Intervista a Gianrico Gambino

Cari lettori, oggi ho il piacere di ospitare Gianrico Gambino, autore di INSeCTA, un romanzo “fantasy” autoprodotto di cui ho parlato QUI. Io ringrazio tantissimo Gianrico per essersi prestato a passare un po’ di tempo nel meleto, per rispondere a questo interrogatorio. Ne sono uscite delle risposte davvero interessanti, secondo me, e non solo per quanto riguarda il suo libro. Ma leggiamo assieme!

Tra quattrocento anni, un’umanità sconfitta sopravviverà a stento ai nuovi padroni della Terra. Tra quattrocento anni, i nuovi dominatori si troveranno davanti problemi inattesi e lotte inconcepibili. Tra quattrocento anni, molti segreti verranno svelati e costringeranno i protagonisti di questa avventura a compiere scelte che fino a pochi giorni prima avrebbero reputato impossibili. Amicizie insospettabili, poteri e misteri. Un gioco di scatole cinesi dentro cui sta nascosta la verità tremenda della sorte dell’umanità e della sua storia dimenticata. Tra quattrocento anni, al MaLe verrà concessa l’opportunità di liberarsi dalla sua secolare prigionia costringendo i suoi antagonisti a una folle corsa contro il tempo. Tra quattrocento anni…
Benvenuto nel ‘meleto’, caro Gianrico. Visto che siamo in mezzo agli alberi di mele, forse qualche insetto lo troviamo anche qui. Comunque, iniziamo subito con le domande partendo da un classico: chi è Gianrico Gambino?
Potremmo sintetizzare dicendo un pazzo, ma sarebbe eccessivo, quindi possiamo dire che Gianrico è un papà, un marito e un tecnico informatico con la passione delle Mele morsicate, quindi come vedi stare in un meleto mi mette a mio agio. Ho studiato scienze politiche all’università di Torino una cosa come venti eoni fa. Mi sono laureato con una tesi sulla storia della bomba atomica israeliana, il che ti fornisce la misura della mia scarsa sanità mentale. Con gli anni ho sviluppato una passione per la letteratura fantascientifica prima e fantasy poi. Gianrico è come vedi un tizio con molte passioni, mi stavo scordando la chitarra che mi piacerebbe suonare molto più di quanto non riesca.

Il tuo avvicinamento alla scrittura è forse stato atipico, nel senso che hai cominciato a scrivere sul tuo blog quasi per gioco, senza grandi pretese, e invece poi… Ma avevi sempre voluto raccontare delle storie? Oppure è una cosa piuttosto recente?
Domanda complessa. Inizio dal vero inizio, perdonatemi il gioco di parole. In realtà il mio avvicinamento alla scrittura inizia leggendo Licia Troisi. Ho amato Nihal alla follia, così come mia moglie ha amato Sennar sia chiaro, ma la cosa incredibile è stato aver iniziato a pensare che forse avrei potuto farlo pure io, solo che non sapevo bene come iniziare. In quel periodo avevo iniziato a dedicarmi ai giochi di ruolo online (neverwinternight per intenderci) arrivando a diventare master. Questa è stata la mia prima vera esperienza narrativa: in quanto master dovevo inventare storie, situazioni e via discorrendo. A questo unisci che mediamente tutti i siti di gdr online hanno i loro forum in cui i partecipanti arricchiscono le avventure giocate con aggiunte scritte ad esempio il diario segreto del tuo personaggio. Lì è venuto fuori che mi piaceva raccontare e scrivere, non solo che avrei voluto farlo. E per questo devo ringraziare le mie due elfe Luthien ed Eleas che è poi divenuto il mio nickname. A quel punto ha iniziato sempre più a farsi strada l’idea di scrivere e con un amico avevamo impostato un progetto di un mondo non poco complesso che chissà se un giorno riusciremo a portare a compimento. Poi è arrivato il blog e l’idea di scrivere un racconto breve di poche paginette. Quindi come vedi è stato un insieme di fattori e che per di più si sono verificati in età adulta.

Il blog, dicevo. “Insecta” è nato proprio lì, un capitolo alla volta. Puoi raccontarci un po’ com’è andata?
Successe tutto a ottobre del 2009. Il 2009 per me è stato un anno pesante in quanto mi son fatto sei mesi di cassa integrazione e quindi avevo molto tempo libero che ho pensato di impiegare scrivendo. Il blog era una mia creatura nata dalla spinta datami dal mio amico Ema, e mi è parsa una cosa assolutamente naturale usarlo per scrivere quella che pensavo sarebbe rimasta una storia di poche pagine. Quando poi ho scritto il primo capitolo “oltre la collina”, gli amici del blog mi han detto “bello, continua” e così ho fatto, pezzo dopo pezzo, finchè s’è resa necessaria una sistematizzazione del lavoro.

Pensi che, con l’aiuto dei lettori, il romanzo sia migliorato? E’ una cosa che ti senti di consigliare, questa tua esperienza, agli altri aspiranti scrittori?
Sono assolutamente sicuro che i consigli degli amici del blog siano stati tutti importanti. Poi un paio di loro mi sono stati più vicini, Ema e Valberici che si sono sobbarcati l’onere di mettere mani al manoscritto con occhio da editor. Anche perché essendo io dotato di randomizzatore di punteggiatura ho assoluto bisogno di qualcuno che tenga sotto controllo le mie virgole. Quanto al consigliarla come esperienza, per me ha funzionato, ma ognuno di noi ha strade diverse, chi manda il manoscritto all’editore, chi scrive su un pezzo di carta, chi sul blog. Fortunatamente di vie non siamo a corto, serve il coraggio di mettersi a seguire il sentiero che a un certo punto ti si para davanti. E debbo dirti che è stata per me la parte più difficile, senza Val che mi ha dato un sonoro calcio nel di dietro non so se oggi saremmo qui a parlare di INSeCTA. Il consiglio che do è di scrivere, di avere il coraggio di seguire quella strada che ti pare di intuire. Magari non farai altro che scriverlo e metterlo nel cassetto. Ma lo hai fatto. È tuo, esiste. Poi la correzione sociale io l’ho trovata utile, certo ci si perde molto tempo, considera che il libro è stato terminato ad aprile 2010, in mezzo c’è solo revisione.

Come definiresti “Insecta”? Senti di poterlo etichettare in qualche genere oppure no?
Questa è una domanda cui tengo molto e ti spiego perché. Inizialmente ho pensato a questo libro come a un romanzo di fantascienza. Ma giunto alla fine del cammino mi sono reso conto che la struttura narrativa e la logica che avevo seguito erano assolutamente tipiche del fantasy, solo che avevo creato un’ambientazione del tutto insolita. Niente Medioevo, niente elfi e orchi. Ma c’erano lo stesso delle razze che interagivano pur se in un contesto insolito: il nostro mondo. Anche qui temo di essere debitore nei confronti di Licia e della Ragazza Drago.

Se dovessi dire quali sono i punti forti della storia, cosa mi diresti?
Beh, di sicuro il ritmo della storia, un ritmo che da quel che mi han detto i beta tester prima, e adesso i primi lettori ufficiali, tende ad essere abbastanza travolgente. Per ottenere l’effetto mi sono spudoratamente ispirato alla tecnica usata da Martin nelle cronache del ghiaccio e del fuoco. Quindi interrompendo il filo narrativo di un certo personaggio proprio sul più bello per riprenderlo alcuni capitoli dopo. Trovo che questa soluzione aumenti la suspance e aiuti a spingere il lettore ad andare avanti per vedere cosa accadrà al suo personaggio favorito che c’è sempre, almeno a me succede, io adoro Arya di Martin e divoravo i capitoli per vedere cosa le capitava. Idem con il Folletto.

Gli insetti. Qualcosa che forse non si era ancora visto. Come nasce quest’idea?
Nasce tutto dalla paura. Dalla fobia per questi animali. Stavo stendendo in quell’ottobre 2009 quando un bombo di ragguardevoli dimensioni mi piombò letteralmente tra capo e collo facendomi coraggiosamente scappare a gambe levate.
Così nasce INSeCTA. Le prime pagine potrebbero far pensare a una versione rimaneggiata di Starship Troopers, ma è un’impressione decisamente breve perché la maggior fonte d’ispirazione è stata la mia autrice preferita Marion Zimmer Bradley, colei che definisco la regina del fantasy. Mi piacerebbe molto se il mondo che ho creato diventasse simile a Darkover di MZB.
Vero è che nel fantasy gli insetti non hanno mai avuto un gran ruolo e se vuoi questa è stata una botta di originalità. Certo se uno ha delle fobie qui o le curi o ti distrugge.
Ma credo che razze e accessori vari siano solo un pretesto narrativo, come spesso in molte storie: se guardiamo i miei personaggi, persino quelli più forti fisicamente, non escono dai casini in cui si trovano usando la forza, ma usando uno dei muscoli meno sviluppati al giorno d’oggi, il cervello. È con l’intelligenza che riescono a combinare qualcosa, ma non diciamo troppo.
Concludo dicendo solo che vedo questo libro come un viaggio, anzi più precisamente come una serie di viaggi: nel senso più scontato di spostamento, ma anche viaggi di singoli, in cui si parte da posizioni di odio aperto e si finisce col dare la vita uno per l’altro.

Poi, finito di pubblicare sul blog, hai deciso di passare all’e-book. Come mai questa forma? E come mai non un editore alle spalle?
Dal blog all’Ebook il passo è stato breve anche perché io mi occupo quotidianamente di digital Publishing e mi sono sempre più appassionato a questo fenomeno, convincendomi che può essere una via nuova. Ci sono svariate ragioni e svariati pro e contro nella scelta della via solitaria. Vediamone alcune. Non avere editore significa totale libertà nel gestire il tuo libro a partire da quello che io considero lo scoglio numero uno alla diffusone della lettura italia: il prezzo dei libri. Esagerato. Ho scelto di vendere il mio a meno di due euro per dare la possibilità a chiunque di comprarlo. Chiaramente non avere editore significa sbattersi a fare tutto il marketing e la pubblicità per il tuo libro, va anche detto che sto trovando divertente questo aspetto, mi mette ire l’azione con tante persone e sfrutto al massimo le caratteristiche di Facebook e dei social network. L’ebook è il futuro del libro. Chi mi conosce sa come la penso, la carta diventerà con gli anni un prodotto di nicchia. Considera che le previsioni per il 2015 sono di avere in circolazione 300 milioni di tablet, tu dove investiresti? Spiace vedere che gli editori italiani stentino a comprendere le potenzialità del mezzo e quando lo usano impongono prezzi assurdi solitamente sopra i 7€, o peggio Usino il DRM.

Pensi di dedicarti ancora alla scrittura, dopo questa esperienza?
Attualmente sto scrivendo il secondo libro ambientato nel mondo di INSeCTA, tranquilli non è una trilogia, sto cercando di strutturare il secondo racconto in modo che sia svincolato dal primo e che lo si possa leggere a prescindere dall’aver letto questo. Anche qui MZB docet, anche se questo approccio implica una maggior fatica nella scrittura.
Quindi ho in mente di riprendere in mano il progetto di cui ti parlavo prima, con un mio amico.
Infine, l’idea che mi sta frullando è di usare tutto il pecunia che dovessi guadagnare dalla vendita di questo primo libro per farlo tradurre e venderlo attraverso le piattaforme digitale anche in lingua straniera sto pensando allo spagnolo e all’inglese. Poi vedremo insomma.
Grazie mille per essere stato con noi.
No, grazie a te per la cortesia e la disponibilità, altri blog non sono stati così generosi.
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