Il Seggio Vacante

Ed eccoci alla fine giunti al ‘Dopo Harry Potter’. Fa uno strano effetto, bisogna ammetterlo. Ma c’è anche da dire che per me, questo nuovo lavoro della Rowling, è una prova ampiamente superata. Anzi, è un’ottima prova.
In quanti aspettavano la brava JK al varco di una nuova prova letteraria? In quanti volevano verificare se il tocco dell’autrice sarebbe rimasto anche dopo la sua creatura primogenita?
Sicuramente in molti. E sicuramente in molti si sono ritrovati a paragonare la saga del maghetto a questo romanzo per adulti perché… beh, forse perché viene abbastanza naturale.
Però, bisogna dirlo, questo romanzo non ha niente di Harry Potter. Attenzione! Non lo sto dicendo in maniera negativa, tengo solo a precisare che, secondo me, paragonare le due opere è davvero impossibile e piuttosto inutile, perché Il Seggio Vacante è tutt’altra cosa.
Inoltre, sempre secondo me, non poteva trovare una storia migliore per staccarsi dal suo passato e mostrare che una nuova vita è incominciata.
Il Seggio Vacante racconta di una piccola comunità, Pagford. Anzi, Il Seggio Vacante fotografa un certo tratto di vita di alcuni abitanti della piccola comunità di Pagford, mostrandone pregi e difetti e attimi che, se messi insieme, vanno a delineare quello che, in verità, è la nostra società. E, posso essere sincero? Non è che la Rowling disegni una società molto positiva, anzi.
Ognuno ha il suo lato oscuro, più o meno pronunciato. Che sia il mancato apprezzamento alla moglie, un pensiero pruriginoso, oppure la tendenza a commettere furti e altri illeciti… ma tutti hanno qualcosa da nascondere. Non ci sono santi, a Pagford. Così come non ci sono nel mondo fuori Pagford.
E così, l’improvvisa, quanto inaspettata, morte di un personaggio in vista della cittadina, scatena una serie di eventi, pensieri, azioni e dichiarazioni che mostrano cosa si nasconde dietro la facciata. Badate bene, lo mostra a noi, non ai personaggi, e questo a volte fa arrabbiare il lettore, altre volte lo intristisce, altre volte, poche, lo rende felice. Sì, perché i personaggi sono tutti molto forti, di impatto, e le loro azioni, e i loro pensieri suscitano sentimenti in chi legge delle loro avventure, sentimenti molto presenti.
Quanto ho odiato l’atteggiamento di Ciccio? Un adolescente che ha una sua visione di come si dovrebbe vivere, con estrema autenticità, ma che in verità si comporta, almeno ai miei occhi, da stupido arrogante?
Quanto ho urlato ad Andrew di tirare un pugno a quel padre che tanto ho odiato?
quanto ho scosso la testa, scoprendo che la povera Mary non aveva capito nulla del lavoro che il marito stava facendo per Crystal, una ragazzaccia che è molto meno cattiva di quanto si pensi.
Sì, insomma… è un libro che non può lasciare indifferenti. Che coinvolge emotivamente e non lascia molto spazio ai buoni sentimenti, anche se alla fine…
Io l’ho trovata una grande lettura. Estremamente piacevole, scorrevole, ma anche carica di sentimenti e spunti di riflessione. Una Rowling di grande impatto, che non ha bisogno di continuare a riproporre in eterno il suo primo lavoro, anzi.
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