Speciale Lavinia: incipit

Era il maggio del mio diciannovesimo anno di vita e con Tita e Maruna mi recai alla foce del fiume per prendere il sale dedicato alla sacra mensa. Mio padre predispose che ci accompagnassero un vecchio servo e un giovanetto con un asino. Le saline non distano che poche miglia dalla città, risalendo la costa, ma decidemmo di passar fuori anche la notte e caricammo il povero asino di vivande. Impiegammo tutto il giorno per arrivare alla foce del fiume e ci accampammo su una duna erbosa che si affacciava sul mare e sulle sponde del fiume. Cenammo intorno al fuoco, narrando storie e intonando canti mentre il sole tramontava nel mare e il cielo primaverile si colorava di un blu sempre più intenso. Ci addormentammo accarezzati dalla brezza marina. Mi svegliai alle prime luci dell’alba. Gli altri erano ancora profondamente addormentati. Gli uccelli salutavano in coro il giorno che nasceva. Mi alzai e andai alla foce del fiume. Presi dell’acqua, ma prima di bere ne offrii qualche goccia al Padre Tevere, pronunciandone il nome più noto e quelli antichi e segreti, Albula e Rumon. Poi bevvi con piacere l’acqua dal sapore lievemente salato. Il cielo si era fatto più luminoso ora, e potei scorgere le onde lunghe e compatte là dove la corrente incontrava la marea in arrivo. Al di là di quella linea, sul mare cupo, vidi una flotta di grandi navi nere provenire da sud e avvicinarsi alla foce. Sul fianco di ogni nave, una lunga fila di remi si sollevava e poi ricadeva in acqua, come un batter d’ali al crepuscolo. Una dopo l’altra le navi fendevano le onde, sollevandosi e affondando, una dopo l’altra si dirigevano verso di noi. I tre rostri lunghi e arcuati erano di bronzo. Mi accovacciai in riva al fiume nel fango salmastro. La prima nave mi superò calando su di me come un velo scuro, avanzando regolarmente al ritmo pesante e sordo dei remi sull’acqua. I volti dei rematori erano in ombra, ma contro il cielo si stagliava la figura di un uomo in piedi, a poppa, che guardava avanti. Il suo volto è severo eppure schietto, guarda davanti a sé nell’oscurità, e prega. Io so chi è. Quando anche l’ultima nave mi superò con quel batter di remi, faticoso e sordo, e scomparve nella foresta che cresce fitta su entrambe le sponde del fiume, il canto degli uccelli riempiva l’aria e il cielo splendeva luminoso sopra le colline a oriente. Tornai al nostro accampamento. Dormivano tutti, le navi erano scivolate via mentre erano ancora immersi nel sonno. Non dissi nulla di ciò che avevo visto. Scendemmo alle saline e raccogliemmo il fango grigio e viscido in quantità sufficiente per ricavare sale per tutto l’anno, lo caricammo in ceste sull’asino e prendemmo la via del ritorno. Non permisi che indugiassero, si lamentarono e rallentarono un po’, ma molto prima di mezzogiorno eravamo già a casa. Andai dal re. — Padre, una grande flotta di navi da guerra ha risalito il fiume all’alba — gli dissi. Mi guardò, il suo viso era triste. — Così presto — furono le sue uniche parole.

Questo era l’incipit del romanzo di Ursula K. Le Guin che, a partire da oggi, potrete trovare nelle librerie italiane grazie alla Cavallo di ferro.

Ma la Le Guin non è l’unica ad aver voluto omaggiare questo personaggio secondario dell’Eneide e, specialmente nelle arti visive questa figura è stata riproposta varie volte.
Eccovene alcuni esempi:

Lavinia in una miniatura dei secoli XV-XVI.

Lavinia in un’icona del 1553 apparsa nel “Promptuarii Iconum Insigniorum”, pubblicato da Guillaume Rouille(1518?-1589).

Lavinia davanti all’altare, dipinta da Mirabello Cavolari nel 1565.

E ora Lavinia ritorna a noi in vesti letterarie. Siete pronti a presentarvi davanti a re Latino, sovrano dei Latini?

Il coraggio di una donna che scelse il suo destino.
Un omaggio all’epica delle nostre radici .

In omaggio all’Eneide di Virgilio, Ursula K. Le Guin dà voce a un perso­naggio silenzioso e minore del poema: la principessa Lavinia, moglie italica dell’eroe troiano Enea. Ed è proprio attraverso il racconto della giovane, stavolta protagonista e artefice del suo destino, che ripercorriamo gli ultimi libri dell’opera virgiliana, guardandoli da un diverso punto di vista.
Lungo un filo tutto nuovo che congiunge fra loro i pochi cenni a Lavinia nell’Eneide, l’autrice narra l’infanzia e l’adolescenza di questa ragazza nell’idillico mondo pre-romano, il tur­bamento di fronte alla scelta dei pretendenti alla sua mano, l’arrivo del va­loroso straniero secondo quanto an­nunciato da un oracolo, e poi la guerra.
Prorompendo dagli stretti confini che le ha imposto Virgilio, la principessa Lavinia del Lazio si muterà a sua volta in un’eroina, nell’emblema di una forza che non è solo violenza e armi, e si farà delicata portavoce del diritto all’autodeterminazione. Con questo romanzo, considerato dalla critica il coronamento della sua lunga carriera letteraria, Ursula K. Le Guin si conferma attenta indagatrice dei rapporti sociali e superba maestra nella creazione di affascinanti scenari.

Editore: Cavallo di Ferro
Pagine: 320
Prezzo: 16,00 €
Data di pubblicazione: 28 ottobre 2011

Siamo giunti alla fine dello speciale dedicato a questo romanzo, io vi ricordo del GIVEAWAY, che è ancora aperto, e vi invito a ripassare di qua fra qualche tempo per leggere il mio commento al romanzo e magari scambiarci qualche parere di fine lettura.
Un saluto.
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