Di autopubblicazione

Un po’ sull’onda del mio post inerente il perché una persona dovrebbe scrivere, arrivo ora a chiedermi il perché qualcuno dovrebbe pubblicare. Anzi, mi domando perché una persona dovrebbe auto-pubblicarsi.

Lo sapete tutti, ormai il self publishing è una pratica ben rodata, e con l’avvento degli ebook questa forma di pubblicazione ha subito una forte spinta, perché piuttosto immediata e di facile gestione.
Volendo, tutti posso crearsi un proprio ebook e smerciarlo su Amazon e gli altri store online.
Ma perché uno dovrebbe farlo? Perché un autore, o aspirante tale, dovrebbe vendere da sé il proprio lavoro?
La risposta che più mi appare logica, è che lo si faccia perché non si è trovato un editore disposto a pubblicarti. Ritengo infatti che se uno scrittore vuole essere letto, la prima cosa che fa è inviare il proprio manoscritto a delle case editrici. Certo, può esserci chi punta subito all’arrangiarsi, ma si tratta sicuramente di una piccola percentuale.
Ma allora scatta una nuova domanda: se nessuno ha creduto del settore in te, sei sicuro sia una buona cosa rendere comunque disponibile il tuo testo? E non gratis, ma a pagamento?
Io ammetto di essere scettico, in proposito. Sono scettico perché ritengo che, al di là degli evidenti problemi dell’editoria italiana, al di là della scarsa voglia di investire sul nuovo, editori, anche piccoli, meritevoli e in grado di creare buoni prodotti, ci siano. Certo, magari non sarà la big di turno, ma sarà comunque una realtà che crederà in un buon testo, se lo trova, e che tenterà di valorizzarlo al meglio.
Quindi no, io non credo che si pubblichi solo se si è raccomandati.
Quindi sì, credo che se un testo vale, in qualche maniera un editore lo trova. Nella maggior parte dei casi, almeno. E penso che se un mio testo non trovasse mai un editore disposto a investirci, io non me la sentirei di dare comunque alle stampe il mio lavoro.
Se svariate persone hanno ritenuto di non dover finanziare un progetto, cosa mi fa credere che questo progetto sia davvero valido? Io credo si tratti di egocentrismo. Non può essere altrimenti. O forse sì?
Perché è vero che a volte certi bei testi non trovano una via editoriale per motivi particolari e non inerenti alla qualità, tipo problemi di collocazione, ecc., ma la mia paura è che la maggior parte dei testi rifiutati, siano testi che andavano ASSOLUTAMENTE rifiutati.

Per un breve periodo della mia vita, ho fatto il lettore di un piccolo editore. Era una cosa gratuita, ma essendomi sempre interessato al settore, ho voluto provare. 
Beh, posso dire che ne avrei salvati davvero pochi, dei testi letti? Posso dire che di questi pochi, la maggior parte erano comunque da rivedere abbastanza pesantemente?

La mia impressione è che pensiamo che quello che facciamo sia sempre ottimo. Perché l’abbiamo fatto NOI!
Se a te la mia storia non piace, è perché TU non capisci niente.
Se un editore non mi vuole, è perché pubblica solo raccomandati.
Se un blogger mi recensisce negativamente, è perché le case editrici big lo pagano per far pubblicità ai LORO libri.
Siamo cechi. Siamo genitori che, quando veniamo convocati alla scuola di nostro figlio perché il dolce pargolo ha picchiato un suo compagno, ci schieriamo di forza CONTRO gli insegnanti!

Inoltre, è vero che spesso i piccoli editori hanno scarse risorse per fare editing, ma almeno una correzione la fanno. E in alcuni casi ci sono dei professionisti di tutto rispetto che fanno lavori di questo tipo.
Ma se ci si autopubblica, chi svolgerà un’azione di editing anche minima? Chi garantirà al lettore una determinata qualità di base?

Con questo articolo non voglio dire che il mondo editoriale sia tutto rose e fiori e che i libri sfornati ogni giorno siano tutti bellissimi. E non voglio neanche dire che sia sbagliato auto-pubblicarsi. Vorrei però che tutti quelli che scrivono si interrogassero su quello che stanno facendo.
Perché scrivo?
Perché pubblico?
Sono sicuro che la gente debba spendere dei soldi per leggere questa roba?
Tutto qui. Se gli scrittori pensassero di più alla responsabilità che hanno nei confronti dei lettori, beh, credo che alcune cose sarebbero ben diverse.
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19 pensieri su “Di autopubblicazione

  1. Tu lo dici! (E qui faccio citazioni profonde)

    Però, vedi, in un certo senso tu le stai già autopubblicando, sul tuo blog, gratuitamente. Quindi anche qui… tu hai gia un certo riscontro quindi se anche le pubblicassi, lo faresti con cognizione di causa. E sono sicuro che tu saresti pure uno di quelli che porrebbe un'attenzione maniacale al prodotto, sia grammaticalmente che esteticamente.

  2. Ma, se vogliamo raccontarci le fiabe (giusto per rimanere in tema), ma la verità è che non c'è nessun riscontro. Ed è per questo che non mi decido.
    Ma non cambia le cose: il percorso per pubblicare per me è quello che hai detto. Qualcuno riconosce il tuo talento e investe (tempo denaro) su di te. Se scegli altre strade significa che quelle non hanno funzionato.
    Non so se si tratta sempre di essere vanitosi. Se alcune persone sentono di avere qualcosa di importante da dire, non ci vedo nulla di sbagliato. Nel mio caso, non so se quello che dico sia così importante e di certo non ho una professionalità, quindi, sarebbe solo per soddisfare il mio ego.
    C'è da dire che ne conosco di persone che si autopubblicano, e hanno anche dei risultati. È una cosa che sta crescendo, una nuova strada che cambia le regole del gioco. Come non lo so.

  3. Non è proprio vanità, è la supponenza di avere qualcosa da dire. O meglio, di avere qualcosa da dire e di averla detta bene!
    Se alcune persone sentono di avere qualcosa da dire, allora basta che aprano un blog, o che lo facciano scaricare gratis. Perché non basta pensare di avere qualcosa da dire per giustificare la spesa che un lettore dovrà fare. E per me, il problema è che, pur con tutto quello che ci sta dietro, sono sicuro che con un determinato editore, per quanto poi la storia faccia cagare, almeno le regole grammaticali di base ci sono. Qui ne sarei altrettanto sicuro?

    Io penso che tutti abbiano il diritto di scrivere, ma che il pubblicare non sia affatto un diritto.

  4. Però che l'editore ti garantisca una grammatica di base, lo pensi te XD Dipende dall'editore e dalle persone.
    Ora, chissà quanti errori avrò fatto io in questi commenti (non oso rileggerli) vista la fretta, ma si vedono delle cose in giro. Caspita, se lo so io che la 'e' maiuscola accentata si scrive così È e non così E', possibile che l'editor professionista di una grande casa editrice non se ne accorga?
    Per non parlare di altre esperienze, sulle quali caliamo un velo pietoso XD

  5. Non dico siano perfetti, Chagall. Assolutamente. Anzi, ci sono editori ed editori. Però dico che con gli editori c'è già una sorta di scrematura, scrematura che non c'è se io guardo gli autopubblicati, quindi se prendo un libro autopubblicato potrei trovarmi un capolavoro oppure una cosa che orribile è dir poco.

  6. Parlavo di regole grammaticali perché io ho sempre trovato cose piuttosto curate, su questo verso. E con curate intendo semplicemente che non c'reno obrobi. Che poi scappino, ok. Non è questo però il mio discorso.
    La e accentata maiuscola, per esempio, per me non rientra nel grammaticale, perché lì son semplicemente ignoranti e non sanno come farla! XD

    Il mi discorso è che c'è un lavoro diverso alle spalle (ovvio che anche qui c'è editore ed editore). So che un editore in teoria qualcosa ha fatto. Mentre un autopubblicato io non so cosa aspettarmi.

  7. Scusa, non voglio passare per l'eroe della grammatica, perché sono pure io una capra. Però, l'editore NON può essere ignorante. Come si fa la punteggiatura, è grammatica. E per me quell'investire di cui parlavo, significa che l'editore DEVE sapere come si fa. Altrimenti, di che stiamo a parlare? E se lo ignora, cosa sta investendo? I soldi per stampare il libro? L'editore non è una tipografia. Se così fosse, allora ben venga uno che si pubblica da solo.
    Delle volte mi perdo a pensare quanto sia bello il verbo dare accentato o un perché fatto con l'accento acuto. Cazzo, se le amo io queste cose, le deve amare un editore. Altrimenti è meglio che vada a praticare altri e più consoni mestieri.

  8. Per intenderci, per me una cosa che può scappare, è quella che ti segnalai per 'La sogneria'. In quel caso, avete fatto confusione con il riferimento a una citazione esterna, e va bene. Si perdona.
    Ma su come si fa la punteggiatura, no. Per me chi cura il testo la deve saper come si fa, altrimenti è meglio vada a zappare la terra, non a scrivere.

  9. Per quanto riguarda l'autopubblicazione non so…certo esistono i casi umani che credono che nessuno li pubblichi perchè l'editoria è Kattiva (con la kappa maiuscola mi raccomando) e si autopubblicano nel sogno di diventare più ricchi di Stephen King (l'ha detto un mio contatto di FB >_>). Però ho visto ragazzi autopubblicarsi senza troppe pretese, un po' per gioco, senza cercare un editore, e vendevano i loro ebook a prezzi contenuti, tipo 1€ o 2€.

    Non so, forse perché li paragono ad alcuni ragazzi di taaanto tempo fa, quando non c'era ancora stato il boom dell'ebook, che giravano per Milano e ti chiedevano se volevi leggere qualche loro racconto, a volte con un'offerta di 1 o2, altre gratis. Erano dei banalissimi fogli a4 piegati a mo' di rivista. Ne lessi parecchi all'epoca..alcuni proprio carini, altri no…però ricordo che avevo trovato l'idea simpatica all'epoca.

  10. Scusami, ma per me la storia della e accentata non è punteggiatura, ma grafica. Infatti io ci ho messo una vita a capire come farla al computer. XD
    Non dico che debba essere accettata, dico che non è quello che mi sconvolge. Però il mio discorso non voleva essere legato alla grammatica, anche se poi sono stato io a nominarla. Volevo dire che a parer mio se ti pubblica un editore, e parlo di un certo tipo di editore, non quello che ti spilla 5000 € per pubblicare, secondo me alla fine hai un prodotto che offre, o almeno nella mia idea, offre un certo tipo di sicurezza. Io so che a qualcuno è piaciuto, che qualcuno l'ha scelto, che qualcuno l'ha teoricamente corretto, che ci hanno fatto la cover, ecc.
    Un autopubblicato, no lo so.

  11. Ecco, questa cosa non la sapevo, dei racconti in foglio, per esempio.
    Carina! 🙂

    Ma infatti io non sono contro l'autopubblicazione. Su facebook, per esempio, Alessia Mainardi parlava della sua esperienza. Lei ha autopubblicato una trilogia, ma l'ha fatto coinvolgendo un gruppo di persone che hanno curato editing, copertine,e cc. Quindi già lì è un buon risultato. In più, poi, è stata pubblicata, sempre questa trilogia, dalla MAttioli, su richiesta dell'editore, quindi…

    Però io ho paura che molte di queste persone lo facciano proprio per Kattiveria degli editori. O meglio, che lo facciano perché si credono geni…

  12. Non è grafica, è grammatica e ortografia. L'apostrofo non è un accento, l'accento grave non è quello acuto, il trattino breve non è quello lungo. Ciascun segno ha un valore unico e preciso, altrimenti sarebbero tutti uguali. Posso accettare che uno scrittore magari nel manoscritto compia l'errore. Ma l'editore, che fa i libri, DEVE conoscere la punteggiatura. Quanto al fatto che ignorino come farla, scusa, ma lo trovo ridicolo. Basta fare una ricerca con Google. Se uno fa l'errore, o non lo sa, o non gliene frega nulla, o semplicemente nessuno controlla. Non so cosa sia peggio.
    Per me l'editor e l'editore devono conoscere la punteggiatura. Al di là di qualsiasi discorso.

  13. Secondo me ti stai soffermando sul punto sbagliato. O meglio, non su quello di cui volevo parlare in questo caso.
    Non ho detto che è scusato. Non ho detto che approvo e non ho detto che questo editore è bravo.
    Ci sono editori ed editori, ma questo è un discorso diverso dal mio.

  14. Uhm, vediamo.
    Direi che dipende molto da caso a caso. Ci sono quelli che si auto-pubblicano perché sanno di non essere 'scrittori', ma gente che scrive e che magari può scrivere qualcosa di carino. O che magari, avendo un certo seguito e una certa conoscenza della scena editoriale, capiscono che la loro opera non ha un grande mercato e che quindi non sarà accettata da un editore. C'è una scelta consapevole e c'è una scelta sbrigativonanisticaingenua.
    Ad esempio, in due giorni ho trovato ben due volte scritto da qualche parte 'Ho pubblicato con booksprint' e simili o 'Sono stata pubblicata da booksprint' e simili. Magari non era booksprint, ma il concetto è quello, c'è gente per cui farsi stampare un libro equivale ad una pubblicazione ufficiale ed effettiva. E' gente che non si informa, che non ha nessuna conoscenza del mondo editoriale, cosa che secondo me si accompagna ad un amore non proprio altissimo per i libri. Che non voglio dire che bisogna conoscere cataloghi o case editrici a memoria, ma un minimo di sistema mi sembra abbastanza basilare…
    Non so, è una scelta che non condanno quando è presa ponderatamente, ma che mi fa un po' storcere il naso negli altri casi. Perché sono d'accordissimo con te che se un libro non trova un editore, un motivo ci sarà. L'Italia è piena di piccoli e medi editori, dignitosissimi e pronti a dare una possibilità ad opere anche un po' di nicchia.
    Immagino che dipenda da quello che uno vuole, da dove vuole arrivare con la sua scrittura, il rapporto tra ambizione e impegno. Se uno vuole diventare un vero scrittore, per me l'autopubblicazione non è la strada giusta, se non come modo per farsi conoscere.

  15. Faccio parte di quella piccola percentuale di autori indipendenti che non ha mai inviato un manoscritto a un editore. Per me la scelta dell'autopubblicazione è stata dettata dal fatto che volevo essere editrice oltre che autrice, cioè mi interessa essere coinvolta nel processo di pubblicazione in ognuna delle sue fasi e mantenere il controllo su di esse.
    Questo non significa che lavori da sola. Come ogni editore, ho dei collaboratori. L'unica differenza è che ho solo me come autore, ma ci metto la stessa serietà e professionalità che ci mette, anzi dovrebbe metterci, un qualsiasi editore. Inoltre come qualsiasi editore ho fatto i compiti a casa prima di cimentarmi in un progetto del genere e continuo ovviamente a imparare strada facendo.
    Chi me lo fa fare? La risposta è semplice: mi piace e mi diverto a farlo. Ma non lo considero affatto un hobby, per me è un lavoro a tutti gli effetti che si affianca a quello di traduttrice.

  16. Complimenti. 🙂
    A me fa molto piacere sentirti dire queste parole, perché non sono le prime che sento, da quando ho pubblicato questo post, e quindi significa che almeno una parte di chi autopubblica è ben consapevole di quello che sta facendo e lo fa anche con un certo tipo di serietà.
    Quindi in bocca al lupo! 😉

    Ma posso chiederti se tenterai mai la via della pubblicazione con un editore? Specialmente se l'editore è piccolino, forse riesci comunque ad essere piuttosto coinvolta nelle varie fasi.

  17. Direi che concordo pienamente con te e appoggio il tuo pensiero. Quello che volevo dire è proprio questo. Per me va benissimo che tu autopubblichi, ma devi essere consapevole di cosa stai facendo. Se lo fai per boria, ecco… non ci capiamo!

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