Le intermittenze della morte

In un non meglio identificato Paese, allo scoccare della mezzanotte di un 31 dicembre, s’instaura l’eternità, perché nessuno muore più. L’avvenimento suscita a tutta prima sentimenti di giubilo e felicità, ma crea anche scompiglio in ogni strato sociale: dal governo alle compagnie di assicurazione, dalle agenzie di pompe funebri alle case di riposo e, soprattutto, nella chiesa, la cui voce di protesta si leva alta e forte: senza morte non c’è più resurrezione, e senza resurrezione non c’è più chiesa… Dopo sette mesi di “tregua unilaterale”, con una missiva indirizzata ai mezzi di comunicazione, la morte dichiara di interrompere quel suo “sciopero” e di riprendere il proprio impegno con l’umanità.
Ho atteso un po’ per parlarvi di questo libro… mi verrebbe da attendere ancora, ma credo non riuscirei a dire più di quello che scriverò adesso.

Le intermittenze della morte è un libro affascinante. Sì, la morte mi affascina e l’esplorare il come si comporterebbero gli uomini se la morte decidesse di andare in sciopero, beh, è il massimo del fascino. Bene o male, poi, questa trovata è solo una scusa per parlare del rapporto che l’uomo ha con la sua nemica più temuta. Ma non solo; Saramago, con estrema ironia e capacità, dipinge alcuni tratti della nostra società, secondo il suo punto di vista, e ti porta a riflettere.
Inutile parlare della bravura dell’autore. Saramago riesce a trasporre su carta idee davvero interessanti e in modi intelligenti e acuti. Fenomenale, a mio parere, la figura della morte. Mi ha fatto impazzire. La personificazione migliore che abbia letto fino ad ora.

Credo, però, che questo libro abbia anche delle pecche che fanno abbassare il risultato finale.
Al di là del Saramago style nei discorsi diretti (che io non amo poiché a volte mi risulta di difficile comprensione), il problema, secondo me, di questo libro è il flusso di discorsi concatenati. L’autore tende ad iniziare un discorso per poi spaziare in molto altro e ritornare allo spunto iniziale. Questo, però, unito magari al fatto che tende a creare periodi molto lunghi, fa perdere il lettore e lo intontisce, o almeno ha intontito me.
Ho amato molto di più la seconda parte, infatti, quando il racconto si mette a fuoco sulla personificazione della morte e quando la narrazione segue un percorso più lineare.

Detto questo, credo indubbiamente che Le intermittenze della morte sia un libro da leggere. Se non altro per pensare un po’ alla vita, alla sua fine e all’amore.

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3 pensieri su “Le intermittenze della morte

  1. Camilla P. ha detto:

    Questo Saramago style un po' mi spaventa xD da come ne parli mi ricorda “L'autunno del patriarca” di Garcìa Màrquez… Abbastanza tosto, devo dire.

    Però sono davvero curiosa, non vedo l'ora di iniziare a leggerlo 🙂

  2. Vocedelsilenzio ha detto:

    Non ho presenzte Màrquez (eh, sì, mi manca…), ma Saramago mette i discorsi diretti in mezzo al testo, senza caporali, apici o cose simili. Tutto in mezzo al testo. Ci son le virgole, certo, ma a volte devo un attimo far mente locale per capire chi parla. E' il suo stile comunque, lo fa anche negli altri libri… o, almeno, l'ho trovato anche in 'Caino'.
    Poi, ecco, in 'Caino' non mi ricordo, ma qui, secondo me, fa troppi discorsi nello stesso periodo e io ho trovato difficile seguire alcuni passaggi.
    Resta il fatto che è un ottimo scrittore e il libro vale, assolutamente.
    poi leggerò una tua recensione con gioia! 😉

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