Semplicità

Questo post nasce da una copertina. Più precisamente dalla copertina di un romanzo erotico in uscita ad inizio giugno, che tenterà di cavalcare l’onda modaiola hot nata da quelle ormai famose cinquanta sfumature.
La cover in questione mi ricorda molto quelle utilizzate per i romanzi della James. Ma mi ricorda molto anche quelle pensate per vendere svariati altri romanzi erotici, tutti figli di uno stesso marketing (Esempio 1, esempio 2, esempio 3, esempio 4, e via dicendo) che nello stile estetico del prodotto ha trovato un modo, evidentemente efficace, per far lievitare le vendite.
Partendo da quest’immagine, la mia mente ha preso a fare un volo pindarico che mi ha portato a riflettere su alcuni aspetti del mercato editoriale attuale, cosa che a sua volta mi ha procurato visioni apocalittiche del futuro culturale italico…
Ma facciamo un passo alla volta.
Dopo aver visto questa fatidica copertina, e aver subito pensato che le brillanti idee dei grafici dovevano aver inevitabilmente subito una grossa battuta d’arresto se non riuscivano più a trovare nuovi soggetti, sono arrivato a due possibili conclusioni:
1. Gli editori credono che gli italiani siano creature stupide
2. Gli italiani sono effettivamente degli stupidi
Come sono giunto a queste due possibili soluzioni? Beh, essenzialmente ho pensato che esiste una ragione, dietro queste scelte grafiche. Se le copertine sono simili, c’è un motivo ben preciso. Un motivo che può solo essere individuato nelle vendite. Quindi, queste copertine sono simili perché devono attrarre quei lettori che hanno comprato le sfumature.
La mia domanda, a questo punto, è: ma cavolacci! Siamo davvero così rimbambiti da comprare un libro solo perché ha la copertina simile a quella di un altro libro che abbiamo preso, e che forse abbiamo trovato piacevole?
Se la risposta è sì, allora è vera la conclusione 2. Se la risposta è no, allora è vera la conclusione 1.

Pensando a questa faccenda, però, il mio cervello ha fatto ruotare le rotelle in modo un po’ strano e, alla fine, mi sono trovato a collegare questo discorso con un altro, una faccenda che è stata portata alla luce da Malitia, blogger di Dusty pages in Wonderland.
In pratica, nel post che trovate linkato, Malitia ci mostrava come due titoli pubblicati in Italia qualche anno fa come libri per bambini, siano ora stati ripubblicati come romanzi Young Adult.
Cosaaa? Fatemi capire. Un libro che nove anni fa era considerato adatto a bambini tra i nove e i dieci anni, ora viene consigliato a un  agazzo che ha più di tredic’anni? Ma, scusate… la storia dell’evoluzione non era che si diventava via via sempre migliori? Non prevedeva che ci si evolvesse, che si progredisse?
No, perché, anche in questo caso io arrivo a due possibili conclusioni:
A. Gli editori credono che i lettori italiani siano stupidi, che basti fare una nuova copertina e mettere un target diverso per vendere un libro. Tanto nessuno se ne accorgerà, nemmeno leggendo.
B. I lettori italiani sono davvero stupidi, comprano tutto e non si accorgono di quello che leggono.

Un attimo.
Qual è il fine di un editore? Fare cultura! No, sbagliato, è fare soldi.
Quindi, se un editore che vuole fare soldi compie una determinata scelta, significa che, molto probabilmente, quella scelta è stata fatta perché produrrà effettivamente un ritorno economico e quindi… quindi sono davvero gli italiani ad essere stupidi!
Ok, pensiamoci sù. Potrebbe essere che mi sto sbagliando. Magari sono semplicemente in un momento no della giornata. Forso sono improvvisamente diventato una persona pessimista e vedo tutto nero.
Sì, questa possibilità c’è.
Però…
Cosa vorrebbe dire se avessi ragione? Se davvero gli italiani comprassero un libro solo perché ha la stessa copertina di un altro (ricordiamo che a questo proposito hanno giocato pure con i classici, con cose tipo ‘Il libro preferito di Edward e Bella’, o la Tess dei D’Uberville in stile sfumature), e se davvero i ragazzi italiani comprassero qualsiasi libro venga propinato loro come YA, senza rendersi poi conto di cosa stiano leggendo… a cosa stiamo andando incontro?
Foto trovata su http://www.twilightitalia.com
Perché io, dalle informazioni che ho, capisco che siamo dei gran pecoroni e che i nostri ragazzi sono regrediti e leggono un linguaggio studiato per bambini, e tutto questo senza fare una piega. Significa forse che il nostro cervello si sta semplificando? Che leggiamo cose sempre più semplici? Perché, diciamocelo, anche le sfumature sono del sempliciume.
Ma quindi significa che fra dieci anni non saremo più in grado di leggere Virginia Woolf, perché la troveremo troppo complicata? E il non essere più in grado di leggere Virginia Woolf, sarà davvero una perdita, per noi?

Sapete cosa mi piace dei libri ‘semplici’ (sì, ne leggo anch’io)? Mi piace che mi facciano divertire, che mi facciano passare qualche ora in allegria, che mi intrattengano sotto l’ombrellone.
Sapete cosa mi piace dei libri di Virginia Woolf (ma potrei dire qualsiasi altro libro un po’ più ‘studiato’)? Mi piace che siano in grando di farmi capire cose su di me che prima non conoscevo. Mi piace che mi aiutino, almeno un pochino, a capire e a scoprire il mondo, e gli altri.
Allora, sapete qual è la mia paura? Che un giorno non molto lontano, tutti noi leggeremo solo frivolezze, senza sapere che lo stiamo facendo. Leggeremo storie che si consumano in un attimo, credendoli grandi capolavori, e metteremo da parte testi che ci avrebbero fatto evolvere. E non evolvendo, concentrandoci sempre sulle solite cose, smetteremo di tentare di capire gli altri. Smetteremo di provare a interrogarci su noi stessi e sul mondo. E se perdiamo questo ci ritroveremo bloccati in noi stessi, nelle nostre convinzioni, in un labirinto di facilonerie che causeranno solo guai.

Ognuno ha il diritto di leggere quello che più gli aggrada, sia ben chiaro. Ma ognuno ha anche il DOVERE di sapere cosa sta leggendo. Perché se leggiamo una cosa solo perché ci viene propinata, allora non sappiamo niente di niente.
E alla stessa maniera, ognuno può fare quello che vuole nella vita, ma DEVE sapere quello che sta facendo, perché se seguiamo idee e uomini come pecoroni, allora non siamo facendo niente.

Non tutte le esperienze portano al medesimo risultato.
Noi siamo il frutto delle esperienze fatte e delle scelte compiute. Noi siamo il frutto dei libri letti e dei libri scelti. E allora, la mia domanda conclusiva è: che persona posso diventare se leggo una determinata cosa? E che persona se ne leggo un’altra?
Ovvio che posso scegliere cosa leggo, solo se capisco cos’ho davanti.

Alla fine di questo post, non ho ben capito se sono davvero riuscito a dire quello che penso a proposito di tutto questo. Ma mi basterebbe che queste quattro righe dessero il via a una discussione sulla situazione editoriale attuale, che non è affatto solo malvagità e semplicità, ma che tende a nascondere le cose belle per promuovere le meno pregiate.
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10 pensieri su “Semplicità

  1. LaLeggivendola ha detto:

    Vedere la copertina di 50Sfumature accanto al nome di questo blog mi aveva un attimo destabilizzata xD
    La mia risposta è che sì, la maggior parte delle persone è stupida, compresi gli editori che non riescono a fare un ragionamento che vada oltre il brevissimo periodo, che non riescono a capire che un lettore che non si appassiona non è un vero lettore e che basterà un niente per perderlo. Non credo neanche che la cosa funzioni, secondo me si rimpallano stile e ideone l'un l'altro per emulazione, tipo 'se lo fa questo vuol dire che funziona', un circolo vizioso di trogloditi editoriali.
    Per non parlare della questione delle copertine, che così tutte uguali si ammazzano a vicenda.

  2. Andrea Storti ha detto:

    Eheh, non sapevi che io sono il lettore ideale della James? 😉

    Guarda, più penso a questi argomenti, e più penso che ci sia molto e molto altro da dire, e nuove cose da scrivere.
    L'appassionare il lettore, per esempio, dovrebbe essere davvero un interesse primario di ogni editore. In fondo, se riesco a trasformare un non lettore in un lettore forte, non ne guadagno economicamente? Ma se gli proprino sempre la stessa cosa, tre libri magari li compra, ma poi si stufa, ovviamente, e siccome è ancora in fase stupidità crescente, non sceglierà un'altra lettura fino all'arrivo di un altro caso editoriale!
    E allora si ricomincerà.
    Perché sì, si ammazzano da soli gli editori, facendo così. Ma però son sicuri che per alcuni titoli venderanno.

  3. Girasonia76 ha detto:

    Ormai c'è editoria e editoria.
    ci sono quelle case editrici che puntano solo al successo e ai soldi, o che magari successo e soldi ne hanno già a palate ma non basta loro, vogliono mantenere gli stessi livelli e quindi per mantenerli non fanno che sfornare roba commerciale di cattivo gusto. Perché in Italia il cattivo gusto va di moda, altrimenti non ci sarebbero programmi televisivi come uomini e donne e il grande fratello, non avremmo la D'urso, non ci sarebbe mai stato un berlusconi.
    Ci sono poi quelle case editrici che invece sono idealiste, hanno dei sogni, credono nella cultura come valore. E sanno che puntando tutto su di essa non otterranno gli stessi soldi e lo stesso successo delle Big, ma a loro non interessa. Sono quelle che non si piegano alle mode: niente ya, niente trilogie erotiche, niente vampiri e simili.
    due modi di vedere il mondo, non solo la cultura.
    chi vuole migliorare l'umanità attraverso i libri e chi vuole invece darle un intrattenimento, un semplice svago che non la faccia riflettere troppo.
    Ovviamente ho generalizzato al massimo, so che non è tutto nero e tutto bianco, ma per grandi linee va così.
    Quindi, se le case editrici ci trattano così, di chi è la colpa?
    Solo loro, che approfittano dell'ingenuità e della poca voglia dell'uomo di impegnarsi anche in semplici riflessioni, o dei lettori che si lasciano abbindolare?
    io la colpa non la do solo alle Ce ma gran parte della responsabilità è dei lettori che permettono di farsi rigirare così.
    Nessuno è obbligato a leggere schifezze, ma le sceglie liberamente.
    C'è chi non ha voglia di crescere, chi ha voglia di restare immaturo, di continuare a leggere le solite storie e immedesimarsi sempre negli stessi personaggi, senza mai cercare qualcosa di più.
    Non tutti sentono il bisogno del di più. Colpa della società che se ne approfitta o della pigrizia dell'uomo?

  4. lepaginestrappate ha detto:

    Volendo si può fare un paragone con la politica.
    Sono stupidi gli italiani o ci prendono per stupidi? (Purtroppo la risposta non è quella da me sperata).
    Ma anche con la televisione: la tv immondizia basta spegnerla. Eppure quanta

    L'editoria (non tutta) ha le sue colpe, senza dubbio. E le ha quando dice di fare letteratura invece che mero commercio di porcherie libriche: se ammettesse di fare invece la seconda cosa, non ci sarebbe alcun problema… non fa che sfamare i palati che questo chiedono, pure a gran voce, questo cercano.
    Su Anobii i libri italiani più diffusi sono Harmony, e di certo non c'è alcuna impronta dell'editore lì in mezzo, nè di bravi grafici.

  5. Andrea Storti ha detto:

    Infatti il punto di questo post per me è proprio questo: gli stupidi siamo noi, non gli editori!
    Cioè, se gli editori facendo così vendono, è perché qualcuno compra. E io, lo ammetto, non ho ancora trovato la libreria in cui ti puntano una pistola alla testa per farti acquistare libri idioti. Lo fanno già da soli i clienti!
    Siamo noi che dobbiamo svegliarci. Un editore interessato a far soldi, fa prodotti che sa di ptoer vendere. Se sa di poterli vendere, è perché sa che esiste un pubblico molto ampio che vuole quello. Quindi non lamentiamoci di quello che viene pubblicato. Lamentiamoci di quello che vogliamo leggere.

  6. Andrea Storti ha detto:

    Come detto a Sonia, sì, la colpa è dei lettori. Più dei lettori che degli editori. Perché in fondo un editore che offre harmony risponde a una precisa richiesta di un gruppo di lettori.
    L'importante sta nel capire che tu, lettore, stai leggendo harmony. Non un libro che cambierà le sorti del mondo.
    L'importante è che tu, spetattore, sappia che uomini e donne non ti saprà donare nulla più che una mezz'ora di grasse risate. Sì, perché di risate si dovrebbe trattare. Perché se invece si inizia a vederlo come un programma serio…

    Quanto le persone sono coscienti di quello che stanno guardando/leggendo/facendo? Perché se lo sanno, per me il problema non c'è. Ma sanno anche cosa questo comporta?

  7. Chagall ha detto:

    Scusa, Andrea. Non capisco questo sfogo ora. Cos'è una novità?
    E noi italiani non siamo molto diversi. Pensa all'illustratore da copertina più celebre che abbiamo. È bravissimo, ma fa tutto nello stesso modo per me. Quindi?
    Su una cosa dissento. Lo scopo di un editore è fare cultura (e io nella cultura comprendo il puro intrattenimento) E fare soldi.
    Ci devono essere entramene le cose, se la seconda viene a mancare, non è un bravo editore.
    Se un editore non ottiene un guadagno dalla vendita, non può pubblicare, non fa miracoli.
    Perciò la riconoscibilità, raggiungere il lettore che ti interessa, diventa fondamentale. Quindi non stracciamoci troppo le vesti, né puntiamo le dita contro gli editori.
    Che poi a livello generale sarebbe il caso di alzare mediamente il tiro, curare più la scelta del testo e il lancio, è un dato di fatto. Sarebbe anche il caso di leggere un po' di più, se è per questo.

  8. Andrea Storti ha detto:

    Non è una novità, Chagall, ma in questi ultimi giorni mi sono trovato davanti a vari commenti/comunicati/ecc. che mi hanno fatto un po' pensare alla situazione, e che mi hanno portato a questo sfogo.
    Mi sa però che non sono stato ben chiaro nel mio post. Anche secondo me lo scopo di un editore è fare cultura, però potresti dire che lo scopo dei colossi editoriali attuali è davvero fare cultura? Nel post dico questo, che editori come Mondadori, per esempio, non hanno fini culturali, ma meramente commerciali, e questo è indubbio. (tra l'altro, c'è intrattenimento e intrattenimento. Marion Zimmer Bradley mi ha sempre intrattenuto benissimo, ma se si voleva qualcosa su cui pensare lo si trovava sempre. Sto leggendo IT di King. E' una grande opera di intrattenimento, una narrazione stupenda, ma dietro l'intrattenimento tu ci vedi la vita. Poi puoi anche decidere di non pensarci sù, ma c'è).
    Altra cosa che evidentemente non sono riuscito a spiegare bene, è che non sto affatto puntando il dito contro gli editori. Sto puntando il dito contro i lettori. Se basta fare una certa copertina per vendere, è l'editore a essere cattivo eprché lo fa? No, è chi acquista il libro ad essere stupido.

  9. Chagall ha detto:

    Mondadori, se vuole mantenere i numeri che ha, deve fare così. Non ha scelta.
    Dovrebbe fare un passo indietro enorme, per attuare una politica diversa.
    E sinceramente, non so se voglio solo piccoli editori. È bene che ci siano pure i grandi, per me.
    Sarebbe interessante invece interrogarsi sul successo di certi libri. Il sesso va sempre di moda, è chiaro. Ma forse questa ondata di libri erotici rispondono a un segnale. A questa attenzione morbosa che si respira nel nostro paese su chi fa cosa con chi quando e in che modo.

  10. Andrea Storti ha detto:

    Nessuno chiede a Mondadori di cambaire strategia. Certo, però, che di romanzi erotici ne esistono tanti e scritti meglio di quelli della James. Quindi basterebbe leggermente re-indirizzare il tiro. In fondo, non basta applicare un copertina di un certo tipo per vendere ogni cosa?
    Io non voglio solo piccoli editori. Voglio lettori che sappiano quello che stanno leggendo, e voglio editori che sappiano offrire ANCHE determinate cose. Ma specialmente voglio lettori lupi, non pecore.

    Sul sesso mi trovi d'accordo. Siamo un paese sessualmente represso.
    Però c'è sesso e sesso.

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