Commento al libro: "Il canto della rivolta"

Contro ogni previsione, Katniss Everdeen è sopravvissuta all’Arena degli Hunger Games. Due volte. Ora vive in una bella casa, nel Distretto 12, con sua madre e la sorella Prim. E sta per sposarsi. Sarà una cerimonia bellissima, e Katniss indosserà un abito meraviglioso.
 Sembra un sogno. Invece è un incubo. Katniss è in pericolo. E con lei tutti coloro a cui vuole bene. Tutti coloro che le sono vicini. Tutti gli abitanti del Distretto. Perché la sua ultima vittoria ha offeso le alte sfere, a Capitol City. E il presidente Snow ha giurato vendetta. Comincia la guerra. Quella vera. Al cui confronto l’Arena sembrerà una passeggiata.

Che gli Hunger Games abbiano fine.

Che la Collins scrivesse bene lo avevamo già capito dai primi due volumi della saga. Che avesse creato bei personaggi, interessanti e affascinanti, anche.
Quindi, io direi di passare al punto che più interessa i lettori di questo romanzo conclusivo: la storia. Cosa succederà? Chi farà che cosa? Chi morirà? Che sopravviverà? A quale prezzo?
Diciamocelo tranquillamente, “Il canto della rivolta” deve rispondere a queste domande che aspettano da troppo tempo una risposta. Io, queste risposte non ve le darò, però è su queste risposte che voglio riflettere oggi.
“Il canto della rivolta” è un pugno allo stomaco. Probabilmente ci aspettavamo che arrivasse, ma solo quando sputiamo sangue ci rendiamo conto di quanto forte sia stato il colpo. Un colpo basso, quasi certamente, che ci piega in due e che ci riporta alla cruda realtà, distogliendoci dai nostri sogni di felicità fiabesca.
Eppure è un pugno epico.
Sì, la fine di questa saga è dolce-amara… e potente.
Il romanzo parte piuttosto lentamente, conducendoci alle macerie del Distretto 12 e alla quotidianità del 13. Ritroviamo Katniss e tutti gli altri. E no, non tutti arriveranno fino alla fine.
Scopriamo meglio qual’è la situazione di rivolta negli altri distretti. Cammineremo perfino tra le vie di Capitol City. Ma se in principio sembra che tutto si muovi quasi troppo lentamente, a lettura ultimata mi rendo conto che questo è il libro perfetto.
“Il canto della rivolta” è un libro duro e triste, ma attenzione! Non è duro e triste per le perdite subite, ma per una realtà ben più terribile: quella che pensavamo fosse la libertà, è semplicemente un’altra Capitol City. A parer mio è questo il centro di tutto. Questo tipo di società non sa cambiare. Si lotta per distruggere un dittatore, ma chi ci assicurà che chi prenderà il suo posto si comporterà diversamente? Si lotta per porre fine agli Hunger Games, ma chi ci assicurà che la settantacinquesima edizione è stata davvero l’ultima? Si lotta per avere più libertà, per poter scegliere indipendentemente come vivere, ma allora perché il Distretto 13 è semplicemente un’altra prigione? Un altro Reality Show dove Katniss è nuovamente concorrente?
“Il canto della rivoltà” è tragicamente questo: un meraviglioso romanzo su una società che non cambia, perché il potere logora tutti quelli che lo assaporano.
Oh, certo, inizialmente sembra tutto nuovo e diverso, ma quanto potrà durare?
“Il canto della rivolta” è forte e violento. Fa nascere domande più dei due volumi precedenti, e queste domande sono forse più importanti, perché mi ricordano troppo la situazione attuale, di tutti noi
Un romanzo da leggere per riflettere sul nostro mondo. Un romanzo triste come la realtà che racconta, ma emozionante fino in fondo.
Siete pronti a prendere questo pugno?
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