La valle delle donne lupo: commento al libro e intervista all’autrice

Come riassumere quello che nei mondi chiusi ci si aspetta da una donna? «Vivere da morta. Patire da muta. Obbedire da cieca. Amare da vergine».
E che farne allora di quelle diverse che allignano nel paese come erbe cattive: mancine, strabiche, albine, o troppo fantasiose, o semplicemente «affette dal morbo della malinconia»?
Tra le storie sepolte nell’oblio, in una valle dell’Alto Piemonte, c’è quella del «prato delle Balenghe». A raccontarla è rimasta solo Fenísia C, «la stría, la pelamorti, la Lupa», vecchia di tanti inverni, che guarda il cimitero fuori dalla finestra e parla di donne e di streghe, di ribellioni e condanne, con la certezza «di essere transitata in questa lagrimarumvalle per provare che è sempre possibile andare controcorrente».

Questo, cari lettori, è un grande libro!

Un grande libro perché in poche pagine (249) riesce a raccontare davvero tanto, a inserire dei temi per niente scontati e che meritano molte riflessioni e, inoltre, lo fa con una scrittura unica, intensa, profonda e meravigliosa.

La valle delle donne lupo racconta la vita di Fenìsia: la sua nascita, la sua fanciullezza, l’adolescenza, la vita adulta, la vecchiaia, gli amori e i rancori. Ma La valle delle donne lupo racconta anche la storia di un paese di montagna, isolato dal resto della civiltà.
E la cosa bella del romanzo è che raccontando di questi fatti la Pariani riesce a parlare dell’intera condizione femminile dell’epoca trattata, cosa che ci fa poi riflettere sull’attuale condizione femminile, e anche dello spopolamento, in atto ancora oggi, di questi posticini montani, e quindi la perdita di tutta la cultura ad essi collegata.

Ma interessante è anche il modo in cui il libro è scritto. La Pariani ha infatti usato una sorta di schema AB, come per le poesie, e per tutto il romanzo si alternano uno ad uno i capitoli in cui si ripercorre la vita della protagonista e quelli in cui un’intervistatrice fa delle domande alla Fenìsia stessa, approfondendo quello che è già stato o che verrà raccontato di lì a poco.
A questo si aggiunge anche la scelta di utilizzare una narrazione intrisa di parole dialettali, di modi di dire, che rendono la lettura estremamente convincente e coinvolgente.

Impossibile non rimanere affascinati dalla Fenìsia e da sua cugina, la Grisa, che affiorano dalle pagine scritte con forza e carisma.
Due grandissimi personaggi letterari che mi porterò a lungo nel cuore, e un libro davvero eccezionale, meritevole di grande attenzione e di attente riflessioni.

Spinto dall’amore per questo testo, ho contattato la Signora Pariani che, gentilissima, ha accettato di rispondere ad alcune domande. Le trovate qui sotto.
Io vi invito a leggerle perché sono di grande interesse, e vi invito ovviamente a leggere anche il romanzo, perché lascirselo scappare sarebbe proprio un gran peccato.


1) Volevo iniziare chiedendole: chi sono le donne lupo per lei?
Donna lupo è solo uno dei tanti nomi – maga, strega, erbèra, sanatrice – con cui sono state chiamate nel corso dei secoli le donne che, conoscendo il potere delle erbe, sapevano curare le malattie. Donna lupo o balenga in particolare si usa in Piemonte per le donne che “fanno la fisica”, cioè conoscono le pratiche magiche e perciò vivono circondate dalla diffidenza dei vicini.
Io comunque nel romanzo utilizzo il termine di donna lupo anche in un altro senso: come equivalente a “donna non sottomessa”, non disponibile a vivere su uno sgabello ai piedi della Storia. Per la Fenìsia, protagonista del romanzo La valle delle donne lupo, il mondo femminile si divide in due: le pecore, che si adattano a modelli calati dall’alto, e le lupe “che affrontano a viso aperto il grave del mondo”.

2. Lei è passata dalla giungla metropolitana di Milano è una selva oscura alla foresta e all’isolamento de La valle delle donne lupo. Come mai? Da dove le sono nate le idee e il desiderio di scrivere questo libro?
Tra la storia del barbone milanese Dante Lingera, protagonista di Milano è una selva oscura, e la vicenda solitaria della Fenìsia, che sta al centro de La valle delle donne lupo, ci sono molti legami. Sono due personaggi che, arrivati alla vecchiaia, scelgono di mettersi consapevolmente e rabbiosamente fuori dalla vita comune. Si tratta di un mio personale interesse per le persone sole che stanno “fuori dal gregge”.
Comunque il fascino che esercita su di me il “mondo” della Fenìsia mi viene anche dal fatto che abito in una zona dell’Alto Piemonte che si sta spopolando di giovani. Quindi ho sotto gli occhi il problema dei paesi di montagna dove rimangono poche persone anziane a condurre una vita sempre più isolata, praticamente fuori dal tempo. Perciò in un anno in cui si è fatto un grande strombazzare riguardo all’unità d’Italia, ho voluto raccontare quella parte del paese che, non cadendo sotto i riflettori televisivi, resta quasi sconosciuto alla maggioranza della gente. Ché la montagna, come dico nella nota finale, “più che un luogo geografico, è un’esperienza: quella di un mondo potente nella sua resistenza a certe pazze vertigini della modernità, ma assolutamente marginale”.

3. Il libro è strutturato come una sorta di Memorie e, allo stesso tempo, come un’indagine sul campo. Ha svolto un grosso lavoro di ricerca oppure sono semplicemente dei ricordi, magari di quand’era bambina?
Per costruire il personaggio dell’intervistatrice, mi sono rifatta ai miei ricordi. Negli anni Settanta, infatti, ho raccolto molte interviste a donne anziane in alcune zone dell’Alto Piemonte – gli alpeggi intorno alle Valli Antigorio e Formazza – riguardo a canzoni, leggende, detti popolari, aneddoti della vita quotidiana… Il lavoro antropologico mi ha sempre interessato, perché porta alla ribalta tutti coloro che la Storia Ufficiale ha ignorato: persone emarginate, mute nei libri di Storia, che però hanno intrecciato nel silenzio e nella povertà della loro vita quotidiana un ordito resistente che si chiama cultura. Perciò mi ha fatto piacere dedicare un romanzo alle donne che sapevano curare con le erbe. Vorrei infatti che la memoria delle persone che allora ho incontrato non andasse persa, come sono scomparsi quegli oggetti – armadi, letti, utensili – che le comunità montane con fatica hanno messo insieme nei secoli e che ora, portati via dalle case di questi paesini abbandonati, sono finiti forse tra le cianfrusaglie di qualche rigattiere.

4. Nel libro, tra le altre cose, si descrive anche il fenomeno dello spopolamento dei paesini isolati a favore delle grandi città e dell’industrializzazione. Per caso… si stava meglio quando si stava peggio? Oppure è la civiltà attuale a uscirne vincitrice?
Il mondo della montagna è sempre stato radicalmente
diverso dal mondo della città. Ha resistito con “arcaica” caparbietà all’invasione del moderno, ha tentato di opporsi alla sua distruzione. Ma è stata una lotta impari, e alla fine di quel mondo restano solo sprazzi consumati e logorati: come, per esempio, nella banalizzazione di certe antiche feste popolari trasformate in sagre folkloristiche… Certo non intendo dare del mondo contadino un’interpretazione idillica: c’erano un’infinità di storture, troppa ignoranza, molti soprusi che è bene siano finiti, lo ammette la Fenìsia stessa. Ma la perdita della memoria collettiva della “cultura della montagna”, sopraffatta dalla cosiddetta cultura di massa, mi sembra un fatto grave. Per usare le parole della mia protagonista, “adesso l’anima non l’ha più nemmeno il sambuco”: “la gente non ha più sentimento. E se la gente non ha più sentimento, per un paese è finita.”

5. Le donne sono le protagoniste del libro. Donne forti, specialmente, che per il loro non adattarsi alle regole venivano mal viste, e non solo. Come mai questo atteggiamento, secondo lei? Durante le sue ricerche ha scoperto il motivo per cui gli uomini, ma anche le altre donne, attaccavano questi personaggi fuori dal coro? Per paura forse?
La storia narrata ne La valle delle donne lupo riecheggia la memoria dei tempi in cui l’“apertura” delle donne alla magia e all’aldilà – che ha alla base il rapporto delle donne con la procreazione e con i cicli temporali – era un fatto riconosciuto e temuto. Le sanatrici, per la loro pratica medica, erano molto utili alla comunità, ma nel contempo erano circondate da diffidenza e paura: chi è capace di sanare potrebbe infatti con le stesse erbe dare la morte. Il controllo su questa forma di “potere” al femminile è stato perciò costantemente esercitato dalla Chiesa, attraverso il tribunale dell’Inquisizione. In particolare ciò è accaduto soprattutto nelle valli alpine, dove sono migliaia le donne finite sui roghi con l’accusa di stregheria. La diffidenza verso le sanatrici è quindi un’eredità di quei tempi lontani. Ma è anche qualcosa di più: chi è diverso – chi in qualche modo si stacca dal “gregge – eccita sempre la diffidenza e il sospetto.

6. E le donne, oggi, stanno davvero meglio della Fenìsia e delle altre? Oppure bisogna ancora lavorarci bene?
Tv e pubblicità presentano alle ragazze di oggi modelli di femminilità che sembrano emancipativi, ma in effetti riattualizzano vecchi schemi: donna maliarda e viziosa, donna padrona di casa, donna che si esaurisce nel ruolo di madre.
C’è un fumetto che ho disegnato alla metà degli anni Settanta – ero giovanissima e cominciavo allora a pubblicare su riviste e libri di fumetti: glielo inserisco qui perché esemplifica bene la situazione.

7. Concludo con la domanda curiosona: sta già lavorando a qualcos’altro? E se sì, ci può anticipare qualcosa?
Sto lavorando su Dino Campana, ancora una volta un personaggio “fuori dal gregge”. Si tratta di due lavori in contemporanea: da una parte un romanzo, dall’altra un film a disegni. Infatti in quest’ultimo periodo sono tornata a disegnare con intensità. Tra l’altro, per chi fosse curioso della mia attività come disegnatrice, sul mio sito http://www.omegna.net/pariani c’è la sezione Fumetti in cui sono presenti anche strisce e disegni dedicati a La valle delle donne lupo.

L’intervitsa è finita e io ringrazio infinitamente Laura Pariani per essersi così gentilmente prestata alle mie domande.

Annunci

2 pensieri su “La valle delle donne lupo: commento al libro e intervista all’autrice

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...