciasse la sua ombra toccare il Re commetteva un crimine punibile con la morte; e ora guardatelo: un educato cristiano; vestito in maniera appropriata ed elegante, un gentiluomo di mente elevata; un viaggiatore, in qualche modo; e unio che è stato ospite d’onore delle corti europee; un uomo esperto nel tenere le redini di un governo di larghe vedute, molto esperto nella politica del suo Paese e, in generale, nella conoscenza pratica. Guardatelo sedersi lì a presiedere le deliberazioni di un corpo legislativo in cui ci sono uomini bianchi; una figura di statista serio, dignitoso e tanto apparentemente naturale e adatto per quell’incarico come se ci fosse nato dentro e non ne fosse mai uscito in tutta la vita. Oh Signore! Quanto le esperienze della strana, avventurosa vita di questo vecchio devono umiliare la dozzinale invenzione del romanzo.

Non so cos’altro dire, su questo libro. Non lo so perché è stata una lettura incredibilmente ricca ed estremamente piacevole. Lo stile di Twain è così ‘popolare’ nel senso migliore del termine. E’ chiaro e deciso e comprensibile. Ed è così ‘conviviale’ che trasforma un funerale in una vicenda che vuoi scoprire fino in fondo. Anche la descrizione del naufragio dell’Hornet… mai avrei pensato di poter leggere con tale ardore una cosa del genere, eppure… mi son perfino ritrovato a pensare a Vita di Pi, giusto per farvi capire il patos narrativo che riesce a creare questo scrittore.
Quello che voglio dire, insomma, è che secondo me fareste un’ottima scelta se decideste di dare una possibilità a questo volume (e a Twain in generale). Un’ottima scelta davvero.
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