Speciale I figli di Atlantide: l’intervista all’autore

Visto che oggi è la vigilia dell’uscita in libreria de I figli di Atlantide, ho ben pensato di fare una bella chiacchierata con Mario De Martino, in cui parliamo un po’ di questo suo nuovo libro, dell’editoria e della scrittura. Credo sia uscita proprio una bella intervista.

Ringrazio tantissimo Mario per la disponibilità mostrata e vi auguro una piacevole lettura.

Ciao Andrea! Comincio ringraziandoti per tutto (so che non vuoi sentirtelo dire, ma lo faccio lo stesso! Puoi picchiarmi, se vuoi :P)! Rispondo con piacere alla tua intervista!
Dunque (si schiarisce la gola)… ehm…

1. Chi è Mario De Martino?

Questa la so!
Direi che è un ragazzo di diciassette – quasi diciotto – anni che nutre un grandissimo amore per la lettura e che, di tanto in tanto, prende in mano la penna (anzi, la tastiera) e scribacchia qualcosa per il semplice piacere di farlo.
Per il resto, credo sia un ragazzo normalissimo.

2. Come mai un ragazzo di diciassette anni scrive libri, anzi, ne ha già scritti 5? Cosa piuttosto strana per la nostra epoca…

Ma no, non troppo strana! Non ve lo diranno mai (o, se ve lo diranno, non vi faranno mai leggere niente, nemmeno sotto tortura) ma sono tantissimi i ragazzi che scrivono. Spesso si ha timore dei giudizi “esterni” e le proprie opere si tengono chiuse in un cassetto, ma non sono un caso isolato, te lo assicuro!
Comunque, la cosa che mi spinge a scrivere è senza dubbio la passione per la lettura. Leggere e scrivere sono due attività legate l’una all’altra: è impossibile dividerle.

3. Dove e quando nasce la tua passione per la scrittura?

In realtà c’è sempre stata. Da bambino mi piaceva disegnare fumetti Disney e inventare storie con i miei personaggi preferiti, quelli della squadra Paperino & Co.
All’età di undici anni circa scrissi un raccontino sul Titanic, ispirato all’omonimo film. Allora non solo non avevo internet, ma nemmeno un pc tutto mio… pertanto cominciai a buttarlo giù su una vecchia macchina per scrivere.
Dal Titanic sono passato al fantastico e dal fantastico al “fantathriller”.

4. Quali sono gli scrittori che ti hanno ispirato, e che lo fanno tutt’ora?

Ammetto che col tempo ho maturato nuovi interessi “letterari”, ma grande fonte di ispirazione – specialmente per i miei primi lavori, come ricordo sempre nei ringraziamenti dei miei libri – sono stati J.R.R. Tolkien e Terry Brooks, autori che stimo e ammiro davvero tanto.
Dicevo, col tempo mi sono spinto verso nuovi orizzonti, e se dovessi candidare ad “autore del cuore” un solo scrittore, direi senza ombra di dubbio Stephen King. Ad oggi, forse, “It” è il più bel libro che abbia mai letto.

5. E da dove trai l’ispirazione per le trame, i personaggi, ecc.?

Se aspetti un po’, faccio un giro di telefonate ai miei ghostwriters e lo chiedo direttamente a loro.
No, non linciarmi, scherzo! XD
Be… questa davvero non la so. Di solito avviene per caso: una frase che ti frulla per la testa, un ricordo, una scena, a volte una sola parola. Ma non saprei dare una risposta precisa.

6. Raccontaci, in poche parole, “I figli di Atlantide”.

È una visione abbastanza “particolare” del mito di Atlantide, ambientata in una New York contemporanea. Ci sono delitti, minacce, esplosioni, inseguimenti… ma anche amicizia, coraggio e altruismo. C’è un po’ di amore (lo dico per i più romantici) e, ovviamente, tanta avventura!

7. Com’è nato “I figli di Atlantide”?

Esistono una miriade di libri su Atlantide, e chi ha seguito lo Speciale su Le Mele del Silenzio se ne sarà accorto. Molti di questi libri sono incentrati sulla ricerca del continente perduto da parte di archeologi o esploratori. Ecco, la mia idea era quella di sostituire l’archeologia con l’FBI e di inserirvi un pizzico di fantastico, che non fa mai male.
Ho anche cercato di documentarmi il più possibile per scrivere questo romanzo. Nel libro troverete un codice segreto che, inserito nell’apposita sezione del sito web della Casa Editrice (http://www.casinieditore.com), vi farà accedere a contenuti esclusivi, i quali, in parte, dimostreranno che non proprio tutto ciò che ho descritto è “campato in aria” (almeno spero!).

8. Hai sempre affrontato generi diversi. Come mai il thriller, questa volta?

In realtà spesso un genere sfocia in un altro senza troppe difficoltà. Così è per l’horror, che diventa horror psicologico o horror/thriller, così è per il fantasy (e lo testimoniano i numerosi sottogeneri), per la fantascienza… e anche per il cosiddetto “thriller” puro.
Non scrivo mai pensando in quale genere verrà collocata la mia storia. Scrivo, appunto, perché ho qualcosa da raccontare, il resto credo interessi poco.

9. E in quale genere ti sei trovato più a tuo agio? Se ce n’è uno?

Mi sono trovato più a mio agio mentre scrivevo questo stesso romanzo. Quindi, dovendo indicare un genere, direi nel thriller (o meglio, nel “fantathriller”).

10. Come mai proprio Atlantide? Ha un fascino particolare che ti ha colpito?

Il mito di Atlantide affascina da secoli e ancora oggi si ignora se il continente perduto sia davvero esistito oppure no. Ad Atlantide si è affiancato anche il continente di Mu, con le scoperte – rivelatesi prive di fondamento – di James Churchward. Insomma, si è detto e scritto molto a proposito (e presso tante civiltà: continenti perduti sono presenti in moltissime leggende).
Di conseguenza ho provato a cimentarmi in questa storia, ed è nato “I Figli di Atlantide”.

11. Leggendo il romanzo, la cosa che più mi ha colpito è la tua capacità di scrivere di personaggi che sono più grandi di te, ma anche con esperienze di vita particolari. Come sei riuscito a renderli così reali? Cioè… come hai fatto a immedesimarti in loro?

Ti ringrazio tanto! 😀 Be’, diciamo che c’è un po’ di me – e un po’ dell’opposto di me – in tutti i miei personaggi, o quasi. Ammetto, però, che il mio è stato un tentativo. Non so se ci sono riuscito, questo saranno i lettori a stabilirlo.

12. Quali sono le speranze e le paure che ti accompagnano ora, con l’uscita de “I figli di Atlantide”, e quelle che ti seguono nel tuo percorso generale di scrittore?

Premettendo che “scrittore” è una parola grossa e che la strada da fare è ancora tanta, provo a rispondere a questa domanda.
Un libro non può piacere a tutti, è naturale. Molti diranno “Ma ‘sto ragazzo che ca…volo ha scritto?” e io sono sempre contento di ricevere critiche, poiché credo sia l’unico modo per migliorare davvero. Diciamo che non c’è tanto la “paura” quanto l’ansia scaturita dall’attesa di ricevere un responso dai lettori. Le speranze sono ovvie, credo: spero che il romanzo piaccia, che riesca a far trascorrere qualche ora di spensieratezza tra un impegno e l’altro, senza troppe pretese.

13. Pur essendo così giovane, hai avuto molte esperienze editoriali. Che idea ti sei fatto di questo mondo? Quali sono le cose belle e quali le cose brutte, secondo te?

Fortunatamente le mie sono sempre state esperienze positive. Con Casini, poi, posso dire di essermi trovato benissimo. Ho avuto il piacere di collaborare con persone davvero disponibili, sempre pronte al dialogo e a soddisfare qualsiasi domanda (e io sono uno che rompe).
Sara Deodati, la mia editor, è una persona fantastica, con un occhio critico e una scrupolosa attenzione per i “dettagli”.
Insomma, come ho detto, la mia esperienza editoriale è stata – ed è – molto positiva, anche se so bene che l’editoria italiana spesso e volentieri non aiuta affatto chi vuole emergere o, semplicemente, cominciare a farsi conoscere, preferendo nomi noti e “sicuri” dal punto di vista economico.
D’altra parte, ho avuto modo di scoprire il lavoro che c’è dietro al libro, sia come oggetto che come opera artistica. Si tratta di un lavoro che gli editori, quelli seri, portano avanti con passione; un lavoro faticoso, certo, ma che regala grandi soddisfazioni.

14. Prossimi progetti?

Tanti.
Anzitutto sto già pensando al sequel de “I Figli di Atlantide”, ma ho anche altre idee in testa, alcune delle quali mi convincono ogni giorno di più.
Chi fosse interessato, può seguirmi sul web attraverso:
1) Il mio blog “American Reader”: http://americanread.blogspot.com
2) Il mio sito: http://www.wix.com/mariodm/mariodm
3) La fan page su Facebook dedicata a “I Figli di Atlantide” (dove potrete anche lasciare recensioni, se vi va): http://www.facebook.com/ifiglidiatlantide
4) Il mio twitter: http://www.twitter.com/mariodm93
e la mia newsletter (per iscriversi basta trascrivere il proprio indirizzo e-mail nel corpo di un messaggio da inviare a newslettermariodm@libero.it)

15. Tu che hai esordito già qualche anno fa, hai qualche consiglio da dare a chi sogna ancora di esordire nel mondo dei libri?

Uno solo, quello più scontato, nonché quello più “vero”: credete sempre in ciò che fate e non lasciatevi ostacolare da nessuno. Portate pazienza e vedrete che i vostri sogni diventeranno realtà.
Ah, ovviamente, leggete molto! Vi lascio con una citazione: «Se volete fare gli scrittori, ci sono due esercizi fondamentali: leggere molto e scrivere molto. Non conosco stratagemmi per aggirare queste realtà, non conosco scorciatoie.» [Stephen King].

Grazie ancora per questa splendida intervista, Andrea!!!
Un saluto a tutti!!!

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7 pensieri su “Speciale I figli di Atlantide: l’intervista all’autore

  1. @Chrysallis: lo ero anch'io, ma poi ho incontrato quelli giusti. Mario è un gran talento, secondo me, e farà davvero grandi cose in futuro.
    @Dreamer: Grazie Dreamer!!! 🙂 Eh, sì. Fra poco potrete averlo tra le mani!!!

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