Intervista a Dario Pìparo

Oggi ho il grandissimo piacere di avere come ospite lo scrittore esordiente Dario Pìparo, autore di Renewal (potete leggere il mio commento al libro QUI).

Sono molto felice perché in Dario ho trovato una persona molto intelligente, perché Renewal è un libro che mi ha molto stupito e che ho molto apprezzato, e perché conoscere scrittori nuovi credo sia sempre una bella cosa.

Io ringrazio fin da subito Dario e mi auguro possiate apprezzare l’intervista e la lettura di Renewal almeno quanto li ho apprezzati io.
Buona lettura.

Domanda di rito: chi è Dario Piparo?
Sono uno come tanti. Uno con tanti sogni e con poche speranze. Spero bastino.

Come nasce il desiderio di scrivere “Renewal”? E da dove trae origine l’idea per questo romanzo?
Una sera, guardando un film, mi sono compiaciuto dell’intreccio. Mi chiesi se anch’io sarei mai stato in grado di creare qualcosa del genere. È nato tutto come una sfida. Forse più come un gioco.

Un elemento atipico ma molto interessante è cosituito dalla vicenda degli Ilois. Dove li hai scoperti e come mai hai deciso di inserirli?
Cercavo un’isola sulla quale poter ambientare la mia storia. Curiosando sull’atlante trovai Diego Garcia. Passai al web, e lì scoprii gli Ilois. Fu come un fulmine: avevo trovato la mia storia.

Nel libro hai scelto di inserire molti personaggi, una scelta un po’ insolità perché di difficile gestione. C’è una ragione particolare per questa scelta?

Faccio parte di una comitiva di amici, ai quali sono unito da quando ero poco più che un bambino. L’idea di una trasposizione similare m’è parsa naturale.

Essendoci così tanti personaggi, senti di riconoscerti in uno di loro? Oppure c’è un po’ di te in tutti? O magari tu proprio non ci sei nel romanzo.
Originariamente tutti i personaggi principali rispecchiavano nel mio immaginario i miei amici (tranne Maya, frutto di fantasia). Poi nella nuova stesura ho sentito l’esigenza di un distacco, per conferire unicità e “vita propria” ai protagonisti. In principio il mio alter ego voleva essere Kevin Stanford. Ma in realtà siamo molto diversi.

E sempre a proposito dei personaggi, ce ne sono alcuni (anche tra i buoni) che sono un po’ degli stronzi… come ti poni nei loro confronti. Mi spiego meglio: com’è stato scrivere di loro? Li amavi comunque perché ‘figli tuoi’, oppure provavi difficoltà nel raccontarli?
Io credo che non esistano personaggi “buoni” o personaggi “cattivi”. Ognuno di noi ha dentro di sé lati negativi e altri positivi. Fa parte della natura umana. Lasciar trasparire un eccessivo “buonismo” dai protagonisti è qualcosa che mi da estremamente fastidio, soprattutto da lettore. Credo sia molto falso e uno scrittore non deve mentire mai. Spero in questo modo di averli resi più reali. E da buon amante di Bukowski, più stronzi sono più mi piacciono 

Domanda legata alla forma del romanzo. Nel libro i capitoli sono intervallate dalle facce dei protagonisti. Com’è nata quest’idea? E come siete riusciti a trovare le facce? Le avevi già in mente?
Se questa idea è piaciuta, il “merito” è dell’editore. Io sono contrario all’inserimento di immagini in un romanzo. Preferisco che sia il lettore a farsi un’idea propria dei protagonisti, con l’aiuto delle capacità descrittive dello scrittore. Le immagini le lascerei ai film. Quindi, a chi dovesse piacere questa trovata, dico che il merito è da attribuire completamente all’editore.

Credo che l’influenza di Bukowski si senta, soprattutto nel linguaggio usato, ma senti di dover dire qualche grazie particolare a qualche altro romanziere per “Renewal”?
Certamente, nell’evoluzione dello stile le letture sono fondamentali.
Nella mia Top 3 al momento, insieme a Bukowski, metto Chuck Palahniuk e John Fante. Per quanto riguarda il thriller, quelli che più mi hanno colpito sono Dennis Lehane (specie ne “L’isola della paura”, un vero capolavoro) e Ellroy. Inoltre apprezzo molto Simenon, Orwell, Huxley, Grisham, Roth e tanti altri. Tra gli esordienti cito un collega di casa editrice, nonché amico: Fulvio Strano. Grande talento.

Com’è stato, e com’è, quest’esordio? Quali speranze e quali paure ti accompagnano?
L’esordio è stato fondamentale, perché mi ha aiutato a immettermi in un circuito e a farmi conoscere. L’editore ha puntato su di me, e di questo ne sono grato. Poter avere un riscontro diretto con i lettori mi aiuta giorno dopo giorno. La speranza è quella di riuscire a migliorarmi costantemente. La paura più grande è quella di svegliarmi un giorno e credere che la mia felicità sia legata alla realizzazione professionale, qualunque essa sia.

C’è la possibilità di avere un seguito di “Renewal”?
La possibilità c’è. Dopo due anni su Renewal ho sentito l’esigenza di staccarmi da quei personaggi e di dedicarmi ad altro. Ma sarei pronto a dare un seguito, anche in tempi brevi. Le idee ci sono e i presupposti anche. Bisognerebbe constatare il parere di Casini al riguardo . Piazzare un seguito con un altro editore mi sembra a dir poco proibitivo.

Progetti futuri?
Sto ultimando il mio nuovo lavoro, ambientato nel ’68 americano. Spero di non fermarmi mai.

Grazie mille Dario per la tua disponibilità e un grande in bocca al lupo per il romanzo, che merita davvero!
Grazie a te Andrea, sei stato gentilissimo dal primo istante. Continuerò a seguire il tuo blog con grande interesse, perché anche il tuo di lavoro merita tantissimo.

Annunci

7 pensieri su “Intervista a Dario Pìparo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...