Il libro dei bambini

Non so se ci sia mai stato un libro più difficile da commentare di questo, per me.


Ovviamente, non perché si tratti di un libro brutto, anzi, tutto il contrario. Ma perché è estremamente complesso, in un certo senso. Non si limita infatti a essere un romanzo di generazioni che si incontrano e scontrano, ma è anche una sorta di saggio storico su un periodo che va dalla fine del 1800 alla prima guerra mondiale. E’ anche un focus sulla passione per la letteratura per l’infanzia tipica di quell’epoca, sulla quasi ossessione per la giovinezza, la fanciullezza, la purezza dei bambini… Ma è anche un quadro splendido che ci mostra oggetti, collezioni, musei mozzafiato.
Insomma, è un insieme di molte cose, di molte informazioni e di molti personaggi, tutti con un proprio filo che si dipana nel romanzo.

E’ probabilmente una delle cose più complesse, a livello di costruzione, che io abbia mai affrontato. E infatti, da aspirante scribacchino, ho perso molto tempo a pensare a quanto deve essere stato difficile e faticoso mettere insieme queste settecento pagine. Ok, la Byatt è un’accademica, ma gli argomenti trattati, anche solo di striscio, in questo libro vengono tutti affrontati con grande precisione e numerosi particolari, e quindi immagino ci sia stato un lungo periodo di ricerca, prima di scrivere la storia.

E’ un romanzo che, proprio per questa sua complessità, ma anche per la ricchezza di informazioni che ci si trova dentro, c’ho messo un po’ per finirlo. Un bel po’. L’ho ripreso tre volte per riuscire a finirlo.
Questo per dire che se voleste provare questa meravigliosa avventura, ma subito vi sentiste un po’ in difficoltà… non disperate, poi arriva il momento giusto, e tutto si risolve in meraviglia.

E’ anche un romanzo di donne. Donne che si emancipano, che tentano di farlo, che tentano di cambiare il mondo, che tentano di cambiare il loro mondo, che tentano di rimanere dove si trovano.

E’ un romanzo in cui i protagonisti inneggiano alla libertà, sia essa creativa, sessuale, di professione… ma che per una ragione o per l’altra, queste libertà finiscono col creare problemi alla generazione successiva. Problemi di appartenenza, di ideali, di vita. Perché, in fondo, è pure un romanzo sullo scontro di generazioni.

E’ un romanzo sulle persone.

E’ pure un romanzo sui romanzi, sulle storie, sulla creatività, sull’essere artisti. Molte maniere differenti di essere artisti, compaiono tra queste pagine. C’è il giovane vasaio che ha talento ma anche cuore, c’è la scrittrice che si estranea dal mondo, c’è chi sembra rude ma in fondo è tenero. C’è chi è artista di se stesso, e di se stessa, e impara a rendere migliore la propria vita a proprie spese.

E’ un romanzo sulla difficoltà di stare al mondo. Sui problemi che creano le aspettative dei genitori, i pensieri degli altri, i consigli degli amici. Qualcuno perirà, sotto il fuoco delle aspettative. Delle idee che gli altri si sono fatti di te.

E’ un romanzo sull’affermazione di sé. Sul coraggio di voler ottenere quello che si vuole, sulla forza che contraddistingue chi davvero crede in quello che sta facendo, anche se i tentennamenti trovano sempre una crepa in cui inserirsi.

E’ un romanzo sull’amore. Sui figli. Sui padri. Sulle madri. Sulle parentele. Sulle amicizie.

E’ un romanzo sul nostro passato, ma inevitabilmente anche sul nostro presente e sul nostro futuro.

E’ un romanzo che mi ha davvero ‘segnato’, se così posso dire. Sì, c’ho messo molto per terminarlo, ma quando ho chiuso l’ultima pagina sono caduto in un senso di vuoto che non poteva essere riempito. Cosa leggere dopo un romanzo come questo? Non poteva, e non può, esistere qualcosa che riesca a eguagliarne la bellezza poetica, mastodontica, eccessiva, storica. In un certo senso, avrei tanto voluto che questo libro non finisse mai, in modo che dopo un po’ di pagine decidessi di metterlo da parte, per riprenderlo un mese dopo, per poi rimetterlo da parte, e riprenderlo, e così via per sempre, per avere un porto letterario sicuro, in grado di accogliermi e cullarmi con quella scrittura ricca, quasi distaccata e documentaristica, eppure così calda e vivida.

E’ un romanzo che, già, forse a causa di questo mio commento sconclusionato e dettato dall’istinto e dal cuore, voi non siete ancora riusciti a capire di cosa parli… quindi concludo suggerendo di leggerlo e lasciandovi una trama, che dice tutto e niente, ma sicuramente meglio di me.

È un luogo quasi incantato il Victoria & Albert Museum di Londra, con collezioni straordinariamente ricche. Non a caso Olive Wellwood, affascinante e affermata autrice di libri per l’infanzia, è venuta qui per trarre ispirazione in vista di un nuova storia. E mentre conversa con Prosper Cain, uno dei responsabili del museo, l’attenzione dei loro figli adolescenti Tom e Julian, che stanno perlustrando le infinite gallerie, è attratta dalla misteriosa figura di un ragazzo intento a disegnare alcuni dei preziosi artefatti.

Prende le mosse da questo episodio e da questo luogo carico di memoria, di idee, di creatività, una narrazione che, seguendo le vicende di quattro famiglie e di molti altri personaggi, conduce il lettore dal 1895 alla prima guerra mondiale. Todefright, la accogliente casa nel Kent in cui Olive vive con il marito Humphry e i loro sette figli, è in un certo senso il luogo-simbolo in cui trovano espressione tutte le contraddittorie istanze politiche, sociali e artistiche che attraversano e scuotono l’Inghilterra e l’Europa in quei decenni: anarchici russi discutono con educati esponenti della Società fabiana, burattinai tedeschi indagano l’inquietante mondo romantico, suffragiste rivendicano, affrontando il carcere e talvolta la morte, il diritto di voto per le donne, i bambini possono crescere liberi e al di fuori dei rigidi schemi educativi vittoriani. Anzi, l’infanzia diventa oggetto di intenso fascino che trova riscontro in una straordinaria fioritura di libri per e sui bambini: da Rudyard Kipling a James Matthew Barrie, da Beatrix Potter a Kenneth Grahame ed Edith Nesbit (alla quale Olive Wellwood per molti versi assomiglia). Il tutto in un ambiente intriso di arte, di teatro, di letteratura. Con il passare degli anni tuttavia, l’intonaco inizia a sfaldarsi: i segreti si moltiplicano, vengono alla luce e producono dolorose ferite le reciproche infedeltà, la disinvolta esistenza d’artista rivela tutta la sua crudeltà. Sino a quando la guerra, insieme a tanti fragili idealismi, non spazza via anche la vita di gran parte dei giovani protagonisti.

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