Commento al libro: "Jabberwocky"

In un paesaggio lunare, dove ogni cosa può sembrarne un’altra, dove sguardi sconosciuti ammiccano, qualcosa si nasconde. Attento, minuscolo re bambino, lo avvisa il vecchio saggio come fosse un padre, bada al “ciarlestrone”! Partire alla ventura per attraversare il bosco, tenersi lontano da terribili artigli e fauci fameliche, e soprattutto, sconfiggere quel mostro non è cosa da tutti. Armato della sua spada, il “brando vorpido” e di gran coraggio, il piccolo si inoltra. Ed ecco che alle sue spalle arriva “occhidibragia, il ciarlestrone”. Lo scontro sarà duro ma alla fine – un dué un dué- quel re bambino vincerà sul mostro. Evviva! E in un mondo visto allo specchio, si può tornare a giocare, far volare un aquilone, pronti per la prossima battaglia… Una fantastica avventura, dove tutto è purissima invenzione, a partire dalla magica lingua creata dal grande Lewis Carroll. Una lingua che ricorda quella dell’infanzia. Quell’infanzia capace, oggi come ieri, di sconfiggere i mostri con l’immaginazione.
Il Nonsense è quella parola, o addirittura frase o intera opera letteraria, che appare priva di significato.
Ma come può, si chiederà un lettore, una parola o una poesia essere priva di significato? Sembra quasi un ossimoro!
E infatti, se si legge bene, ho specificato che APPARE priva di significato, ma probabilmente non lo è affatto.

Di questo genere è sicuramente maestro Lewis Carroll, autore del celebre “Alice nel paese delle meraviglie”. Famosissimi sono infatti i suoi giochi linguistici all’interno di questo romanzo e del suo seguito. Ed è proprio la parola gioco, secondo me, la chiave di tutto. Il Nonsense è un giocare con le parole per creare qualcosa di nuovo, divertente e, perché no, dal significato nascosto.

“Jabberwocky” è forse il Nonsense più famoso di Carroll.
Si tratta di una filastrocca inserita all’interno di “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò” che racchiude parole inventate e Parole Macedonia, ossia quelle parole nate dall’unione di più lemmi.
Il mistero che circonda queste righe è parzialmente spiegato da Humpty Dumpty all’interno del romanzo stesso, e anche l’autore ha detto al sua in qualche occasione.
Rimane però il fatto che quella del “Jabberwocky” è un’avventura letteraria bellissima da affrontare. Spinge il lettore a indagare le parole stesse, ossia la base della letteratura. Lo porta a scoprire cose sconosciute e inaspettate, a ragionare su ogni singolo termine, a divertirsi con una cosa che, apparentemente, sembra tutto fuorché divertente.
Insomma, un’avventura da vivere assolutamente!

Inoltre, in questa particolare edizione targata OrecchioAcerbo, c’è il valore aggiunto delle illustrazioni. Illustrazioni meravigliose, che a mio aprere richiamano quelle di Tenniel, illustratore originale dell’ Alice, e allo stesso tempo le rende nuove e divertenti. Proprio quello che fa Carroll con le parole.
Un albo da non lasciarsi sfuggire per nessun motivo, né grandi né piccini. E per chi ama la lingua inglese sarà impossibile fare a meno di giocare anche con la versione in lingua originale, riportata in coda al libro.

OrecchioAcerbio ci regala l’ennesima perla; bisogna proprio farla risaltare nella nostra lirberia.

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