Alice nel paese della vaporità

Ho atteso questa Alice davvero con molta ansia. Perché? Beh, per prima cosa perché io adoro l’Alice originale e mi piace leggere/vedere delle re-invenzioni della storia di Carroll. Seconda cosa: l’Alice di Burton mi aveva deluso e attendevo di ‘rifarmi la bocca’. E, last but not least, ho trovato Pan semplicemente geniale e Dimitri straordinariamente capace.

Quindi, come potete ben intuire, le aspettative erano davvero, ma davvero, elevate.

E queste aspettative? Sono state soddisfatte? Direi di… sì.

Premettiamo una cosa che in molti hanno gia detto: non è Pan. Pan raggiungeva dei livelli di magnificenza, per me, davvero importanti, livelli che Alice non riesce a sfiorare ma… ma…
Alice è una cosa ben diversa, o almeno questa è l’impressione che mi ha dato.
Lo stile di Dimitri è sempre di alto livello e la storia, beh, la storia è molto originale ed è nella storia che si ritrovano le genialità presenti anche nel lavoro precedente di Francesco.
Forse, e dico forse, la nota dolente che rende questo libro ‘inferiore’ al suo predecessore è che Alice è meno ‘accattivante’ di Pan, lavoro in cui si veniva veramente assorbiti dalle vicende dei personaggi, si veniva trascinati nell’incanto in maniera prepotente. Ecco, in Alice nel paese della vaporità questa cosa è più ‘leggera’ e forse tutto è un po’ più ‘confusionario’, ‘sfuocato’, però credo anche che sia giusto così. La Steamland è confusione, allucinazione!

C’è però una cosa che mi ha davvero colpito in maniera più che positiva, e cioè la continuità con Pan. In Alice ci vengono spiegate altre cose sugli aspetti, si approfondisce la conoscenza dell’Altro… e, in un certo senso, ci viene presagito che sta succedendo qualcosa di VERAMENTE GRANDE là fuori. Di cosa sto parlando? Di uno scontro, un GRANDE SCONTRO! Che Dimitri ci accenna, che ad Alice viene accennato, ma che credo dovremo attendere per vedere.
Qui sta la genialità di Dimitri! Qualcosa, sotto, sta accadendo, e io sono davvero super curioso di capire cosa!
Alice pecca in ‘potenza’? E allora? Ha molti altri pregi, davvero molti!
Dimitri resta, per me, una delle più belle penne italiane.

P.S. In Sala di lettura, gia da sabato, è possibile leggere la conclusione della Trilogia del peccato.

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4 pensieri su “Alice nel paese della vaporità

  1. Concordo nel fatto che Pan stia ad un livello superiore. Comunque come a te, questo libro mi è piaciuto molto. Ah ti consiglio di vedere la miniserie della Syfy intitolata Alice. Merita, ben più del film di Burton… ^^

    X-Bye

  2. Appena ho un attimo di tempo mi finisco di leggere le altre due parti della tua trilogia! Ormai sono tuo lettore, e sono contento di aver trovato il tuo blog che mi offre piacevoli letture! 😉

    Su Alice: l'ho comprato. E l'ho letto.
    Francamente? Avrei dovuto ascoltare la mia ragazza e non spenderci soldi.

    Io l'ho trovato ridicolo.
    Dimitri è un buon narratore, forse un OTTIMO narratore a livello di stile di scrittura. Ma sui contenuti, non ci siamo. E per me non è uno “scrittore”.

    Uno scrittore è capace di farti immergere in un modo (il suo mondo) e farti comprendere ciò che lui ha in mente. E lo fa con semplicità e con naturalezza.

    Dimitri no. Così come in Pan (già sai cosa ne penso al riguardo) anche in Alice ha un'idea tutta sua, che comprende evidentemente solo lui, delle ormai strafamose “Carne, Incanto, Sogno”. Idea, funzionamento e funzionalità dei tre aspetti della Realtà che però non riesce mai a spiegare con chiarezza, nè a renderla con semplicità. Se in Pan i tre aspetti erano ben definiti (ma non si capivano le motivazioni e la “meccanica” degli spostamenti), in Alice i tre aspetti rappresentano (e rasentano) l'apoteosi della vaghezza e dell'indefinibile.

    E ancora.
    Se in Alice il messaggio della “narrazione come potenza creatrice” passa, passa a stento. E non passa in modo chiaro, limpido e lineare.

    Il discorso con Algernon l'ho trovato un'accozzaglia di discorsi metafisici e metafilosofici inutili, oltre che prosopopaici.
    Pura fuffa inutile, insomma.

    Senza contare che le descrizioni (anzi, le “narrazioni”, perchè non vengono mai descritte) dei combattimenti sono veramente pietose e fanno cadere le braccia. Ma probabilmente all'autore non interessavano, e su questo – anche se da una parte dà fastidio – ci si può anche passare sopra.

    Non so, forse sono io che ho “alte e altre” pretese. Ma se questo è il meglio offerto dalla narrativa di genere (pubblicata) in Italia, per come la vedo io, stiamo veramente rovinati.

    Peccato.

  3. @Imperatore: infatti ne ho sempre sentito parlare molto bene! Vedrò di vedermela. Grazie del suggerimento! 😉

    @sommobuta: beh, per prima cosa ti ringrazio infinitamente per le tue parole. Mi fanno molto, molto piacere.

    Per quel che riguarda Alice… boh! A me è piaciuta. Non lo ritengo un capolavoro ma mi è piaciuta. Ti posso dar ragione sul fatto che qui gli aspetti siano spiegati in maniera poco chiara, ma la cosa non mi ha toccato molto perché vengo da Pan. A mio parere Dimitri sta tentando di creare una sorta di continuità tra i due lavori (e a questo punto vorrei leggere 'La ragazza dei miei sogni' per capire se il discorso è ancora più ampio). Ti do ragione anche sui combattimenti, però i combattimenti sono delle scene in cui io, generalmente, mi annoio molto XD, quindi non mi dispiace se vengono 'descritti' in maniera veloce.
    Poi, penso anche che sia una questione di gusti, no?
    Per quel che ho letto io, poco in verità, di letteratura fantastica italiana, Dimitri è tra i migliori, insieme a Lara Manni. Poi, beh, ripeto di non aver letto tutto il leggibile…

  4. Ovviamente sì, è sempre una questione di gusti.
    Ci mancherebbe pure! 😉

    E' naturale che ognuno parla sempre a titolo personale e a seconda dei gusti.

    Ad ogni modo anche io voglio recuperare “La ragazza dei miei sogni”, proprio per avere davanti il quadro generale completo di Dimitri.

    E ti dirò di più: paradossalmente mi stuzzica (e mi interesserebbe leggere) di più la sua produzione saggistica, che non quella narrativa!

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