Riesumando: "I Funeracconti"

Era da un po’ che stavo pensando a una nuova rubrica, ma non mi ero ancora deciso a darle una vita. Oggi sembra sia la volta buona. Eccomi quindi a presentarvi RIESUMANDO.
Sì, il titolo è forse tendente al macabro, ma mai come questo ‘debutto’ risulta appropriato.
Ma veniamo subito al dunque, che cos’è Riesumando? Beh, Riesumando sarà uno spazio a cadenza ‘a piacere’, in cui riproporrò alcuni miei commenti a dei libri che mi sono particolarmente piaciuti e a quali vorrei dare ancora un po’ di visibilità. Verranno trattati esclusivamente titoli che mi hanno davvero sorpreso e che mi hanno regalati bellissimi momenti, sia durante che dopo la lettura.
E dicevo che mai come questa prima puntata il titolo Riesumando suonava perfetto. Questo perché il primo libro di cui volevo ri-segnalarvi il commento è “I Funeracconti”, un’antologia di racconti riguardanti la morte e il funerale, scritta dalla bravissima Benedetta Palmieri e pubblicata l’anno scorso da Feltrinelli.
“I Funeracconti” è stato uno dei volumi che più ho apprezzato l’anno scorso. Leggerlo è stata una sorpresa fortissima, perché mi aspettavo un qualcosa di, forse, più ‘frivolo’ e spassionato, invece ho trovato storie che, sì, sono anche divertenti e irriverenti, ma che toccano una profondità che poche volte ho trovato in uno scritto.
Io ve ne consiglio la lettura. Riderete, inorridirete, rifletterete e troverete molti pezzi d’Italia e di Napoletanità.

“I Funeracconti”
di Benedetta Palmieri

 

“Ironia. Gli sembrava quasi una parola onomatopeica. Come se il suo suono fosse già di per sé beffardo. Si chiese distrattamente se quella piega ironica avesse a che fare con qualcosa che riguardava l’aldilà. Piuttosto che preoccuparlo, la cosa fu a un passo dal divertirlo”

Un presenzialista dei funerali. La capintesta di una blasonata agenzia di pompe funebri. Un parco a tema che promette di far morire dal divertimento. La redazione di “Glamourt”. Un collezionista di rarissimi carri funebri. Una dama di condoglianza. Un tumulatore di animali domestici. Un necroforo di fiori d’appartamento. Le ultime volontà di un uomo generoso. Un neo-defunto alle prese con la burocrazia.

Dieci racconti che iniziano quando tutto finisce.
Dieci racconti che giocano con la morte e con le sue innumerevoli declinazioni – qualche volta drammatiche, spesso assurde, sempre umanissime.
Dieci racconti e un filo che li tiene insieme.
Benedetta Palmieri affronta uno degli ultimi tabù con ironia partenopea e scaramantico disincanto, perché dietro la paura della morte c’è un mondo da raccontare.

Quanti modi ci sono per parlare della morte? Beh, molti, anche se non sembrerebbe, e se leggerete I Funeracconti di Benedetta Palmieri ne scoprirete almeno dieci.
Già, perché come suggerisce anche il titolo, questo libro altro non è che una raccolta di racconti che affronta uno degli argomenti più ‘spinosi’ e indigesti: la morte. Anzi, la morte e il funerale, quel momento in cui si dice davvero addio al defunto.

L’autrice ci accompagna quindi tra vari episodi strettamente legati ‘all’ultimo viaggio’, e lo fa passando da momenti di grande intensità, come per esempio tutti gli ‘intramezzi’ che separano i vari racconti, dove ci si sente particolarmente coinvolti, particolarmente toccati, a momenti di umorismo nero, come per esempio il racconto Glamourt, una delle punte più divertenti e meglio riuscite della raccolta.
Incredibile anche lo stile di scrittura, che passa dal grande coinvolgimento a un leggiadro ‘trotto’, da momenti di riflessione a scenette più veloci e dirette, dall’italiano più ricercato al dialetto partenopeo… In somma, Benedetta Palmieri ci offre stuzzichini davvero ben curati e ottimamente riusciti.

Attenzione però, non dobbiamo affatto scambiare questa prova letteraria con una semplice raccolta di divertissements ‘lugubri’, perché di occasioni per riflettere, in questi testi, ce ne sono molti, magari nascosti, ma molti. Perché, in fondo, la morte è una delle poche cose certe nella vita; la si può affrontare in molti modi, ma bisogna affrontarla.

Non è, inoltre, solo di morte che si parla tra queste pagine, ma anche di vita. L’ultimo saluto diventa spesso un pretesto per parlare della gente e della quotidianità, o per descrivere una società… penso ad esempio al racconto Gaeta’, in cui a un certo punto si parla del Napoli di Maradona e, in poche righe, viene magistralmente spiegata una ‘realtà storica’, raccontato un sentimento ‘globale’ che contaminava la Napoli di quel periodo, ma probabilmente anche molti altri italiani, creando uno dei punti migliori del libro, a mio avviso.

C’è dunque grande ricchezza in questi dieci racconti. C’è divertimento e c’è sentimento, c’è ironia ma anche profondità di pensiero.
Una lettura fuori dall’ordinario ed estremamente interessante.

Vi segnalo, per concludere, che QUI trovate un’intervista fatta all’autrice. a mio avviso, una delle mie interviste migliori (per merito delle risposte, ovviamente).

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6 pensieri su “Riesumando: "I Funeracconti"

  1. Benedetta ha detto:

    A parte l'onore di essere la prima (e il titolo della rubrica, che non può che piacermi…), è proprio una bella idea.
    A volte dovremmo poter recuperare “cose” vecchie, e far prendere loro nuova aria – farle uscire un po', farle confrontare con nuovi giorni, nuovi tempi, far fare loro nuovi incontri, misurarci noi con la loro presenza in momenti diversi della nostra vita.

  2. Benedetta ha detto:

    Grazie mille, sono felice quando i Funeracconti sono letti (e apprezzati) – ci tengo molto. Se poi lei è chi penso possa essere, posso considerarlo anche un po' giudizio tecnico? (Ma va bene in ogni caso, naturalmente).
    Benedetta

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