La figlia del reverendo

Oggi vi presento un romanzo appena pubblicato per i tipi della Neri Pozza. Si tratta de…

La figlia del reverendo, di Flora M. Mayor

Dedmayne è un villaggio insignificante nelle contee orientali dell’Inghilterra. Un tratto di strada diritta e piatta vicino alla chiesa, con siepi basse e polverose; campi di rape senza un albero; fienili con tetti in lamiera ondulata degni del Canada. Non ha una casa signorile né un parco né un giardino che gli dia prestigio. Non ha una vita sociale degna di questo nome. Non c’è gente altolocata, né le solite ricche bigotte che possano contribuire alle necessità della canonica.
Il canonico, defunto, è rimasto a Dedmayne per cinquant’anni dandosi al bere. Il suo successore, il reverendo Jocelyn, ha ormai ottantadue anni. È un vecchio accidioso e risentito che vive con la figlia Mary.

Mary è nata lì e non ha quasi mai lasciato il circondario. «Inosservata come i biancospini nelle aiuole», è sempre stata fedele al ruolo di figlia nubile, condannata alla vita di governante-padrona di casa accanto all’erudito e indifferente Jocelyn.
Tuttavia, si è lentamente affezionata al villaggio al punto da sostenere che più il paese è isolato, più acquista un gusto peculiare, non contaminato da quello cittadino. «Ci sgretoliamo anno dopo anno» dice «e tutto rimane uguale a se stesso».
Un giorno, però, si trasferisce nelle vicinanze il figlio di un vecchio amico del padre, Robert Herbert. E tutte le emozioni, soffocate nel corso degli anni vissuti all’ombra della canonica fra dispute anti-papiste e dottissime letture di Tertulliano, riemergono con forza, per la figlia del reverendo, in un’attrazione mai provata prima. Mary sembra rifiorire e diventare «sempre più una persona come tutte le altre». Fa amicizia con Kathy, una donna elegante e spigliata, si apre al piccola costellazione di donne del villaggio, raggiunge Londra, si lascia estorcere un bacio adulterino da Robert Herbert.
La piccola finestra che si apre, tuttavia, sul mondo esterno si richiude subito. Trame scartate, brevi interludi, infelicità coniugali, Mary non tarda a scoprire di essere fuori posto nella modernità, «una zitella anglicana» capace di vivere soltanto a Deadmayne, dove gli anni scorrono sempre uguali, ma dove tutto si aggiusta.

Quello che mi incuriosisce di questo romanzo è il fatto che sia stato pubblicato, per la prima volta, nel 1924, dalla casa editrice fondata da Leonard e Virginia Woolf, ossia la Hogarth Press. Cioè, praticamente, la Woolf e il marito l’hanno scelto… e io amo la Woolf…
Inoltre, La figlia del reverendo è al centro, in Inghilterra, di una rinnovata attenzione della critica che non esita a porlo tra i libri più importanti della narrativa inglese del Novecento.
Praticamente non bisogna lasciarselo sfuggire! 😉
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2 pensieri su “La figlia del reverendo

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