Il metodo della bomba atomica

Ci sono libri che non ti aspetti.
Ci sono libri che, senza rendertene conto, ti arrivano dritti in faccia, stordendoti con la loro potenza.
Ci sono libri che sono tuoni, che ti fanno sussultare.
Anzi, ci sono libri che sono fiori. Fiori belli e tenaci, che li vedi in un giardino, che li cogli pensando di poter annusare un buon profumo, e invece ti ritrovi con la stanza carica di una fragranza intensa e bellissima, ma allo stesso tempo struggente. E questi fiori ti piacciono da impazzire, e allo stesso tempo ti fanno paura. E questi fiori sembrano inoffensivi, ma mentre tu ti giri un attimo, magari per farti un caffè, eccoli che lasciano cadere i loro semi, che germoglieranno pian piano dentro di te in mille pensieri.
Il metodo della bomba atomica è un fiore.
Noemi Cuffia l’ho conosciuta grazie al suo splendido blog dedicato ai libri: Tazzina di caffè. Se non avete mia letto un suo post, rimediate subito, perché le sue non sono recensioni, o commenti, o segnalazioni. Le sue parole sono poesia e grovigli di pensieri, serviti su di un vassoio a specchio, che vi mostra voi stessi.
La ammiro molto, Tazzina di caffè. Per questo, quando ho saputo dell’uscita del suo primo romanzo non ho potuto fare a meno di leggerlo. Perché io speravo di trovarci dentro quello che tanto amo dei post di Noemi.
E invece ho trovato molto di più.
L’amore era qualcosa da non dire, un fiore senza nome, un messaggio nascosto nel suono dei cucchiai nella lavastoviglie a pieno carico o nel gorgoglio della moka e nel suo profumo insistente.
Il metodo della bomba atomica è un romanzo sull’amore. O meglio, è un romanzo che tenta di trovare una risposta alla domanda: che cos’è l’amore?
E poco importa se, alla fine, almeno apparentemente non si arrivi a una risposta. Poco importa se, voltata l’ultima pagina, la lista di domande è ampissima, mentre le risposte sono poche. Poco importa tutto questo, perché la domanda che si pone l’autrice, e la stessa protagonista della storia, è la stessa che, in fondo, ti poni tu da una vita.
Per Celeste, i pensieri d’amore, come le invenzioni della fantasia, erano cose da non rivelare mai.
Ma Il metodo della bomba atomica è anche un romanzo sulla solitudine, quella che non si vede ma che c’è. Quella che per fortuna c’è. E in questo frangente mi sono ritrovato moltissimo in Celeste, perché pure io ho bisogno delle mie solitudini. Solo che a volte uno non capisce la necessità di solitudine degli altri. A volte la si scambia per tristezza, o disagio. Ma è solo solitudine. Positiva.
Tra amiche c’è bisogno di credere nell’impossibile. L’impossibile è simile all’amore. Bisogna sempre crederci, e parlarne molte ore di seguito, per tenerlo vivo. L’amore esiste nelle parole delle ragazze che lo creano, dandogli forma. Gli uomini non fanno altro che ricevere questo regalo, questo investimento, questo impegno, questo divertimento, questo bizzarro ruolo che nasce però nella testa delle donne, nei loro discorsi.
Spesso, forse sempre, la vita è una cosa che non si capisce. Noi passiamo il tempo a chiederci come mai tutto vada come va, come mai il mondo funzioni in un determinato modo, come mai compiamo certe scelte pur sapendole sbagliate.
Noemi Cuffia indaga benissimo questo aspetto, e anche qui si lascia dietro solo domande. Le risposte, poi, spettano ad ogni singolo lettore, perché se c’è una cosa che penso di aver capito, è che ognuno la pensa in maniera diversa dagli altri. E questa è la nostra ricchezza maggiore. E questo è quello che causa anche molti problemi.
Il punto è che non esiste davvero un sbagliato e un corretto. Esiste un Io.
Non c’era stato il tempo di stare tranquilla. Di innamorarsi. Che parola ridicola, pensava. Gli altri si innamorano, mentre io vivo delle cose che chiamo amore ma che non capisco.
L’amore è per chi ci crede.
Il metodo della bomba atomica è anche un romanzo scritto meravigliosamente.
E’ particolare, perché ci sono delle scelte di punteggiatura, di tempistiche, molto personali e inusuali, ma che si rivelano funzionare benissimo, perfettamente, in simbiosi con la vita della protagonista.
E’ una scrittura astratta, mi vien da dire, senza sapere esattamente il concetto che voglio trasmettervi. Però è così che il mio cervello l’ha classificata. E come un bellissimo dipinto astratto, ti ritrovi a rimirarlo all’infinito.
Cos’è, l’amore? Cosa è, si chiedeva Celeste, disperata, senza poter parlare, levandosi la cuffietta dall’orecchio. L’amore è un uomo? Un uomo che nota i particolari? Che ti guarda? L’amore è negli occhi?
Nelle orecchie? Che gruppo sanguigno ha l’amore? Lo voglio sapere, per poter unire il mio sangue al suo. E non posso sbagliare. E perché non rimane? Perché si volta sempre da un’altra parte? Perché muore?
Celeste, la protagonista, proprio come l’autrice è anche una blogger. Una flower blogger, ok. Però questo me l’ha fatta sentire molto vicina, nel mio piccolo. E la complicata relazione che ha con il suo spazio web mi ha fatto pensare alla mia relazione col mio spazio web. E alla mia relazione con chi spero legga i miei post.
Per essere una buona flowerblogger, Celeste sentiva di dover colmare certe sue lacune in fatto di conoscenze tecniche anche con un po’ di originalità e puntare tutto sulla sincerità, come le aveva detto Leone. Descrivi il terrazzino, così com’è, senza artifici, ma con amore. E di’ quello che ti piace, le aveva suggerito.
Ecco, a questo punto mi rendo conto di non aver detto nulla del libro. Ho sparato, come mio solito, un mucchio di pensieri che forse a voi non diranno nulla.
Spero di no, perché Il metodo di una bomba atomica è un libro splendido. E’ un libro-fiore, come dicevo all’inizio, e proprio per questo motivo va continuamente curato, e continuamente preso in mano e riletto, magari aprendone una pagina a caso. Il guaio è che, come per un fiore, non lo si può facilmente descrivere a parole. O meglio, per me risulta complicato descriverlo, parlarne razionalmente, perché qui si tratta solo di emozioni e pensieri.

Noemi Cuffia ha saputo creare una storia snella ma per niente scontata, che si fa via via più densa di vita, di mondo, di domande…
Ah, le domande! Le domande che mi frullano in testa dopo aver letto il libro, sono meravigliose. Il dono più bello che uno scrittore possa fare ai suoi lettori. E come tutti i doni belli, questo me lo porterò sempre dietro.
Era quello l’amore: un mistero da non svelare mai? La corsa lo era di certo. Il senso della corsa è solo correre, come l’amore. C’è uno sforzo e una ricompensa. Ci sono amori che sono come corse sbagliate. Corse in cui ti ostini, ma poi esageri, perdi troppi liquidi e stai male. Perdi qualcosa di tuo, di profondo. Ci sono invece amori che sono come la corsa perfetta. Quelli in cui a ogni passo guadagni energie. Quelli in cui le gambe vanno da sole. C’è una gioia. Una luce abbagliante, tiepida, il cuore batte con il ritmo giusto, il suo. Spontaneo, come gli animali. Come ogni mattina una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre più veloce del leone.
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6 pensieri su “Il metodo della bomba atomica

  1. Grazie! Che bella cosa mi hai detto. *__*
    Secondo me questo libro merita moltissimo… e sì, dici il vero, è pieno di vita. Nel senso che dentro c'è molto della vita, compresi i suoi dolori.

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