Commento al libro: Demetrio dai capelli verdi

Nel pieno degli anni Sessanta dell’Ottocento, in un paese che sull’esempio occidentale guarda con curiosità alle nuove scienze e alle novità della tecnica, ma che ancora si dimostra visceralmente attaccato alle credenze, alle voci e ai fantasmi della terra più profonda, il pittore Joan Marcel incontra Demetrio. Demetrio ha i capelli verdi e la pelle bianchissima, che al sole si adorna di misteriosi segni e ghirigori che ricordano i tatuaggi tribali di certe popolazioni dei Mari del Sud.
Il rapporto tra i due uomini è particolare e assai chiacchierato, ma la novità di un nuovo incontro, quello con una “rosa”, predetto da una gitana, incrinerà l’armonia della loro fratellanza; le strade di Demetrio e di tutti coloro che fanno parte della sua vita si scinderanno, conducendo a destini incrociati e conseguenze sconvolgenti.

Demetrio dai capelli verdi è un libro molto particolare che mi ha decisamente colpito in maniera positiva.
Dico particolare perché, almeno a mio avviso, non si tratta di una vera e propria storia, ma piuttosto di un’istantanea di un momento della vita del protagonista, Demetrio appunto. Questo significa che non c’è una storia con un inizio, una prosecuzione e una conclusione ben definite, ma c’è uno scorrere… Solo sul finire del romanzo si arriva infatti a scoprire qualcosa che potrebbe mettere in moto la vicenda, mentre prima ci sono spaccati di vita quotidiana, più e meno normale.

Allo stesso tempo, però, ci sono tre storie: quella di Demetrio, ovviamente, quella del pittore che lo ospita nella prima parte del romanzo e quella di Suor Margherita e di suo fratello, che sono invece gli amici della seconda metà.
Ecco, questa è una struttura che mi è piaciuta davvero molto.

Demetrio dai capelli verdi è indubbiamente un romanzo che parla della diversità, della diffidenza verso chi è diverso, e della violenza anche, della violenza che nasce da questa diffidenza e che sfocia in atti brutali.
Ecco, è come se l’autore, in un certo senso, e magari è solo una mia idea bislacca, volesse renderlo estraneo anche al lettore questo protagonista, e non solo ai personaggi che vivono nella storia. Infatti, non possiamo fare a meno di affezionarci quasi di più al pittore e alla bella Roze e alle loro vicende. Oppure non possiamo non amare follemente Suor Margherita, non possiamo non compatire suo fratello… mentre Demetrio, pur essendo protagonista di tutto questo, rimane sempre e comunque, almeno parzialmente, sullo sfondo, e vede il tutto svolgersi sotto i suoi occhi, senza poter fare nulla. E, in fondo, come già accennato, lui non ha mai una vera storia, non sa da dove viene, non sa chi è, non sa dove deve andare… vede le storie degli altri, ma non ha storie sue. Solo alla fine ci sarà un barlume di luce, una luce che immagino dovrà aspettare un seguito per illuminarci.

Io devo complimentarmi con Marco Mazzanti, perché ha fatto davvero un ottimo lavoro. Un buon stile, una bella scrittura, personaggi interessanti e una strutturazione che mi ha colpito molto. E poi, se proprio vogliamo, di temi ce ne sono finché si vuole: il diverso, che ho già menzionato, la ricerca di sé, di un proprio posto, l’elaborazione del lutto, la volontà di seguire quello in cui si crede, come ha cercato di fare la sorella di Roze…
In somma, un bel libro che consiglio a tutti voi.
Io mi auguro di sentire parlare presto di Demetrio, magari con un secondo volume che lo riguarda.

Annunci

Un pensiero su “Commento al libro: Demetrio dai capelli verdi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...