Commento al libro: "Divergent"

Dopo la firma della Grande Pace, Chicago è suddivisa in cinque fazioni consacrate ognuna a un valore: la sapienza per gli Eruditi, il coraggio per gli Intrepidi, l’amicizia per i Pacifici, l’altruismo per gli Abneganti e l’onestà per i Candidi. Beatrice deve scegliere a quale unirsi, con il rischio di rinunciare alla propria famiglia. Prendere una decisione non è facile e il test che dovrebbe indirizzarla verso l’unica strada a lei adatta, escludendo tutte le altre, si rivela inconcludente: in lei non c’è un solo tratto dominante ma addirittura tre! Beatrice è una Divergente, e il suo segreto – se reso pubblico – le costerebbe la vita. Non sopportando più le rigide regole degli Abneganti, la ragazza sceglie gli Intrepidi: l’addestramento però si rivela duro e violento, e i posti disponibili per entrare davvero a far parte della nuova fazione bastano solo per la metà dei candidati. Come se non bastasse, Quattro, il suo tenebroso e protettivo istruttore, inizia ad avere dei sospetti sulla sua Divergenza…

Che cosa significa essere una Divergente? Non ve lo dirò. Non ve lo dirò perché questa domanda accompagnerà Beatrice per tutta la sua vicenda. Vi dirò però che “Divergent” è stata una lettura davvero piacevole e interessante, capace di far riflettere su alcune cose che, forse, non avrei mai davvero preso in considerazione. Siamo in una società divisa in fazioni, fazioni contraddistinte per i sentimenti e gli ideali che dominano i loro appartenenti. Ecco quindi che ci sono gli Eruditi, che perseguono la conoscenza. Gli Intrepidi, che con il coraggio difendono la città. I Pacifici che, ovviamente, vivono nella pace. I candidi, che sono votati alla sincerità assoluta. E, infine, gli Abneganti, di cui fa parte, almeno inizialmente, la protagonista, che sono una sorta di altruisti estremi, votati all’altro e assolutamente non a se stessi.
Ogni ragazzo, però, ad un certo punto della sua vita deve scegliere e quale fazione appartenere, e per compiere la scelta migliroe c’è un test attitudinale e ti indirizza verso la fazione più adatta a te. Ma cosa succede se nessuna fazione è adatta a te più delle altre? Cosa capita, e cosa farai, se scoprissi che non hai una ‘dote’ predominante a cui appoggiarti? Queste sono le domande a cui dovrà rispondere Beatrice.
Da qui, grazie ad una bella scrittura coinvolgente e precisa, mai troppo carica e ben equilibrata, si parte per vivere una nuova vita e ci si ritroverà coinvolti in un intrigo al quale bisogna tentare di sopravvivere.
Al di là del fatto che, appunto, il testo è ben scritto, i personaggi ben delineati e interessanti… al di là dell’avventura che il lettore si ritrova a vivere, delle prove che anche il lettore deve superare assieme alla protagonista, superando e compiendo atti anche piuttosto estremi, credo che la cosa che più mi ha colpito sia un messaggio molto semplice del libro: nessuna qualità, per quanto candida e altruista, può bastare da sola. Anzi! Il seguire una sola attitudine porta soltanto guai. L’esaltazione delle qualità porta guai.
Gli Abneganti, per esempio, son in fin dei conti una sorta di creatura perfetta, probabilmente, nei nostri ideali del buon vivere. Pensate, tutti disponibili verso gli altri, pronti ad aiutare gli altri… però l’assenza di egoismo va a mortificare l’individuo stesso. Qualcuno arriva addirittura a picchiare per rendere gli altri altruisti…
Stesso dicasi per gli Intrepidi. Il coraggio viene talmente estremizzato da sfociare nella stupidità, portando le persone a compiere continui atti estremamente pericolosi senza reale motivo. Noi parliamo poi degli Eruditi, la cui sete di conoscenza causerà…
In somma, per vivere davvero bene, bisogna vvere pienamente, accettando tutti i nostri lati e non reprimendo certe sfacettature che ci sembrano più oscure. Ovvio che serve il controllo e l’equilibro, ma non dobbiamo correre il rischio di idealizzare eccessivamente alcuni sentimenti, neanche quelli buoni e positivi, perché, come si dice, il troppo stroppia.
Quindi, ecco, questo libro è un po’ un invito ad accettarsi per quello che si è e a rivalutare l’intera idea di cosa è davvero buono e cosa no, secondo me.
Per concludere, io non vedo l’ora di poter leggere il secondo volume, perché la conclusione del primo mi fa ben sperare per nuove avventure e, soprattutto, voglio scoprire cosa si nasconde fuori dalla città!
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