Commento al libro: Persecuzione

Luglio 1986. Una villa immersa nel verde, alle porte di Roma. Raccolta intorno alla cena, una bellissima famiglia: Leo è un quarantaottenne oncologo infantile di fama internazionale, Rachel un medico e una madre dedita e rigorosa, Filippo e Samuel due figli alle soglie dell’adolescenza. Il tg delle otto lambisce in sottofondo questo momento di intimità quasi perfetta, fino a che, proprio dalla tv, giunge la notizia che cambierà per sempre la vita di ciascun membro della famiglia Pontecorvo. Leo è accusato di un reato ripugnante. L’attività di primario, la correttezza di professore, ogni dettaglio della sua vita intima e civile sta per essere messo in discussione dai nemici e dagli amici di un tempo, da giornalisti ingolositi e puntigliosi magistrati, assistenti truffaldini e scaltri avvocati, truci galeotti e secondini brutali… Così, dalla sera alla mattina, il professor Pontecorvo si ritrova trasformato nell’oggetto privilegiato del pubblico biasimo: vittima inerme di odio, pettegolezzo, delazione, calunnie, intimidazioni. Leo sarebbe forse in grado di sopportare tutto questo: ciò che lo annienta è il silenzio della moglie e dei figli. Che siano loro i primi a non credere alla sua innocenza? Questo romanzo, affollato di personaggi memorabili eppure percorso dalla linea monodica di un solo lamento, mette in scena su un palcoscenico angosciosamente simile alle nostre case il dramma senza tempo e senza riscatto della giustizia umana e dei suoi (inevitabili?) errori.

Ho comprato questo romanzo dopo aver visto l’intervista che Piperno ha fatto con Daria Bignardi alle Invasioni Barbariche. Da come veniva presentanto, il libro mi lasciava ben sperare. La storia di un uomo illustre, facoltoso, che improvvisamente si vede distruggere la vita per colpa di infondate accuse… poteva essere, davvero, il punto di partenza per fare una bellissima indagine dell’animo umano, sia di chi subisce, sia di chi, come capita spesso, si mette a giudicare a casaccio senza ben conoscere la storia. Nell’intervista, poi, si parlava anche di come, in un certo modo, l’uscita di questo romanzo causasse qualche paura all’autore che, beh, col suo Con le peggiori intenzioni aveva suscitato giudizi incredibilmente positivi, venendo paragonato, oltre che a Roth, perfino a Proust.
Ho dovuto, in un certo senso, procurmi il volume. Perché sono un curiosone.

Una volta giunto a fine lettura, però, la prima domanda che mi sono posto è stata: che cos’ho letto?
La prima risposta che mi sono dato: assolutamente niente!
Sì, perché se penso a cosa mi ha lasciato questo romanzo, non mi viene in mente nulla. Non subito, almeno.

Leggere Persecuzione è stato un piacere e un tormento. Un piacere perché sì, Piperno ha uno stile molto bello, una lingua davvero ben costruita, attenta, in cui vengono inserite parole poco usate, rendendo il tutto molto elegante, molto sobrio.
Un tormento perché fin da subito si capisce come mai sia stato citato Proust, ma allo stesso tempo del grande autore francese c’è ben poco. La narrazione viene infatti continuamente interrotta dai ricordi di episodi passati, che tornano alla mente perché connessi a qualcosa che sta avvenendo ora (come faceva l’autore della Ricerca del tempo perduto), però, al contrario di Proust, tutto questo è vuoto. E’ vuoto perché viene svolto come un esercizio di stile, senza un fine vero e proprio. O meglio, alcune rimembranze hanno lo scopo di inquadrare la vicenda, ma altre, a cui le accuse non sono connesse, risultano, alla fine, inutili. Il protagonista non è mai davvero emotivamente partecipe del ricordo, viene semplicemente snocciolato lì, in mezzo a ben altra situazione, e viene raccontato per pagine e pagine facendo perdere il filo del discorso senza, almeno a mio avviso, un reale motivo.
Leo Pontecorvo ricorda quella scena in particolare, ma gli interessa davvero qualcosa di averla ricordata? Non sembra. O almeno, non ne ricava nulla.

I personaggi.
I personaggi sono assolutamente ben delineati, ma la figura del protagonista è odiosa. Pontecorvo è un inetto assoluto, senza via di scampo. E’ un personaggio brillante, famoso, facoltoso, o almeno così viene dipinto, ma nella vita vera, fuori dalla stanza dove cura i suoi piccoli pazienti, è un vero idiota. C’è poco da fare. E’ un idiota.
Non gli piace la burocrazia quindi la lascia in mano ad altri, senza nemmeno avere la briga di darci un’occhiata in una qualche maniera. Quindi viene accusato di frode.
Un ragazzina gli lascia un bigliettino nel cassetto delle mutande, e lui cosa fa? Non solo le risponde per iscritto, mettendo il biglietto sempre nello stesso luogo, ma anzi, instaura uno scambio epistolare. Poi viene accusato, succo succo, di pedofilia.
Praticamente è uno sciocco. Davvero uno sciocco. Non saprei come definirlo altrimenti. Per tutta la lettura, o meglio, da quando vengono evidenziati questi eventi ‘apocalittici’ nella vita del protagonista, questo personaggio mi appare come uno sciocco, uno sprovveduto, un incapace. Uno che, seppur accusato, non sa difendersi. No, mi sbaglio, non è che non sappia difendersi, proprio non ci tenta. Solo ad un certo punto alza la voce per rispondere a queste accuse, ma lo fa in un modo inutile, e anzi, peggiora le cose. Per tutto il resto del tempo, Leo subisce, si immola, anche, davanti al padre della ragazzina centro della questione. Ovviamente, lui è innocente.

Ecco, forse mi sbaglio, ma per me questo è un protagonista finto. Non esiste una persona così. Non può esistere. Perché una persona, qualunque persona, avrebbe almeno un minimo di reazione.

Per tornare poi alla questione stile, come dicevo, tutto scorre via con grande capacità, però, di tanto in tanto, Piperno si diverte a inserire una paginetta dal linguaggio davvero volgare, strettamente legato a temi sessuali.
Io non credo di essere bigotto, anzi. Però ci sono momenti in cui puoi parlare di, e altri in cui non serve. In questo libro, vuoi per il linguaggio ‘alto’, vuoi per il tipo di protagonista, vuoi per… questa volgarità gratuita non c’entra davvero niente. Però, puntualmente, salta fuori.

Tutto questo l’ho pensato fino alla fine, e con fine intendo proprio le ultime tre pagine. Poi, in queste ultime tre pagine, ho avuto un’epifania e mi sono ricordato del sottotitolo del romanzo, Il fuoco amico dei ricordi, che è anche il titolo del dittico di cui Persecuzione è solo la prima, e autoconclusiva, puntata.
Allora, mi sono chiesto: vuoi vedere che la chiave di tutto questo è costituita dai ricordi? Questo libro voleva in verità dirci che sono i ricordi la cosa più bella che abbiamo? Che sono loro il nostro tesoro più prezioso, pur facendoci un male atroce quando li ripensiamo?
Forse è così. Forse in questo libro ci sono tanti ricordi perché i ricordi sono la colonna portante del romanzo. Forse perché i ricordi sono la colonna portante della nostra vita. Almeno, le ultime tre pagine del libro (o forse il mio continuo chiedermi: ma cosa voleva dire?) mi hanno fatto pensare a questo.
Ma, allora, la mia domanda è un’altra: era davvero utile costruire tutto questo per dirci che i ricordi sono la VERA cosa? La cosa ESSENZIALE. Che sta lì la felicità?Mah!

Tengo a precisare che non ho trovato il romanzo brutto. L’ho solo trovato inconcludente, e se un romanzo è inconcludente, per me c’è qualcosa che non va.
Ne ho odiato il protagonista. Ne ho amato la lingua.
Non l’ho capito. Questo è il punto. Non l’ho capito.

Ovviamente, se voi l’avete letto, o lo legegrete, non esitate a dirmi il vostro parere.

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2 pensieri su “Commento al libro: Persecuzione

  1. Daisy Dery ha detto:

    Per prima cosa, complimenti per il commento. Dettagliato e ben costruito.
    Purtroppo non ho letto il libro e quindi non posso darti la mia opinione. Mi incuriosisce però, credo che lo leggerò

  2. Vocedelsilenzio ha detto:

    Grazie Daisy. Credo sia dettagliato perché quando un libro mi piace faccio sempre un po' fatica a sezionare le cause di questo infatuamento, mentre quando non mi piaec del tutto, beh, so bene il motivo.
    Se lo leggi, poi, mi raccomando, fammi sapere una tua opinione. E' uno scrittore molto elogiato e vorrei sapere se son io imbelle o se invece anche altri di cui mi fido la pensano così. 🙂

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