Intervista a Rebecca Johns

Lettori e lettrici, ho l’onore di avere come ospite Rebecca Johns, autrice de La contessa nera, romanzo edito da Garzanti che cerca di ricostruire la vita di Etzsebet Bathory, la contessa sanguinaria.

L’autrice si è dimostrata di una carineria davvero deliziosa e non posso far altro che ringraziarla moltissimo per la sua disponibilità.
Ora vi lascio all’intervista.

Signora Johns, benvenuta su le mele del Silenzio. Voglio veramente ringraziarla per la sua gentilezza. Grazie grazie grazie. Ma ora, iniziamo… chi è Rebecca Johns?

Sono cresciuta in un piccolo paese dell’Illinois con mia madre e mio padre e due sorelle più piccole, in una ex comunità di allevatori che ora è un sobborgo di Chicago. Sono sempre stata un’avida lettrice da bambina. Amavo i libri della Casa nella prateria, probabilmente perché riguardavano il Midwest. Li capivo. Ma non mi piaceva la vita della piccola città ed ero desiderosa di andarmene non appena ho raggiunto i diciott’anni.
Oggi sono una madre e una moglie, e un’insegnante di scrittura. Sebbene abbia girato molto per gli Stati Uniti, una volta lasciata casa, ora vivo ad appena qualche miglio dal luogo in cui sono cresciuta. Sono felice di aver avuto l’occasione di vivere a New York, in Iowa e in Pennsylvania e in Michigan, ma volevo crescere mia figlia vicino ai miei genitori e alle mie sorelle, ai miei nipoti e alle mie nipoti. La famiglia è molto importante per me. La mia famiglia mi è particolarmente cara.

Com’è arrivata a essere una scrittrice? Ha sempre voluto diventarlo?
Ho sempre voluto scrivere. Fin da quand’ero molto giovane ho scritto storielle e poesie. Al college ho studiato per diventare giornalista, pensando che quella dovesse essere una buona professione, ma col tempo ho realizzato che quello che davvero volevo scrivere era narrativa. Sono entrata nell’Iowa Workshop per scrittori nell’autunno del 2001. E’ stato lì che ho incominciato Icebergs, che è diventato il mio primo romanzo.

Passiamo a La contessa nera. Come mai hai deciso di scrivere di Erzsébet?

Amo le storie in cui l’eroe, o l’eroina, non è un tradizionale “bravo ragazzo”, storie in cui i confini del bene e del male sono confusi e mutevoli. Uno dei miei romanzi preferiti è Lolita, e sebbene io sappessi di non poter essere intelligente come Nabokov, ho pensato che la sfida di un narratore inaffidabile potesse essere divertente come scrittrice, e come lettrice.
Quando ho trovato per caso la storia di Erzsebet Bathory, e specialmente quando ho scoperto quanto quello che conoscevo di lei fosse falso, ho pensato di aver trovato il soggetto che stavo cercando.

Com’è stato srivere di un personaggio così scuro, raccapricciante?

Per molto tempo, al principio di questo libro, non sono stata per niente sicura di poter scrivere di lei con mente aperta. Le atrocità di cui è accusata, se vere, sono raccapriccianti. Ma più facevo ricerche sulla sua storia, più avevo dubbi su quanto le leggende fossero vere. Ci sono molte buone ragioni per non credere ai testimoni che sono stati chiamati a testimoniare contro di lei. Alcuni sono stati torturati, alcuni erano suoi nemici, o persone in debito coi suoi nemici. Ho quindi deciso che, almeno per la bozza iniziale, avrei tenuto una mente aperta e ho scritto fino alla fine credendo nella sua innocenza. Ma alla fine, ovviamente, potrebbe non esserlo.

Quante ricerche hai fatto per questo libro?

La maggior parte dei libri su Bathory sono in tedesco e nella sua lingua natale, l’ungherese, e siccome non parlo nessuna delle due lingue ho cercato molto a lungo per trovare qualche lavoro attendibile in inglese. Bloody Countess di Valentie Penrose è disponibile tradotta, ma è molto sognante e poetica e difficile da seguire, e si basa molto sulle leggende più che sui fatti. Dracula was a woman di Raymond McNally era un passo in più verso la direzione giusta, ma sono stati Countess Dracula di Tony Thome e Infamous Lady di Kim Craft che mi hanno fornito le migliori traduzioni delle documentazioni della corte e la più aggiornata e obiettiva ricerca sulla sua vita.

Un altro libro che ho trovato utile è stato Beloved Children, dello studioso ungherese Katalin Peter, che ha scritto uno studio molto interessante sulle relazioni famigliari e la crescita dei figli nel periodo in cui viveva Bathory. E’ stato questo libro ad influenzare maggiormente la storia delle paure di Erzsebet per suo figlio e per la precarietà della sua posizione dopo la morte di suo marito.

Quanto di questo romanzo è storia vera e quanta fiction?

Molto di quello che è stato scritto su Bathory è pesantemente romanzato, quindi sapevo che ,se avessi scritto un’altra storia che la riguardava, avrei voluto essere il più vicina possibile alla verità.
Quand’era possibile ho usato eventi reali e la vera cronologia della sua vita, come la perdita del padre, il suo fidanzamento, la morte di suo marito e l’aumento di pazzia che ne conseguì. Anche la storia della ragazza coperta di miele e lasciata fuori per essere punta dagli insetti si suppone sia vera, perché erano gli atti finali della sua depravazione. Solo qualche personaggio minore è inventato, e ho cambiato l’anno in cui è morto suo fratello, ma a parte questo ho cercato di usare la sua vita reale, che era abbastanza interessante senza tanti imbellettamenti.

Crede che la solitudine possa veramente trasformare qualcuno com’è successo con la sua protagonista?

Assolutamente. E’ sufficiente osservare i prigionieri tenuti in totale isolamento per vederlo. La solitudine, combinata con la paura, è quello che ha trasformato Erzsebet da contessa a pazza.

Mentre stava scrivendo La contessa nera, pensava a qualche libro in particolare, o a qualche particolare autore che l’ha ispirata?

Ho già menzionato Lolita. Abundance di Sena Jeter Naslund è un altro libro che ammiro, come anche Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley. Tutti questi romanzi prendono storie tradizionalmente raccontate da uomini e le portano nelle teste delle loro autrici, facendole così raccontare alle donne. Volevo che la storia di Erzsebet fosse raccontata in un modo simile, la donna sconosciuta dietro la leggenda.

Quando ha finito il romanzo, aveva qualche particolare aspettativa? O qualche paura?

Scrivere un romanzo non è dissimile dall’avere un figlio. Si hanno per entrambi aspettative, speranze e paure. Speri che possano trovare degli amici nel mondo. Hai paura che possano non venire capiti. Normalmente succedono entrambe le cose.

Può raccontarci anche qualcosa riguardante il suo primo libro, Icebergs?

Icebergs è una storia di incidenti. Segue le famiglie di due uomini che sopravvivono a un incidente aereo nella costa isolata di Labrador, durante la seconda guerra mondiale, attraverso il Vietnam e, per concludere, alla fine del ventesimo secolo. Anche questo romanzo è ispirato a una storia vera: mio nonno è sopravvissuto a un incidente molto simile durante la guerra e altrettanto similarmente è sopravvissuto, anche se la storia diverge quasi interamente da quella vera.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Ho più romanzi in lavorazione e qualche racconto. Non so per certo quale sarà il prossimo, ma una storia per la quale sono eccitata porterà il protagonista a vivere a Roma per un anno. Mi piacerebbe molto scrivere questo come prossimo e avere quindi una scusa per tornare a visitare l’Italia, sperando in una lunga visita. Mi piacerebbe imparare a parlare la lingua, visitare di più.

C’è anche un secondo romanzo che ho appena iniziato che ha un elemento fantascientifico. Sto ancora decidendo quale sarà il prossimo.

Alcuni lettori del blog sono anche giovani aspirati scrittori che vorrebbero poter vedere i loro lavori in una libreria. Ha qualche consiglio da dar loro?

La miglior cosa per un giovane scrittore è emulare gli autori che amano. Studiarli molto bene. Cosa fa Calvino di differente da Eco, per esempio? Cosa fa Tolstoj di differente da Dostoyevsky? Guardate le loro parole, le loro frasi, la loro scelta del narratore, i loro incipit, i loro finali. Quando saprete come scrivono, saprete come voi scrivete.

Grazie ancora, Rebecca. E’ stato un onore, per me, averla qui.
Grazie per avermelo chiesto! Sono onorata dal vostro interesse per La Contessa Nera.

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9 pensieri su “Intervista a Rebecca Johns

  1. Bellissima intervista, mi fa piacere averla letta! ma verrò sicuramente a rileggerla dopo aver finalmente potuto leggere La contessa nera (si, lo so, la mia frase è piena di “letto, leggere ecc”…)

  2. @Morna: grazie mille! *__* Mi fa molto piacere sentirti dire questo! 🙂

    @Girasonia: Grazie anche a te, Sonia. Ritorna quando vuoi, spero non si autodistrugga da sola! XD

    @Ivanalessia: Grazie! 🙂

  3. Veramente molto interessane questa intervista!
    L'autrice dimostra di essere una donna molto intelligente. Non so se leggerò “La contessa nera” ma non posso che unirmi al coro dei complimenti e prendere nota di “Icebergs”, che non conoscevo, e mi incuriosisce parecchio. Grazie Voce!

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