Le uscite di Settembre

Settembre è praticamente arrivato. Sapete cosa significa? Ve lo dico io: autunno! Ma a parte questo, settembre significa anche che gli editori si rimettono in moto dopo le vacanze estive e che quindi nuovi titoli invaderanno le italiche librerie.
Io, come sempre, da buon Caronte tenterò di guidarvi in questo Stige per raggiungere sani e salvi (e col portafoglio vuoto) la riva delle pubblicazioni più interessanti.
In questo particolare appuntamento di rientro, poi, ho ben pensato di aggiungere due titoli che in verità sono usciti ieri, ma che non potevo fare a meno di segnalare.
Quindi… pronti? Via!

***


Il primo che vi segnalo è un romanzo che potremmo definire sportivo. Ci racconta infatti di una squadra di football e di un campione. Vi dirò, io e lo sport non andiamo mica d’accordo, ma in questa quarta di copertina c’è una frase che mi fa venire i brividi e che può avere valore ben oltre l’ambito atletico: a che serve il successo di squadra se l’individuo non sopravvive per condividerlo?


I mastini di Dallas, di Peter Gent
384 pagine, 18,00 €, è stato pubblicato il 29 Agosto da 66thand2nd

Texas, anni Settanta. Phil Elliot è il flanker dei North Dallas Bulls, ha le «migliori mani» della Nfl e il corpo devastato dai placcaggi. Ogni mattina si sveglia con le narici piene di sangue e le giunture bloccate dall’artrite, ma pur di scendere in campo è disposto a imbottirsi di codeina e fabbricarsi protezioni più leggere della norma, in modo da recuperare un po’ di velocità.
Un atleta professionista, d’altra parte, vive per questo: le scariche di adrenalina, il boato assordante degli stadi, uno schema eseguito a memoria. «Il passato è inutile, il presente è dominato dall’ansia e il futuro semplicemente non esiste. L’esperienza è l’unica risorsa, e un giocatore non può fare altro che invecchiare». Sono le poche certezze che restano quando hai perso fiducia nel collettivo e nel senso stesso del gioco. A che serve il successo di squadra se l’individuo non sopravvive per condividerlo? È la domanda che assilla Phil, mentre cerca di sfuggire alla spirale del football e alla propria esistenza in frantumi aggrappandosi a Charlotte, una vedova di guerra incontrata in uno dei deliranti festini dei Bulls.
Uscito nel 1973, I mastini di Dallas è un viaggio allucinato e profetico nel cuore di tenebra dello sport americano, in cui Gent proietta con effetti grotteschi – come fa DeLillo in End Zone – le paranoie e le distorsioni di quel «complesso tecnomilitare» che era l’America ai tempi del Vietnam.

***

Sempre il 29, poi, è uscito un romanzo che mi ha colpito perché si tratta di quelle storie che proprio mi piacciono: c’è una bambina, la settima figlia di una settima figlia, e ci sono i pregiudizi. Serve altro?

Il cuore selvatico del ginepro, di Vanessa Roggeri

210 pagine, 14,90 €, è stato pubblicato il 29 Agosto da Garzanti

È notte. Il cielo è nero come inchiostro, e solo a tratti i fulmini illuminano l’orizzonte. È una notte di riti e credenze antiche, in cui la paura ha la forma della superstizione. In questa notte il rumore del tuono è di colpo spezzato da quello di un vagito: è nata una bambina. Ma non è innocente come lo sono tutti i piccoli alla nascita. Perché questa bambina ha una colpa non sua, che la segnerà come un marchio indelebile per tutta la vita. La sua colpa è di essere la settima figlia di sette figlie, e per questo è maledetta. E qui nel suo paese, in Sardegna, c’è un nome preciso per le bambine maledette, si chiamano cogas, che significa streghe. Liberarsene quella stessa notte, senza pensarci più. Così ha deciso la famiglia Zara.
Ma qualcuno non ci sta. Lucia, la primogenita, compie il primo atto ribelle dei suoi dieci anni di vita. Scappa fuori di casa, sotto la pioggia battente, per raccogliere quella sorella che non ha ancora un nome. La salva e la riporta a casa, e decide di chiamarla Ianetta. Non c’è alternativa ora, per gli Zara. È sopravvissuta alla notte, devono tenerla. Eppure il suo destino è già scritto. Giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, sarà una reietta. Emarginata. Odiata. Da tutti, tranne che da Lucia. È lei l’unica a non averne paura. Lei l’unica a frapporsi tra la cieca superstizione e l’innocenza di Ianetta. Contro tutto e tutti. Lei l’unica a capire chi si nasconde dietro quegli occhi spaventati e selvatici: una bambina in cerca di amore, che farebbe qualsiasi cosa pur di ricevere uno sguardo e una carezza. Solo una bambina, solo una ragazza, con un cuore forte e selvatico come il ginepro. Le sue radici non si possono estinguere così facilmente; la loro fibra è fatta di ferro e se fuori bruciano, dentro il cuore rimane vivo.
Questa è la storia di una bambina e di una colpa non sua.
È la storia di una sopravvivenza e della lotta contro le superstizioni.
È la storia di due sorelle, quella maledetta dall’ignoranza e colei che sa vedere oltre.
È la storia di una terra e delle sue tradizioni più arcaiche e oscure.
Una storia che trabocca in modo dirompente di passioni: amore, rabbia, disperazione e speranza.

***

A inaugurare settembre c’è invece un romanzo che mi attira per il suo voler parlare delle persone, utilizzando come lente d’ingrandimento un ponte. No, non avete capito male. Un ponte. Già, perché cosa c’è di più stimolante di un ponte, che arriva assieme alle persone che lo costruiranno, con lo scopo di unire due punti ora separati?

Nascita di un ponte, di Maylis De Kerangal,

256 pagine, 16,00 €, in uscita il 04 Settembre per Feltrinelli

Nella città impossibile di Coca, in un immaginario West contemporaneo, sulla sponda del fiume, ai margini della giungla e della storia, tutto può cominciare a muoversi e a pulsare, tutto può cambiare per l’arrivo del Ponte e di coloro che lo faranno nascere. Come un potente magnete, il ponte attira a sé i destini incrociati di uomini e donne, visti fotograficamente in campo lungo, come massa eroica al centro di una storia corale, o zoomati fino al primissimo piano, nel dettaglio puntuale delle vite più diverse, nella geometria – lucida come un teorema – delle passioni. Ma la vera protagonista di queste pagine, insieme al Ponte, è l’incredibile lingua che lo plasma. Lingua “poietica”, lingua necessaria e senza sbavature. Lingua capace, nel flusso inesausto delle parole, di nominare e scoprire le cose. In un tour de force inaudito, Maylis de Kerangal intona un canto epico, teso come i cavi che reggono quell’audace struttura.

***

E poi c’è Marcos Y Marcos, che non può mai mancare nella mia lista. Questa volta vi segnalo il nuovo romanzo di Cristiano Cavina, che ci porta tra gli adolescenti, i sogni e gli amori. Ovviamente con la qualità che contraddistingue questa realtà editoriale. E con un titolo così, beh… come si può resistere?

Inutile tentare imprigionare sogni, di Cristiano Cavina

224 pagine, 16,00 €, in uscita il 05 Settembre per Marcos Y Marcos

All’istituto tecnico Alberghetti non suona la campanella.
Una sirena da contraerea urla la fine dell’ultima ora.
Confittoni è preoccupato: ha un intorto con una tipa di ragioneria e non può certo presentarsi con quella felpa piena di scheletri e simboli satanici.
La tipa che lo aspetta insegna catechismo. Oscar Rosini, sultano dei pluriripetenti, si impietosisce: con gesto fluido da torero si sfila il fedele montoncino e lo drappeggia sulla felpazza dannata.
Con le falde del montoncino svolazzanti e un sorriso immenso, Confittoni saltella verso il suo intorto. Creonti e Figna lo guardano invidiosi dal cancello. Vittime predestinate del rientro pomeridiano, restano lì a rollare canne con una mano sola.
Confittoni torna in ritardo, con un occhio nero e il montoncino insanguinato.
A Creonti viene in mente la vicina del piano di sopra, che ha visto in cortile con il labbro spaccato e una ciabatta sola.
Forse è per quello che si muove per primo.
Aggrappato al piano b più scricchiolante del mondo, sfidando gli anatemi del vicepreside baffuto in tuta verde, affronta campioni della pace arcobaleno che ti stampano otto punti di sutura sulla fronte.
Non l’ha proprio scelto, Creonti, ma ormai c’è dentro fino al collo.
C’è un torto da vendicare, e molto di più.
Ci sono sogni che non puoi mettere in gabbia e cuori che si spezzano. Ci sono cose che non cambiano.
C’è una libertà, almeno una, che non ci faremo togliere.
La libertà di scegliere che cosa cantare.
In forma strepitosa, Cavina ci parla d’amore: dei gioielli veri e fragili di un momento, di monete false e di bigiotteria.
Con la dolcezza di un cantastorie, scena dopo scena, trasforma aule di scuola in una giungla misteriosa, e tra scimmie, avvoltoi e pantere ci porta fin là, in una piccola cucina, dove una verità semplice, senza pretese, illumina gli occhi dietro un ferro a vapore.

***

Sempre il 5 di questo mese, poi, arriva in libreria l’atteso seguito di Angelology. O almeno, da me era molto atteso, da voi no so. E lo attendevo perché il primo romanzo mi era molto piaciuto perché era scritto molto bene, e poi c’erano delle parti legate a ritrovamenti archeologici e al passato (ovviamente di finzione) che mi avevano convinto. Ero rimasto però scettico per quanto riguardava il finale, quindi son qui per decidere se la saga merita ancora, oppure no.

Le città degli angeli. Angelopolis, di Danielle Trussoni

396 pagine, 18,60 €, in uscita il 05 Settembre per Nord

Da millenni si muovono nell’ombra. Sono spietati, implacabili, immortali. Sono i Nefilim, creature nate dall’unione tra gli angeli che hanno osato sfidare Dio e gli umani. Nel corso dei secoli, hanno vissuto in mezzo a noi, per dominarci. Sono stati condottieri, re, imperatori. E, ancora oggi, governano le sorti del mondo. Da generazioni combattono nell’ombra. Sono gli angelologi, una società segreta di studiosi, religiosi e… cacciatori. Nel corso dei secoli, si sono opposti con ogni mezzo al Male sceso sulla Terra con un battito d’ali. E, ancora oggi, sono alla ricerca dell’arma che possa annientarlo.
Sono trascorsi dieci anni, ma Verlaine non può dimenticare: le ali scure di Evangeline che si stagliano contro il cielo di New York sono sempre lì, davanti ai suoi occhi, a rammentargli come la donna che ama – un tempo fedele alleata degli angelologi – sia diventata una Nefilim. Era stato allora, al cospetto di quel tradimento supremo, che lui aveva giurato di dedicare ogni istante della propria vita al tentativo di salvarla. Eppure, quando Evangeline gli appare improvvisamente davanti, in una stradina di Parigi, lui si rende conto che affrontare da solo una creatura così imprevedibile e pericolosa sarebbe un’assoluta follia. Ma gli angelologi cui si rivolge vogliono aiutare Evangeline o annientarla? E perché l’esito di quella missione sembra dipendere da un oggetto leggendario, forse sepolto nei sotterranei di Parigi, forse nascosto in un elegante palazzo di San Pietroburgo, forse perduto nelle lande desolate della Siberia? Ma, soprattutto, perché Evangeline è diventata il fulcro di quella guerra millenaria, da cui dipende il futuro dell’intera umanità?

***

Il prossimo romanzo parla invece di tre fratelli rimasti orfani che, attraverso il loro viaggio, la loro storia e i loro occhi ci porteranno nel Brasile arcaico, ma allo stesso moderno che, sono sicuro, saprà sorprendere.

Fratelli d’acqua, di Andréa Del Fuego

176 pagine, 14,00 €, in uscita il 18 Settembre per Feltrinelli

Un temporale colpisce la casupola della famiglia Malaquias, sperduta fra le radure dell’enigmatico luogo chiamato Serra Morena. Al disastro sopravvivono solo i tre bambini. Questo romanzo è la loro storia: animati da un’ostinazione visionaria che ha radici nella semplicità della loro educazione, e soprattutto del loro scarno eppure profondo universo, sono destinati a intraprendere un cammino vertiginoso lungo il quale si imbattono in fazendeiros depositari dei codici della società patriarcale, strane signore coinvolte nel traffico di neonati nella babele di una gigantesca stazione degli autobus, eccentriche suore francesi, vallate misteriose trasformate dal progresso in fantasmagorici mari interni. Fratelli d’acqua è un romanzo poderoso e insieme delicato, viscerale e a tratti vertiginoso, complice lo scenario di un Brasile arcaico, apparentemente dimenticato dalla Storia e tuttavia contrapposto a una modernità sfumata e minacciosa. Con una lingua lirica ed efficace, quello di Andréa del Fuego è un esordio sorprendente nella letteratura brasiliana. Attingendo al realismo magico e a partire da un episodio della sua storia famigliare – un raggio misterioso che cade sulla casa uccidendo i genitori e lasciando miracolosamente illesi i tre figli – Andréa del Fuego racconta il Brasile più rurale e povero.

***

Ora è la volta di uno storico. Un romanzo storico che ci mostra un George Washington in punto di morte e intento a ricordare la sua giovinezza, la sua famiglia, i suoi luoghi… Una trama che non può lasciarmi indifferente.

L’ultimo inverno, di Paul Harding

224 pagine, 9,00 €, in uscita il 25 per Beat

Steso su un letto d’ospedale al centro del soggiorno della sua casa nel New England, George Washington Crosby si prepara a concludere la sua vita circondato dai famigliari e accompagnato dal tintinnio dei suoi orologi cui per anni si è dedicato come meticoloso restauratore. Meravigliosi meccanismi di tutte le epoche e fogge che sono stati a lungo il legame, negato ma indissolubile, con il mondo della sua infanzia e di suo padre Howard, un uomo silenzioso, sognante, poetico, il quale stentatamente manteneva quattro figli e una moglie insoddisfatta girovagando con il suo carro pieno di mercanzie tra i boschi del Maine, in un mondo dominato dalle stagioni, dal sole e dal gelo, dagli alberi, dai laghi e dai ruscelli, da leggende e da poche parole. L’ultimo inverno è un romanzo d’esordio di rara potenza espressiva, dominato da un linguaggio plasmato dalla penna di un grande scrittore, un romanzo sull’America di ieri e di oggi che parla dell’amore tra un padre e un figlio, della fierezza della natura, del ricordo e della fantasia.

***


E che dire del prossimo romanzo? Terre esotiche e terre europee, un Caffè, profumi lontani… c’è tutto, bisogna giusto aspettare una ventina di giorni.


Caffè Babilonia, di Marsha Mehran

256 pagine, 9,00 €, in uscita il 25 Settembre per Beat

Guidata dal vecchio giardiniere che curava in Persia le terre della sua casa d’infanzia, Marjan Aminpour ha imparato sin da bambina a coltivare le piante. A Ballinacroagh, il villaggio dell’Irlanda occidentale dove, dopo essere scappata dall’Iran khomeinista, si è stabilita assieme a Bahar e Layla, le sue sorelle più piccole, Marjan ha aperto il Caffè Babilonia, un locale ricavato dall’ex panetteria di Estelle Delmonico, la vedova di un fornaio italiano. Col cardamomo e l’acqua di rose, il basmati, il dragoncello e la santoreggia, Marjan prepara le sue speziate ricette persiane, e la gente di Ballinacroagh accorre ogni giorno numerosa al Caffè Babilonia, attratta dalle pareti vermiglie, dalle zuppe di melagrana e dal samovar del tè sempre pronto. Marjan potrebbe finalmente godere dei suoi meritati piccoli trionfi se un perfido scherzo del destino non si fosse preso la briga di turbarla profondamente: Layla, la sorellina che si è conquistata subito la simpatia dell’intera Ballinacroagh, si è innamorata, ricambiata, di Malachy McGuire, uno dei figli di Thomas McGuire, il boss del villaggio che possiede un’infinità di pub e ambirebbe volentieri a mettere le mani sul Caffè Babilonia…

***

Neri Pozza sfodera invece un romanzo che parla di anni ’30, di teatro e di cinema e di persone che non vogliono vite regolari. La copertina mi ha catturato, il titolo pure e la trama mi ha dato il colpo di grazia. Non vedo l’ora di metterci le mani sopra!

La macchina fatale, di Ned Beauman
368 pagine, 18,00 €, in uscita il 26 Settembre per Neri Pozza

Nella Berlino del 1931 in cui, concentrati in pochi quartieri confinanti, si aggirano migliaia di giovani e tutti si definiscono artisti, e inaugurazioni, première e ricevimenti si susseguono senza sosta, non vi è anima viva che aspiri a condurre una vita regolare. A maggior ragione Egon Loeser, giovane scenografo del piccolo Allien Theater di Berlino, la cui esistenza è resa ancora più ardua da due «ostacoli» fondamentali: gli incidenti e le donne.
Protagonista della scena teatrale berlinese neoespressionista, Loeser si dichiara l’unico vero erede di Adriano Lavicini, il grande scenografo del diciassettesimo secolo, l’inventore del Congegno di teletrasporto, il catastrofico prototipo sperimentale di scenotecnica atto al “trasporto semi-istantaneo di persone da un luogo all’altro”, che nel 1679, in una fatidica rappresentazione al Théatre des Encornets di Parigi, crollò causando numerose vittime, tra le quali Monsieur Merde, il gatto del teatro, e Adriano Lavicini in persona.
Duecentocinquanta anni dopo, in barba alla superstizione, per rendere più vivido il tragico fallimento del grande scenografo, Loeser ha pensato bene di mettere in scena all’Allien Theater, nel dramma Lavicini ideato con l’amico regista Immanuel Blumstein, un nuovo Congegno di teletrasporto. Il risultato è stato che, durante le prove, Adolf Klugweil, protagonista putativo del dramma, si è ritrovato a un certo punto per metà fuori dall’imbracatura della macchina fatale, con gli arti piegati, il volto pallido e gli occhi sporgenti.
Fosse solo per questo scherzo del destino, la vita di Egon Loeser non sarebbe dissimile da quella di numerosi artisti della scena berlinese degli inizi degli anni Trenta, incessantemente alle prese con lo spettro del fallimento. All’incidente della macchina fatale, tuttavia, a rendere ancora più complicati i suoi giorni, si è aggiunto un incontro altrettanto fatale. Durante una festa in una vecchia fabbrica di corsetti, dove tra gli invitati c’era Bertolt Brecht – fastidiosamente onnipresente o annunciato a ogni occasione mondana berlinese – è comparsa al suo cospetto Adele Hitler: i capelli, diversamente dal taglio a carré in voga in quel 1931, magnificamente lunghi, uno stormo di storni neri; gli occhi grandi, luminosi, dolci e, insieme, straordinariamente barocchi; il volto di una bellezza intensa, irresistibile… Romanzo che è valso al suo autore la segnalazione della rivista «Granta» tra i migliori talenti della nuova narrativa internazionale, La macchina fatale è stato il libro-rivelazione dell’ultima stagione letteraria britannica. Selezionato dal Man Booker Prize 2012, libro dell’anno dell’Observer, del Daily Telegraph e dell’Evening standard, l’opera ha ottenuto, al suo apparire in Inghilterra, uno straordinario successo di pubblico e di critica.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...