Dal ventre della balena

Dal ventre della balena…


… può uscire la salvezza. O la distruzione.

Dal ventre della balena è un romanzo come non ne ho mai letti. Probabilmente si tratta di una mia mancanza più che di un’innovazione da parte dell’autore, fatto sta che in me c’è stato questo effetto di novità che mi è molto piaciuto. Questo libro, infatti, sulla corta vuole raccontare la storia di una famiglia durante più generazioni, ma finisce col raccontare la storia di un’intera colonia, narrandone i fatti salienti per un periodo neanche troppo lungo, in verità, ma sufficiente a delinearne l’intera vita, dalla fondazione a quella che potrebbe essere considerata una sorta di fine. Almeno per le vicende che ci interessano.

Siamo nel Newfoundland, in Canada, a fine Ottocento. Ci troviamo in una piccolo villaggio chiamato Paradise Deep. Sulla spiaggia c’è una balena arenata e quando gli abitanti della costa iniziano sulla carcassa il lavoro di spartizione di carne, olio, grasso, ecc. si rendono conto che quel grosso mammifero marino porta con sé ben più di ‘provviste’ per superare gli ultimi freddi. Dal suo ventre lacerato, infatti, ne esce un uomo nudo. Bianchissimo. Che emana un tanfo orrendo.
E’ l’inizio di un’avventura che ci porterà attraverso quattro generazioni.

La figura di Giudeo Devine, il Grande Bianco, l’uomo uscito dalla balena, è una figura molto enigmatica. Non parla mai. Non si sa nulla di lui, del suo passato, di come sia finito nella balena. Eppure la sua presenza cambia tutto.
Subito viene visto come una specie di santo salvatore, poi diventa marito della giovane Mary Tryphena e darà il via a una famiglia che seguiremo per l’intero romanzo.
E in qualche modo c’è lui di mezzo quando tutto va bene, e anche quando tutto va male. Perché forse abbiamo sempre bisogno di qualcuno da considerare strano, da incolpare, da idolatrare.

Dal ventre della balena è un romanzo in un certo senso immenso, proprio come una balena, perché racconta molte vite e molti anni. Ma proprio come la balena spiaggiata a inizio della storia, racchiude un qualcosa di speciale che si capisce sempre meglio mano a mano che si riflette sulle vicende narrate.

C’è un po’ la storia del mondo dentro.

C’è il fatto che a volte, nella vita, bisogna fare cose spiacevoli, o comunque che non ci piacciono, per poter sopravvivere o per far sopravvivere una persona cara. C’è l’amore, che a volte si rivela nei modi meno opportuni, meno studiati, così spontanei da essere pericolosi. C’è l’odio, che sboccia per denaro, per potere, per amore, per orgoglio. C’è la vendetta. C’è la spiritualità, la religione, l’uso della religione, l’appartenenza religiosa per i motivi più disparati. Ci sono tanti modi di essere credenti. Ci sono varie forme di pazzia. Ci sono fughe, per salvarsi, per uccidersi, per trovare una vita migliore. Ci sono miraggi di vite migliori che si rivelano poi esistenze a metà, spezzate. C’è il ritorno alle origini. C’è l’inizio e c’è la fine. Di ogni cosa.

Un romanzo come questo non annoia mai perché rimanendo fedele a se stesso riesce comunque a cambiare di continuo, a spostarsi sempre su una storia nuova. Ed è un romanzo misterioso, che lascia qualche mistero irrisolto, com’è giusto che sia, com’è la vita vera che qui viene raccontata.
E lascia grande meraviglia, e soggezione, e delizia.
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