Giocate con noi!!!

Vi ricordate che qualche giorno fa ho partecipato ad un gioco in cui bisognava continuare una favola?
Se non lo ricordate, basta che andate a leggere QUI; se ve lo ricordare, beh, vi segnalo che il Menetrello è andato avanti con l’avventura:

La principessa e la sarta
[Chagall]
C’era una volta una principessa molto bella e vanitosa. La fanciulla passava le giornate a rimirarsi nello specchio, cambiarsi d’abito e pettinarsi i capelli in mille modi differenti.
Un giorno il re preoccupato per quella figlia già grande e ancora così frivola le disse: «È giunto il tempo per voi di maritarvi. Il mese prossimo organizzerò tre grandi feste da ballo a cui inviterò tutti i principi dei regni confinanti. Tra loro sceglierete il vostro sposo».
«Acconsento ad una condizione», rispose la principessa sciocca. «Convocherete la sarta più brava del regno perché mi confezioni per ogni ricevimento gli abiti più sontuosi che siano mai esistiti».
[Deb]
Il re sbiancò all’istante. C’era solo una sarta, in tutto il regno, in grado di confezionare gli abiti più stupefacenti che occhio umano avesse mai ammirato. Ed era una strega.
Povero me, come farò? pensò il re, mordicchiandosi il labbro in modo assai poco regale. Eppure era la sarta migliore. Le sue stoffe erano così pregiate, leggere e splendenti, che si diceva fossero fatte di sottili fili di ragno, oro di ali di farfalla, profumo di gigli e fusa di gatto.
«Mia cara» tentò il re, «avete già molti abiti, di sicuro troverete il più adatto.»
La principessa pestò forte un piede a terra, allargando la boccuccia a dismisura per enfatizzare tutto il suo sdegno. «Padre! Come potete pensare che indosserò uno dei miei vecchi abiti proprio davanti ai miei pretendenti? Non vorrete che nel regno si dica: “il re non ha denaro per maritare la sua unica figliola”!»
Il re arricciò le labbra, indeciso se dar credito a una simile accusa. Alla fine acconsentì alla richiesta della figlia: se quella era l’unica condizione a cui avrebbe dovuto sottostare, l’avrebbe fatto per il bene del regno e della corona.
Pochi minuti più tardi, un messo reale galoppava a perdifiato fuori dal castello, diretto alla Palude del Mairitorno, dove abitava la strega Robinia, signora delle Terre Fetide e migliore sarta di tutto il regno.
[Vocedelsilenzio]
Il viaggio non fu particolarmente faticoso (non per il messo, perlomeno). Se si esclude l’incontro col Mostro di Fango, risoltosi con qualche macchia di troppo, tutto andò fin troppo bene e, ben presto, il messaggero si ritrovò alle porte del maniero dove la famosa Robinia abitava. Si trattava di una costruzione grossa e bassa, dai muri spessi e indubbiamente antichi, e si distingueva dalla vegetazione paludosa grazie al rosso con cui tutte le pareti erano dipinte.
L’omino, un ragazzetto biondo e scarno di nome Bub, scese da cavallo e si avvicinò titubante al portone marcio che, si presumeva, fosse l’entrata principale. Bussò tutto spaventato e, quando la porta si aprì da sola, fece un balzo che lo sollevò da terra di almeno un metro.
Bub avanzò e aspettò che la vista si abituasse all’oscurità del posto, poi notò che, da una fessura in basso, sulla destra, scaturiva della luce. Si avvicinò lentamente e scoprì un nuovo passaggio incantato che si aprì di colpo, lasciandolo interdetto dinanzi ad una vecchietta terribilmente vecchia. Aveva il viso coperto di rughe, il collo coperto di rughe e le mani coperte di rughe. Tutto quello che non era coperto di rughe era coperto da una lana così datata che delle falene ci volavano in mezzo.
La donna stava guardando fisso davanti a sé, fumando quello che sembrava un lombrico rinsecchito, ma che probabilmente era qualcosa di peggio.
«Signora… io sto… io sto…»
«Pfu!» sbuffò la vecchia.
«La strega Rubinia… io…»
«Io sono la strega!»
«Siete voi?»
«Sì!»
«Ecco… mi manda… mi manda…»
«Vi manda il re.»
«Esatto! E vuole… lui chiede…»
«La risposta è no.»
Il messo rimase interdetto.
«Come no?»
«No!» E sbuffò un fumo denso e rosso.
“E perché mai?»
«Non mi piace la principessa!»
«Ehm..»
«Potrei accettare la richiesta del re solo se…»
«Solo se?» chiese speranzoso il ragazzetto.
[Lerigo Onofrio Ligure]
«Solo se mi porterete quattro petali delle quattro rose della virtù».
«Cosa…»
«Fiori magici che donano virtù a chi ne mangia i petali, sciocco!»
Detto questo la vecchia schioccò le dita e Bub si ritrovò nella stalla del castello, in groppa al proprio cavallo, tutto lindo e pulito, come non ne fosse mai partito. “E ora cosa dico al re?” si domandava mentre le guardie lo scortavano al cospetto del sovrano.
«Dunque messo cosa ha risposto Robinia?» domandò il re, per nulla paziente.
«La signora delle Terre Fetide chiede quattro petali delle quattro rose della virtù, mio re!»
«Davvero, una richiesta del genere?»
«Non ha detto altro».
«Il nonno di mio nonno fondò questo regno dopo aver mangiato un petalo della rosa della saggezza» ammise il re pensieroso. Arricciò le labbra come era solito fare davanti ai grattacapi. «Va bene messo, sarai tu a cercare i petali».
«Mio sire io…»
«Ragazzo, non vorrai contraddire il tuo sovrano?» tagliò corto il re con fare sbrigativo.
Bub annuì senza avere la più pallida idea dove cercare le fantomatiche rose, ma decise che era meglio non infastidire ulteriormente il re e si avviò per tornare nel cortile del castello. Domandò al cerusico e al frate, ma solo l’alchimista riuscì a dargli l’informazione desiderata
«Bub caro», spiegò il vecchio sistemandosi con l’indice gli sparuti baffetti che sovrastavano la sua bocca striminzita «Le rose non sono cose facili da trovare: esse possono donare virtù ma sottrarla allo stesso modo. Spetta a chi mangia un petalo dimostrarsene degno».
«Questo come mi aiuta a trovarne?»
Il vecchio chinò il suo corpo scheletrico sotto il bancone e ne tirò fuori un libro polveroso, lo aprì usando un segnalibro logoro e recitò: «“Saggezza abbondante per governare, si presenta solo a chi sa dove cercare, segui i regni e saprai cosa trovare”.»
«Una filastrocca?»
«Si caro ragazzo e ce ne sono altre, una per ogni rosa.» annuì il vecchio proseguendo «“Coraggio sufficiente per un leone, serve per combatter il dragone, la troverai se vai dentro al tifone”. “Purezza candida come la neve, cercarla in montagna si deve, attento al percorso più breve”. “Magnanimità non scambiare per saggezza, può causar perdita di grande ricchezza, trovarla potrai quando avrai grandezza”. Ricordale Bub, potrebbero aiutarti.»
«Non capisco come.»
Dovrai viaggiare ragazzo mio. Seguire i regni, fino alla Rocca di Pietra e oltre il Bosco delle Campane. Troverai il regno di Ocinu, sovrano dalla saggezza incrollabile, esso di certo avrà nel suo giardino una rosa della saggezza, trovala e saprai dove cercare le altre. Queste erano le parole che il povero Bub si ripeteva mentre il suo cavallo galoppava deciso verso il confine del regno, dove l’avrebbe accolto il sentiero dentato, fino alla Rocca di Pietra, il cui sovrano era famoso per obbligare tutti i viandanti a pagare un pedaggio per attraversare i suoi domini.

Ora però siamo in cerca di un nuovo ‘bardo’ pronto a continuare la storia della povera sarta senza vestito per la festa. Chi si vuole avventurare?
Basta che visitiate il blog di Lerigo Onofrio Ligure, leggiate le regole e commentiate il post.

Forza, cosa state aspettando?!

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