Beatrice e Virgilio

Si può raccontare l’olocausto attraverso gli animali? Utilizzando una storia fiabesca? Beh, questo è quello che ha cercato di fare Yann  Martel col suo libro Beatrice e Virgilio, uscito due giorni fa per Piemme.
L’autore di Vita di Pi ritorna in libreria per raccontarci un’altra grande storia che racconta degli uomini, creando però una storia che utilizza gli animali. Uno stile, il suo, davvero unico e originale, di ampio respiro e dalle forti tematiche, che sa raccontare con leggerezza, piantandoti nel cuore semi di pensieri che continueranno a fiorire.
Un autore da non perdere.
Beatrice e Virgilio
La strana e triste storia di un asino e di una scimmia
di Yann Martel 
Ha incantato la critica e i lettori con Vita di Pi (100mila copie vendute in Italia), un racconto unico, un nuovo classico sospeso tra il romanzo di formazione alla Salgari e il conte philosophique alla Saint Exupery, vincitore di un BookerPrize nel 2011 e ispiratore di un fantastico film 3D in uscita a Natale dal più poetico dei registi, Ang Lee (La Tigre e il dragone, I segreti di Brokeback Mountain). Persino Barack Obama e la figlia più grande, Malia, gli hanno scritto personalmente per ringraziarlo.
Adesso, Yann Martel, torna a tirare i fili della fantasia e di una realtà “umana troppo umana” con Beatrice e Virgilio. La strana e triste storia di un asino e di una scimmia (pubblicato in Usa nel 2010 da Random/Spiegel&Grau e in Uk da Canongate Books), perché gli animali, tutti gli animali lo incantano, “camminano nel mistero, respirano mistero”. Un titolo evocativo per un fine ambizioso e meravigliosamente calibrato: raccontare l’Olocausto con la levità di una favola e la profondità della più grande tragedia dell’umanità. Un libro estremo, raffinato, provocatorio. Un’allegoria, una metanarrazione che ci stupisce ancora una volta, che ancora ci lascia senza fiato e attraverso la quale, Martel “brillantemente ci guida da un inizio fin troppo (volutamente) assolato alla terrificante oscurità del passato dell’Europa”, scrive Usa Today. “Con tutto lo spirito e l’originalità che resero Vita di Pi così amato, questo brillante nuovo romanzo trascina il lettore in un’odissea ammaliante”, si legge invece su Goodreads.
“Perché ho deciso di scrivere un libro sull’Olocausto? Non ci sono motivi personali.
Non sono ebreo, non sono tedesco, o dell’Est Europa. Non ho avuto nulla a che fare con quel mostruoso massacro. Ma sono un artista, e penso che se la storia non riesce a trasmettersi attraverso l’arte, verrà dimenticata. E così, ho studiato, e ho cercato di capire con l’immaginazione”. Esattamente nella direzione della volontà dell’autore, scrive il Globe and Mail “il nuovo romanzo di Yann Martel non soltanto apre per noi le verità emotive e psicologiche della narrativa, ma ci fornisce anche le chiavi per diventare partecipanti attivi della creazione di quelle verità”. Del resto, come dice Martel “L’Olocausto è passato. Quello che rimane sono le storie che lo narrano”.
Henry, scrittore di successo suo malgrado – con non poche note autobiografiche -, si trasferisce con la moglie in una città che “forse era New York, forse era Parigi. Forse era Berlino”, e finisce per lavorare con soddisfazione in una cioccolateria. Un giorno – proprio come recitano tutte le fiabe -, incontra uno strano personaggio, un tassidermista, dal quale si lascia coinvolgere nella scrittura di una commedia che ha per protagonisti un asino e una scimmia, rispettivamente Beatrice e Virgilio. Ma mentre la stesura del testo prosegue, Henry capisce che la storia dei due animali, dietro la semplicità della favola, nasconde il senso profondo del dramma più grande di cui l’uomo si sia reso protagonista: l’Olocausto. “Qui, nel territorio degli animali, delle favole e del nichilismo”, scrive The Independent, “Martel trova un ritmo perfetto. (…) L’asino, Beatrice, ferma e innocente, a la scimmia insonne, Virgilio, stanno morendo di fame in una terra chiamata The Shirt, cercando di rimettere insieme i pezzi di un passato distrutto.
Siamo da qualche parte tra Beckett e Ionesco – prosegue il quotidiano britannico -, e come in Vita di Pi, Martel dà prova di virtuosismo muovendosi tra generi diversi”.
Della stessa opinione The Kirkus: “Come in una matriosca russa, il romanzo contiene parabole dentro parabole, a cominciare da Beatrice e Virgilio (da Dante, certamente) che sono invece un asino e una scimmia i cui dialoghi risuonano come parole di Esopo filtrate da Samuel Beckett: ‘Questa strada dovrà pur portare da qualche parte. ‘Ma è da qualche parte che vogliamo andare?’”. Chapeau.
EDITORE: Piemme
PAGINE: 208
PREZZO: 14,50 €
PUBBLICAZIONE: 15 gennaio 2013
DICONO DEL LIBRO:
“Siamo da qualche parte tra Beckett e Ionesco”
The Independent
“Una potente esplorazione della natura della sopravvivenza davanti all’inferno”
Huffington Post
“Oscuro ma divino”
Usa Today

L’AUTORE:
Yann Martel è nato in Spagna nel 1963. Ha vissuto in Costa Rica, Francia, Messico, Alaska e Canada, dove si è fermato. È l’autore di Vita di Pi, uno dei più significativi e sorprendenti casi letterari mondiali degli ultimi anni.
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