Non è un paese per vecchie

“I vecchi sono numeri. Numeri che ci fanno paura, come quell’uno su tre che riguarda la percentuale di anziani che abiteranno il nostro paese di qui ai prossimi anni. I vecchi non si vedono: nei piccoli paesi capita ancora di incontrarli al braccio di una badante dalle braccia larghe. Nelle città, qualora si avventurassero fuori di casa, vengono superati in corsa, con una scrollata di spalle e uno sbuffo di insofferenza. I vecchi non esistono: appaiono di rado in televisione, specie se di sesso femminile. O meglio, si vedono a volte quelle rare e preziose donne impossibili da ignorare, come Rita Levi Montalcini o Margherita Hack. Quanto alle altre, a volte si mimetizzano fra ospiti e comparse sotto i cinquantacinque anni (la soglia di apparizione televisiva per le donne) fingendo di esserne coetanee, o accettando di recitare l’antico ruolo della megera. I vecchi non vendono, non piacciono, non hanno appeal: su quotidiani e telegiornali appaiono soltanto quando sono vittime di una truffa o di un colpo di calore. O quando, se donne, osano innamorarsi di un uomo più giovane. Se concepiscono dopo i sessant’anni, sono la vergogna del loro sesso. Dura, comunque, poco: una copertina, un articolo nelle pagine interne la settimana successiva, un trafiletto, e tutto è dimenticato. I vecchi danno fastidio. È sempre stato così: ma adesso, e soprattutto nel nostro paese, avviene qualcosa di diverso. C’è una sola generazione. Quella dei cinquanta-sessantenni.” (dall’introduzione)

Parlare di questo libro mi risulta difficile. Spesso mi risulta difficile parlare di un libro, ma in questo caso è ancora più complesso perché ci sono molte cose che sarebbe giusto dire, citare, appoggiare o contestare. Dunque ho deciso di fare così: vi consiglio di leggerlo, così poi ognuno può farsi la propria idea e vi accenno solo un paio di cose che mi hanno impressionato.

Se c’è una cosa che di questo libro mi ha colpito, quella è il senso di odio; mi ha colpito come un tir in corsa, davvero.
Spesso la Lipperini riporta commenti trovati in internet, articoli, reportage, citazioni e sono rimasto sconvolto dal carico d’odio verso i vecchi che questi contengono. O perché sono lenti, o perché ‘ci mangiano soldi con le pensioni’, o perché sono inutili, o perché bisogna farli fuori… mah!
Quello che mi fa paura è l’immagine che abbiamo, e che ci danno, dei vecchi e della vecchiaia. Io leggevo queste pagine e mi chiedevo: ma non lo sanno che anche loro, me lo auguro, arriveranno a essere vecchi?
Ecco, questo libro vuole mostrare cosa si pensa dei vecchi. Cosa si pensa della vecchia. Cosa si pensa della morte, anche. Ed è alquanto sconcertante scoprire alcune cose a cui non avevo mai fatto caso, pur avendole sotto gli occhi.

Io non posso negare di avere un po’ di paura della vecchiaia. Non so se dipenda dalla società in cui viviamo, però la paura ce l’ho, ed è una paura legata allo ‘stare male’. Ho paura del dolore. E per quel che riguarda la morte, ho paura di perdere i miei cari. Credo sia normale, ma credo sia normale invecchiare, che non bisogna rimanere sempre giovani e che, soprattutto, si abbia il diritto di vivere dignitosamente a qualunque età e che l’odio faccia solo che male.

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