I demoni di mezzanotte e intervista all’autrice

E’ da poco disponibile, in formato digitale e non, il nuovo romanzo di Romina Principato.
Romina ha esordito qualche tempo fa col primo romanzo del ciclo fantasy I quattro re, ma questa volta ha deciso di affrontare atmosfere più cupe e legate alla caccia alle streghe e all’inquisizione italiana.
Non c’è che dire, un romanzo ambizioso che sicuramente vi incuriosirà!

I demoni di mezzanotte
di Romina Principato

Nell’Italia di inizio ‘500, la comunità di un piccolo paese sperduto tra le colline della Val Camonica, controllato dal Duca De Baccelli e lontano dai domini della Diocesi di Brescia, vive come può dedicandosi all’allevamento e all’agricoltura, oltre che alla preghiera nella piccola chiesa gestita dal frate domenicano Orazio.
In questa valle tranquilla, seppur molto povera, vivono Agata e Giacomo, fratelli gemelli di quindici anni, con la loro balia Amelìa, una donna piuttosto anziana che li ha cresciuti dopo la morte della madre naturale, avvenuta parecchi anni prima.
Per nascondere un passato piuttosto tragico, i tre abitano isolati dal resto della popolazione, su una collina esposta direttamente sulla vallata e sul piccolo borgo. Amelìa nonostante l’età è una donna molto forte e dura, temprata da esperienze che l’hanno segnata profondamente e molto ostile nei confronti della Chiesa e dei suoi rappresentanti, pur essendo cattolica. Agata e Giacomo sono cresciuti insieme a lei dall’età di cinque anni e da lei hanno appreso la difficile arte della sopravvivenza. I loro caratteri opposti li portano ad affrontare il mondo in maniera diversa, la prima timida e dolce, il secondo duro e serio.
A causa della sua timidezza e ingenuità, Agata verrà avvicinata con facilità da un personaggio troppo lontano dal suo ambiente di vita, che con abili menzogne la convincerà a partecipare a una festa organizzata sulla cima del Pianoro, una collina poco lontana dal paese.
Ma proprio quella festa sarà l’inizio del declino. Lì Agata riceve un’amara sorpresa e capisce che vi è stata portata solo per un unico scopo, che non è quello che pensava. Inoltre una misteriosa malattia comincia a uccidere molte persone e animali, e, assieme al freddo dell’inverno e alla siccità, rende la sopravvivenza del paese sempre più difficile.
Frate Orazio viene allertato da un pastore della presenza dei resti di un falò e, una volta constatata l’attendibilità della testimonianza, non può fare altro che avvertire la Chiesa e le autorità di Brescia, pur sapendo che l’arrivo dell’Inquisitore avrebbe cambiato per sempre le sorti del paese.

EDITORE: REI
PAGINE: 590

Per conoscere meglio lei e il suo nuovo lavoro, Romina ha gentilmente accettato di rispondere a qualche domanda. Vi lascio quindi con questa bella intervista e vi invito a leggere questo romanzo che, ovviamente, poi commenteremo insieme!

Ciao Romina e grazie per aver accettato di fare quattro chiacchiere “tra le mele”.
Io partirei subito con la classica domanda di conoscenza: chi è Romina Principato?
Ciao e grazie a te per avermi ospitata nel tuo bellissimo blog! Allora, che dire di me, sono una ragazza di 26 anni con svariate passioni, tra cui quelle splendide e appaganti di andare a cavallo e scrivere. Adoro stare a contatto con la natura e con gli animali, e non resisto all’impulso frenetico di mettermi davanti a una tastiera a scrivere storie. Ho cominciato a farlo per gioco circa 9 anni fa, quando mi venne in mente una storia di Draghi e Cavalieri. Non avrei mai immaginato che sarebbe diventata una specie di dipendenza. A distanza di così tanto tempo la mia mente è diventata un pozzo di idee, peccato solo che la vita frenetica che conduco e i mille impegni non mi permettano di scrivere quanto vorrei.

Sei da poco in libreria con “I demoni di mezzanotte”. Ce ne vuoi parlare? Com’è nata questa idea?
“I Demoni di Mezzanotte” è il mio secondo romanzo edito, un progetto nato per caso e diventato subito molto ambizioso. E’ ambientato nel nord Italia, agli inizi del 1500, durante il difficile periodo delle guerre e dello strapotere della Chiesa, che si manifestava in tutta Europa con la caccia agli eretici e, in particolare, alle “streghe”. Racconta la storia di Agata e Giacomo, fratelli gemelli rimasti orfani della loro madre in tenera età, e di Amelia, la loro tutrice; una semplice famiglia di umili contadini che cerca di sopravvivere al rigido inverno che imperversa sui monti della Val Camonica. La loro già difficile vita viene presto stravolta da alcuni episodi spiacevoli, che porteranno nella piccola comunità di Cemmo l’ombra indagatoria della Chiesa, e del suo più nero rappresentante: l’Inquisitore.
Il romanzo non è stato scritto di mia spontanea volontà, cioè non è nato per un’ispirazione improvvisa, dato che io sono sempre stata legata al genere fantasy e non mi sarei mai sognata di passare di colpo allo storico. La proposta mi era arrivata dallo stesso editore che mi ha pubblicata, Edizioni Rei, il quale cercava un romanzo che parlasse di streghe. E’ stata una sfida che mi lanciò due anni fa e che io decisi di accettare, pur conscia delle difficoltà che avrei incontrato, prima fra tutte il fatto di non avere nemmeno un’idea di trama in testa. Io infatti non scrivo mai nulla se non ho prima anche solo una piccola ispirazione che dia lo slancio per stendere una storia.

Tu hai esordito già qualche anno fa col primo volume del ciclo “I quattro re”, un fantasy che potremmo definire ‘tradizionale’. Ora arrivi con questo nuovo libro che cambia del tutto genere, si tratta infatti di un gotico che ha radici ben piantate nello storico, con inquisizione e streghe. Come mai questo passaggio? Hai riscontrato delle difficoltà nel passare da un genere all’altro?
Come dicevo prima, il passaggio da un genere all’altro è stato un atto forzato. L’editore non voleva elementi fantastici nella storia, io ne avrei messi volentieri ma lui lo voleva sobrio e libero da fantasticherie. E così si sono presentati i primi problemi, proprio perché non sapevo da dove cominciare. E’ stato difficilissimo per me non introdurre quelle caratteristiche tipiche delle trame a cui ero abituata, come la magia, e stendere una trama che fosse soddisfacente mi ha portato via parecchio tempo.

Questo dell’inquisizione, tra l’altro, è un periodo particolarmente buio e molto controverso. Ti sei documentata molto? E come sei riuscita a districarti?
La documentazione è stata il primo passo che ho fatto per trovare un’idea solida per la storia. Ho letto numerosi volumi sul tema, anche alcuni vecchi racconti, ma soprattutto libri che trattavano il periodo dal punto di vista prettamente storico. Dovevo capire il più possibile cos’era successo, i come e i perchè delle persecuzioni, i metodi utilizzati e tutte le sfumature possibili. Così, grazie a tutti i dettagli che riuscivo a recuperare, aiutata anche da internet, ho trovato l’idea giusta e ho potuto cominciare a scrivere questo corposo romanzo, in cui s’intrecciano amore, lotta, dolore, tortura e una profonda riflessione sulla Fede. E, come ben sanno coloro che scrivono, quando hai in testa una storia potente tutto diventa più facile, perchè una volta che inizi a stendere la trama il resto scivola via facilmente, come se fosse già tutto scritto.

Che speranze nutri nei confronti di questa tua nuova creatura? Quali paure?
La mia speranza principale è ovviamente che piaccia. Sono sicura che il lettore che mi ha già conosciuta grazie al mio primo romanzo si troverà spiazzato di fronte a questo testo, non solo per il genere e il tema ma soprattutto per lo stile. A differenza de “I Quattro Re”, molto introverso e descrittivo, qui troviamo quasi 600 pagine cariche di storia ed eventi, in cui la vita dei protagonisti corre frenetica fino al culmine del finale, con un ritmo veloce e incalzante. La mia paura più grande è invece quella di aver commesso errori nella ricostruzione dei particolari storici in cui ho ambientato la narrazione. Ho letto molto e ho fatto tante ricerche (diciamo che i primi cinque mesi di lavoro sono stati dedicati solo ed esclusivamente alla raccolta del materiale) ma non sono riuscita a trovare tutti i particolari che cercavo, perciò per descrivere, ad esempio, alcune usanze ho dovuto basarmi su fonti diverse dai libri o internet, come i film. Essendo il tutto ambientato nel 1500, occorreva conoscere più cose possibili di quel periodo, cosa difficile non avendolo vissuto in prima persona. Spero quindi che il lettore possa essere clemente con me in caso di eventuali errori!

Hai in programma di fare delle presentazioni del nuovo romanzo, incontrando così anche i tuoi lettori, nel prossimo futuro? Hai già qualche data da darcin in anteprima?
Sì, stiamo organizzando un paio di presentazioni tra dicembre e l’inizio di gennaio, una delle due anche parecchio imminente. Ma per ora non ho nulla di certo, perciò preferisco aspettare di essere sicura prima di dare delle date.

La tua esperienza editoriale, specialmente relativa al primo libro, se non sbaglio è stata un po’ travagliata. Ora che hai un nuovo editore e stai per tornare a farti leggere, te la senti di fare qualche considerazione personale sull’editoria in Italia e, in particolar modo, sugli esordienti e l’attenzione a loro riservata?
Non me la ricordare quell’esperienza… Quasi non mi sembra vero di poter guardare la mia nuova creatura con serenità, sapendo di averla affidata a una persona di fiducia. L’editoria in Italia è, come molte altre cose in questo paese, un mondo irto di pericoli e ostacoli. Per arrivare dove nomi noti arrivano in un attimo, e scrivendo pure stupidate di bassa qualità, non basta sudare sette camicie. L’autore esordiente deve essere imprenditore di se stesso. Non avendo quasi mai l’appoggio completo dell’editore, deve sbattersi per l’autopromozione, deve contattare librerie, biblioteche, associazioni culturali ecc. per riuscire a piazzare qualche copia e avere una piccola speranza di essere letto da più gente possibile. E non parliamo della promozione su internet! Blog e social network sono i più utilizzati per farsi pubblicità. Per alcuni autori esordienti è divertente andare in giro a farsi promozione. Io penso lo sia all’inizio, poiché è appagante stare a contatto con il proprio lettore e sentire direttamente da lui le impressioni che il tuo libro gli ha dato. Ma alla lunga stanca e deprime. Soprattutto perchè la stragrande maggioranza degli editori se ne approfitta. Gli editori a pagamento si limitano solo a incassare un sacco di soldi e a stampare le copie minime indispensabili, punto, finito lì il loro compito. Quelli grandi e famosi non ti degnano di uno sguardo. Quelli piccoli sono troppo piccoli per farsi strada tra gli squali che gestiscono il mercato editoriale, quindi molti ad un certo punto cominciano a pensare più al guadagno che alla qualità. Le librerie fanno spazio soprattutto a libri stranieri e ai nomi famosi italiani, viene perciò dato poco spazio per i piccoli e sconosciuti esordienti italiani, i quali ipocritamente scrivono più di quel che leggono, vorrebbero sfondare e diventare famosi ma allo stesso tempo aberrano gli altri autori italiani, definendoli privi di qualità (il che non è del tutto falso, dato che ho letto certi libri davvero orrendi…). Insomma, un gran casino e un grande problema che nessuno pare sia disposto a risolvere.

E per concludere… progetti per il futuro? Dobbiamo attenderci tuoi nuovi lavori a breve? Sai che siamo curiosi qui! 😉
Progetti tantissimi, tempo a disposizione per portarli avanti troppo poco! Di sicuro a breve mi rimetterò a lavorare sul mio primo romanzo “I Quattro Re, I sovrani della Luce”, essendo il primo capitolo di una saga complessa e lunga, a cui tengo molto. Vorrei riuscire a ripubblicarla magari il prossimo anno, in nuova veste grafica ed editoriale, e anche con contenuti migliorati rispetto al precedente. E subito dopo vorrei dare alla luce anche il secondo romanzo della saga, “Il sovrano dell’Aria”, di cui ho già pronta una bozza che supera le 600 pagine. Ci sarà da snellire ovviamente, ma aspettatevi altri due romanzi belli corposi!

Io ti ringrazio immensamente per la disponibilità e ti faccio un grosso in bocca al lupo per il romanzo!
Grazie di nuovo a te, mi ha fatto grande piacere essere qui!

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