Commento al libro: I Funeracconti

“Ironia. Gli sembrava quasi una parola onomatopeica. Come se il suo suono fosse già di per sé beffardo. Si chiese distrattamente se quella piega ironica avesse a che fare con qualcosa che riguardava l’aldilà. Piuttosto che preoccuparlo, la cosa fu a un passo dal divertirlo”

Un presenzialista dei funerali. La capintesta di una blasonata agenzia di pompe funebri. Un parco a tema che promette di far morire dal divertimento. La redazione di “Glamourt”. Un collezionista di rarissimi carri funebri. Una dama di condoglianza. Un tumulatore di animali domestici. Un necroforo di fiori d’appartamento. Le ultime volontà di un uomo generoso. Un neo-defunto alle prese con la burocrazia.

Dieci racconti che iniziano quando tutto finisce.
Dieci racconti che giocano con la morte e con le sue innumerevoli declinazioni – qualche volta drammatiche, spesso assurde, sempre umanissime.
Dieci racconti e un filo che li tiene insieme.
Benedetta Palmieri affronta uno degli ultimi tabù con ironia partenopea e scaramantico disincanto, perché dietro la paura della morte c’è un mondo da raccontare.

Quanti modi ci sono per parlare della morte? Beh, molti, anche se non sembrerebbe, e se leggerete I Funeracconti di Benedetta Palmieri, da oggi in libreria per i tipi di Feltrinelli, ne scoprirete almeno dieci.
Già, perché come suggerisce anche il titolo, questo libro altro non è che una raccolta di racconti che affronta uno degli argomenti più ‘spinosi’ e indigesti: la morte. Anzi, la morte e il funerale, quel momento in cui si dice davvero addio al defunto.

L’autrice ci accompagna quindi tra vari episodi strettamente legati ‘all’ultimo viaggio’, e lo fa passando da momenti di grande intensità, come per esempio tutti gli ‘intramezzi’ che separano i vari racconti, dove ci si sente particolarmente coinvolti, particolarmente toccati, a momenti di umorismo nero, come per esempio il racconto Glamourt, una delle punte più divertenti e meglio riuscite della raccolta.
Incredibile anche lo stile di scrittura, che passa dal grande coinvolgimento a un leggiadro ‘trotto’, da momenti di riflessione a scenette più veloci e dirette, dall’italiano più ricercato al dialetto partenopeo… In somma, Benedetta Palmieri ci offre stuzzichini davvero ben curati e ottimamente riusciti.

Attenzione però, non dobbiamo affatto scambiare questa prova letteraria con una semplice raccolta di divertissements ‘lugubri’, perché di occasioni per riflettere, in questi testi, ce ne sono molti, magari nascosti, ma molti. Perché, in fondo, la morte è una delle poche cose certe nella vita; la si può affrontare in molti modi, ma bisogna affrontarla.

Non è, inoltre, solo di morte che si parla tra queste pagine, ma anche di vita. L’ultimo saluto diventa spesso un pretesto per parlare della gente e della quotidianità, o per descrivere una società… penso ad esempio al racconto Gaeta’, in cui a un certo punto si parla del Napoli di Maradona e, in poche righe, viene magistralmente spiegata una ‘realtà storica’, raccontato un sentimento ‘globale’ che contaminava la Napoli di quel periodo, ma probabilmente anche molti altri italiani, creando uno dei punti migliori del libro, a mio avviso.

C’è dunque grande ricchezza in questi dieci racconti. C’è divertimento e c’è sentimento, c’è ironia ma anche profondità di pensiero.
Una lettura fuori dall’ordinario ed estremamente interessante.

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3 pensieri su “Commento al libro: I Funeracconti

  1. Ah, Voce! Solo la settimana scorsa ho avvistato tre romanzi, due serie di graphic novel e poi ci sono Evelyn, Silvana De Mari e la Melodia.
    XD Ma come si fa???

  2. ho letto i funeracconti e non conoscevo l'autrice, dimostra una maturità profonda, fantasia e sensibilità; cosa ha scritto prima di questo volume, perchè non può essere un opera prima?

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