Il nostro tragico universo, di Scarlett Thomas

Si può sfuggire allo scorrere del tempo, come scrive l’autore di La scienza di vivere per sempre? Esiste una connessione profonda tra la presenza di uno strano essere a Dartmoor, una nave in bottiglia, il tracciato di un ricamo all’uncinetto che rappresenta il mondo intero e le fate di Cottingley? Tra una recensione da consegnare e un libro da scrivere, Meg Carpenter non se la passava né troppo bene né troppo male. Aveva un ragazzo che era il classico inetto, certo. Arrivare alla fine del mese non era proprio una passeggiata, certo. E i libri erano tutta la sua vita, si potrebbe dire. Almeno fino a quando, tra le pagine di un testo di pseudoscienza, Meg non ha cominciato a guardare il suo tragico universo con occhi diversi. Tra psicologia e tarocchi, enigmi buddisti e teoremi di fisica, antiche cosmologie e leggende fatate, Meg si è messa alla ricerca delle risposte definitive a tutte le domande sul senso della vita e su come le relazioni nascano, crescano e poi, miseramente, muoiano.

Come si parla di questo libro? Cosa si può fire al riguardo? Come lo si presenta?
Queste sono le domande che mi girano per la testa mentre cerco di scrivere il mio commento all’ultimo libro di Scarlett Thomas.
E’ complesso descrivere questo libro, molto complesso, e il difficile inizia già dal primo punto che si dovrebbe affrontare: la trama. Sì, perché se mi chiedeste di cosa parla questo romanzo, io non saprei cosa rispondere. Ho provato a raccontarlo alla mia ragazza, ma credo avrebbe capito meglio una teoria di fisica quantistica (che io non conosco).

Si potrebbe tentare di dire che la storia, o non-storia (visto che poi, in verità, uno dei punti focali del testo è proprio la storia senza storia), è piuttosto ‘banale’, nel senso che la protagonista è una donna che fatica ad arrivare a fine mese, dubbiosa sulla sua vita amorosa, che cerca di raggiungere alcuni obiettivi apparentemente difficili… però, se ci penso un attimo, la cosa fondamentale da dire è che il libro non parla affatto di questo, che tutte queste cse non sono nulla. L’importante, nel libro, è altro.
Quello che mi ha colpito della Thomas è la sua capacità di inserire nel romanzo un’infinità di spunti. Si parla di filosofia, letteratura, fisica, magia… e tutto questo viene ben mescolato per far sorgere, nel lettore, molte, moltissime domande. Sì, lo scopo del libro, a mio avviso, è far sorgere delle domande. Domande spesso legate alla vita che conduciamo, alla schematicità con cui avanziamo, alla gabbia che abitiamo… questo è il vero punto.
Il nostro tragico universo è davvero tragico?
La mia impressione, finita la lettura, è che, in un certo senso, se l’universo è tragico è colpa del fatto che non facciamo più cose che ci interessano veramente. Che siamo omologati, ingabbiati dentro 4 linee che non sappiamo spezzare, quando in verità basterebbe avere degli interessi veri, delle vere passioni.
Ma forse mi sto sbagliando, e il libro parla di tutt’altro… ma il bello è proprio questo. Io posso intuire delle cose, posso seguire tutte le teorie citate giungendo ad una conclusione, ma non sarà mai l’unica conclusione.
Certo è che un libro di questo genere o lo si ama o lo si odia. La Thomas ha questo stile ‘infarcitiore’ che si adora o si detesta, perché può apparire confusionale, carico, prolisso…. ma poi sta al lettore capire se davvero è così, oppuire no.

Io l’ho trovato davvero molto buono. E’ frizzante, divertente in alcuni punti, tragico, riflessivo, filosofico in altri, e chi più ne ha più ne metta.
Può essere difficile, all’inizio, afferrare il giusto ritmo, ma poi tutto scorre via liscio e non ci si può mai fermare, e non perché si vuole sapere come andrà a finire la storia, ma perché si vuole conoscere ancora, conoscere nuove teorie, nuove passioni, nuovi calzini di lana…
Io lo conisglio, se non altro per affrontare un genere (non-genere?) un po’ fuori dagli schemi, molto attivo e molto ‘attivante’.
Vi lascio con una citazione che mi da da pensare, e che magari si potrebbe applicare anche a questo romanzo:
Uno dei paradossi della scrittura è che quando scrivi saggistica, tutti cercano di provare che hai sbagliato, mentre quando pubblichi narrativa tutti cercano di trovarci un fondo di verità.
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3 pensieri su “Il nostro tragico universo, di Scarlett Thomas

  1. Vocedelsilenzio ha detto:

    Anche per me era il primo libro della Thomas. E' una lettura mooolto particolare, ma a me è piaciuta moltissimo.
    Mi rendo conto che non tutti possano apprezzarla, però.

    Vero che è bella la citazione! XD

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