Toy Story 3

Mi spiace, non riesco a starmene zitto. Ho letto alcune cose che mi fanno chiedere: non stiamo forse analizzando troppo?
E poi mi chiedo anche: visto che vogliamo tanto analizzare, lo stiamo davvero facendo nel modo giusto?

Centro del discorso sono alcune critiche di sessismo fatte dal magazine americano Ms, se non sbaglio, a Toy Story 3.
La prima accusa riguarda il rapporto (numerico) tra protagonisti maschili e femminili del film, ossia: ci sono troppi maschi. Ora, non vorrei sbagliarmi, ma il proprietario di tali giochi non era un maschietto? Da quel che mi ricordo io, sì, e da quel che mi ricordo io è normale che un maschietto abbia giochi da maschietto, ossia cowboy, ranger spaziali e via dicendo. Quali personaggi femminili dovrebbe avere? Bah!
La seconda accusa parla di una cattiva raffigurazione della figura femminile: la mamma bisbetica e la Barbie emotiva. Anche qui, stiamo parlando di un cartone. Io credo sia normale, per un bambino, ritenere i propri genitori un po’ bisbetici, nel senso che è ovvio che un genitore sia un po’ apprensivo e che il bambino veda le restrizioni come atti senza senso. E poi, la Barbie… da che mondo e mondo la Barbie è LO stereotipo della donna finta, bella e oca. Il mondo di Barbie è una sorta di mondo hollywoodiano, cinematografico: è bella, circondata dal bello. Così com’è stereotipo un cowboy, a mio avviso.
Ultima accusa è la ‘Gayezza’ di Ken. Per quanto sia maschio, Ken non era un giocattolo per bambine? Forse mi sbaglierò, ma il suo scopo è far divertire le bambine e non i bambini. Io non credo si volesse offendere i gay o le donne o cosa… a parer mio stanno prendendo in giro gli stereotipi che sono stati creati dai giocattoli stessi e non certo dalla mente dello sceneggiatore. il film prende in giro una realtà che gia esiste, non ne inventa una standardizzata tutta sua.

Secondo me siamo creature il cui scopo nella vita è criticare, basta. Rilassarsi no?

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5 pensieri su “Toy Story 3

  1. sommobuta ha detto:

    La critica nell'accezione greca del termine krino, quindi “valutare, distinguere” se fatta in modo accurato è quanto di meglio si possa avere per valutare qualcosa.

    Come il tuo post, che in fondo è una critica al magazine statunitense. 😉

    Con la differenza che l'articolo nel magazine, a quanto ho avuto modo di leggere, non ha saputo criticare in modo adeguato. Cosa che invece hai fatto tu con la tua critica intelligente.

    E' normale che i giochi di Andy siano soprattutto “maschili”. Io nella mia collezione di pupazzi, di “donne” ho solo Catwoman, She-Hulk e Spidergirl…

    Comunque no, non sappiamo rilassarci. Demolire le opere altrui ci piace molto… 😉

  2. Vocedelsilenzio ha detto:

    Il punto è proprio questo:: devi davero criticare? Fallo bene! Io non dico di riuscirci, però mi sembra piuttosto ovvio che un bambino maschio non abbia molte bambole! Ah! Arriveranno anche le vacanze, no? E forse ci riposeremo un attimo! 😉

  3. Daisy Dery ha detto:

    Non sapevo di questa critica al film, ma Voce, hai perfettamente ragione! Ho guardato il cesto dei giochi dei miei due maschietti e a parte Jessica (la signora dell'aria dei Gormiti) di femmine, di qualsiasi sorta, non ve n'è traccia!
    Che sia anche io una madre bisbetica? Che debba andare nella soffitta dai miei genitori a prendere le mie Barbie?
    Ahahahah ridiamoci su, che è meglio!
    Avrebbero dovuto farlo anche i giornalisti del magazine, un po' di ironia non guasta mai!

  4. Vocedelsilenzio ha detto:

    Ma, guarda, è una critica isolata, ma in Italia è stat riportata da molti quotidiani.

    Eh, certo! E' normale! (Jessica la conosco perché ce l'ha anche il cuginetto della mia ragazza!)

    Tutti i genitori sono un po' bisbetici per i figli, e se non è oca la Barbie, chi lo è allora?

    Già, l'ironia servirebbe, a palate!

  5. Tanabrus ha detto:

    Uhm, fammi pensare… robottoni, power rangers, tartarughe ninja, mighty max… strano, non capisco come mai io avessi questi giochi e mia sorella invece le barbie o polly pocket o la cucina o le bambole.

    Ma che stranezze!

    (certi critici dovrebbero andare a stare sotto i ponti, per quanto mi riguarda. E probabilmente anche chi gli da lavoro.)

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