Blogtour: "All’ombra dell’impero. Il segreto del Mandylion"

Benvenuti, Siore e Siori, all’ultima tappa del blogtour dedicato al romanzo All’ombra dell’impero. Il segreto del Mandylion. Una storia, questa, da tenere d’occhio. Un libro che è romanzo storico e fantastico e d’avventura allo stesso tempo. Insomma, un volume che non si può facilmente classificare in un unico genere e che quindi incontra fin da subito il mio favore.
Vi riporto la trama giusto per rinfrescarvi le idee, nel caso vi foste persi qualcosa.

Trieste, primavera del 1902. Il ricordo dei fatti di sangue seguiti al primo sciopero operaio dell’Impero asburgico è ancora vivo nella mente della cittadinanza. A pochi giorni dalla revoca dello stato d’assedio proclamato dal governo di Vienna, un sottufficiale dell’esercito viene trovato morto e sfigurato in un vicolo. Intanto, una preziosa reliquia cristiana, il Mandylion, viene rubata, perduta e infine ritrovata da Davorin, un ragazzino di dodici anni che in seguito a ciò pare acquisire strani poteri. Anton Adler, padrino di Davorin nonché commissario di Polizia, e il suo amico Artan Hagopian, trafficante di cineserie e legittimo custode della reliquia, si lanciano alla ricerca degli assassini del militare, intuendo il legame tra l’omicidio e il furto. I due diventano così i protagonisti di un’avventura che affonda le radici nel tempo di Gesù, nella Cina coloniale e nel cuore occulto dell’Europa. A complicare l’indagine, il maggiore Ettore Gortan, un ufficiale molto in vista che ha qualcosa da nascondere. Nel momento in cui tutte le tessere del rompicapo sembrano andare al loro posto, un uomo pericolosissimo riemerge dal passato. Tra oscure minacce celate nell’ombra, ingegnosi inganni e tensioni politiche che rischiano di far esplodere l’Impero asburgico, Adler, Hagopian e il giovane Davorin affronteranno le loro paure e vedranno le loro convinzioni vacillare, fino a un gran finale che rivelerà un nemico inaspettato e letale.
Adoro le foto d’epoca. Aprono le porte del tempo e collegano le vite presenti e passate.

Come potete ben notare, le vicende narrate si svolgono in una trieste di inizio Novecento, e se nelle varie tappe del tour si è parlato di questa città e dei suoi usi, beh, era impossibile non soffermarsi a raccontare qualcosa pure del suo splendido porto!
Le vedete le navi ormeggiate, laggiù dietro la piazza?

La cosa che mi piace sottolineare è che grazie ai libri che leggiamo ci viene pure la curiosità di capire/scoprire qualcosa di più su quello che poi viene effettivamente raccontato. Penso sia una delle doti più belle che la letteratura possiede. Ed è stupendo trovarci a sfogliare pagine web, ma anche cartacee, che trattano argomenti che, con molta probabilità, prima di quella determinata lettura non avremmo mai affrontato. Mi è capitato di recente con Angelopolis, e le conseguenti ricerche sui testi apocrifi dell’antico testamento. Giusto una settimana fa mi sono invece immerso nell’Inghilterra di fine Ottocento/inizio Novecento per colpa de Il libro dei bambini… insomma, non trovate sia bellissima questa caratteristica dei romanzi?

Comunque sia, ritorniamo in tema e… di corsa al porto di Trieste!

Il porto.

La sua storia inizia ben prima delle vicende narrate nel romanzo, bisogna infatti risalire fino al periodo romano della città. Certo, in quell’epoca la sua importanza era praticamente nulla, però erano già presenti due piccoli porticcioli, importanti per la navigazione lungo la costa.
La fortuna di questa zona è iniziata però nel XVIII secolo, momento in cui ebbe un grosso sviluppo che lo fece arrivare ad essere il cuore dell’economia cittadina. Questa ribalta economica è stata causata da una serie di circostanze, tra cui la decadenza della Serenissima e lo sviluppo economico del retroterra Triestino. La spinta decisiva arrivò poi da Carlo VI D’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, il quale, convinto che la grandezza del suo stato sarebbe derivata da un commercio organizzato, donò a questo porto la patente di porto franco e lo fornì di migliori vie d’accesso e alcuni benefici e monopoli che limitarono i poteri della vicina Venezia.

L’importanza di questo spazio marittimo è andata via via crescendo, anche grazie a delle fortunate ‘coincidenze’, se così vogliamo chiamarle. La sua posizione diventa infatti strategica quando, nel XIX secolo, Vienna e Trieste vengono collegate tramite la ferrovia, ma ancor più a partire dall’apertura del canale di Suez, che aprendo il Mediterraneo ai mari asiatici richiese un ulteriore ampliamento che si concluse verso il 1920, quindi non lontano dalle vicende de All’ombra dell’impero. Il canale di Suez fu inoltre importante per sviluppare la costruzione di navi a propulsione meccanica e non più in legno, navi su cui Trieste aveva già iniziato a puntare da qualche tempo.

Ovviamente non ci si è fermati lì e l’espansione è continuata e, probabilmente, nuovi sviluppi ci saranno in futuro, visto il giusto attaccamento della città per questo suo gioiello.

***

Ecco, con questi cenni storici finisce il blogtour dedicato a questo romanzo. E il fatto che finisca con dei riferimenti portuali mica è un caso! Volevamo infatti lasciarvi in un luogo da cui poteste partire verso altri lidi letterari, senza scordarsi, ovviamente, di passare attraverso All’ombra dell’impero.

Ma che conclusione sarebbe senza un saluto finale dell’autore Alberto Custerlina?
Eh, infatti! Sarebbe una conclusione a metà! E’ con immenso piacere, quindi, che ospito sul blog Alberto e la mente dietro questo blogtour, la gentil donzella a capo del blog Liberi di Scrivere che ha ideato pure questa breve intervista. Un grazie a entrambi.

Benvenuto Alberto e grazie di essere con noi nella puntata finale del Blogtour dedicato al primo episodio della trilogia All’ombra dell’ impero – Il segreto del Mandylion. Hai scelto un genere particolare di racconto storico, con sfumature gialle, avventura in paesi esotici, eventi soprannaturali. E stai accogliendo un buon riscontro dai lettori. Te l’aspettavi? Oppure l’hai vissuto come una sfida?
Quando ho deciso di scrivere questo romanzo avevo dei timori riguardo allo stile della narrazione, che ha lo sguardo rivolto più al passato che al futuro. Temevo, insomma, che i lettori abituati agli stili di scrittura secchi e alle narrazioni da thriller moderno, non accogliessero di buon grado un romanzo che ha l’ambizione di dare un nuovo impulso alla letteratura legata ai grandi classici dell’avventura e del mistero. Ovviamente, per quello che è il mio carattere, ogni volta che provo timore per qualcosa so di trovarmi anche di fronte a una sfida e quindi, immancabilmente, l’accetto. Ed è stata una bella sfida, molto faticosa e non solo per la documentazione e la stesura, ma anche perché un romanzo storico di questo tipo ha bisogno di una forte attività di promozione, che dovrebbe partire anche dai lettori stessi. Ora, la mia speranza è che coloro che sono rimasti soddisfatti dalla lettura di “Il segreto del Mandylion”, abbiano la bontà di lasciare un commento o un voto sugli store online, di parlarne bene con i loro amici, di regalarlo per un compleanno o per Natale; insomma, una specie di crowdfunding di giudizi e azioni che mi aiuti a portare avanti la trilogia nel modo migliore possibile.

Siamo all’inizio del Novecento, la modernità, il progresso, il futuro, tutto concorre a donare alla gente ottimismo e una vita più comoda e semplice. Ma la Belle Epoque sarà un periodo breve poi due Guerre Mondiali funesteranno l’Europa. Innanzitutto volevo sapere se pensi che già ci fossero i germi di queste guerre, se la gente ne avesse il sentore?
Per quanto mi risulta, è probabile che la popolazione non ne avesse il sentore fino all’ultimo momento. C’erano sicuramente degli accadimenti (scioperi, proteste, irredentismi) che creavano una situazione di tensione in molti paesi europei, ma questo non vuol dire che la gente comune si aspettasse una guerra tanto rovinosa come la Prima Guerra Mondiale. Una cosa interessante è il parallelismo con la nostra epoca: anche noi abbiamo vissuto un passaggio di secolo e viviamo un lungo periodo di avanzamento tecnologico e di cambiamenti sociali e culturali accompagnati da proteste e tensioni; vedremo se abbiamo imparato la lezione oppure se si arriverà nuovamente a un’apocalisse globale.

Nel salutarti, a conclusione di questo Blog tour, mi piacerebbe questa volta sapere cosa ne pensi del nostro lavoro, abbiamo catturato lo spirito del tuo romanzo?
Questo blog tour è stata un’esperienza fantastica e sono molto onorato che voi abbiate scelto il mio romanzo. Ognuno di voi è stato bravissimo, nei vostri articoli avete centrato in pieno il mood della storia e tutte le vostre domande sono state interessanti e pertinenti. Esperienza da rifare, tanto lo sapete che All’ombra dell’Impero è una trilogia, vero?

***

Ora siamo davvero alla fine.
Spero che le varie tappe vi siano piaciute. Io le ho trovate di grande interesse e davvero piacevoli da scoprire di volta in volta.
Come? Ve le siete perse?
Non teme! Vi lascio qui di seguito la lista di dei vari post. Leggete e lasciateci un vostro parere.
Buon viaggio!

Ultima Tappa – le mele del Silenzio 
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2 pensieri su “Blogtour: "All’ombra dell’impero. Il segreto del Mandylion"

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