‘blueeyedboy’, ovvero come la Harris diventa magnifica!

Finito! Finito ieri sera e… WOW!
Sì, è vero che io adoro follemente i lavori della Harris, però credo anche di essere in grado di capire se un libro è più o meno buono e blueeyedboy, almeno a mio avviso, è davvero mooolto buono.

La trama ed altre curiosità le trovate a questo post.

Leggendo nel web le varie recensioni dei giornali, mi sono accorto che, spesso, per presentare questo libro, si parla di un ‘cambio di direzione’ da parte della scrittrice… beh, sempre a mio avviso, non c’è niente di più sbagliato. Joanne Harris ha sempre ‘cambiato direzione’, quasi ogni suo libro è diverso dal precedente e credo che ognuno possa accorgersene. Ma se, evidentemente, non sono in grado, allora…
Esordisce con un libro sui vampiri (Il seme del male), continua con un libro che, non dico sia gotico come il precedente, ma sicuramente tremendamente oscuro e, in un certo senso, artistico (II fante di cuori e la dama di picche). Poi arriva Chocolat, libro meraviglioso che con i due precedenti ha poco a che spartire. Tutti sanno di cosa parla, non serve riassumere. Poi, pur rimanendo in Francia, la Harris esplora un ambito molto più ‘rurale’ e ‘realistico’ (Vino, patate e mele rosse). Cinque quarti d’arancia, altro capolavoro, ci catapulta nella guerra con la guerra. La spiaggia rubata è una sorta di fiaba moderna in cui, senza nessuna magia, gli uomini riescono a spostare perfino una spiaggia. La donna alata, forse il mio preferito, è forse quello in cui più di tutti si parla di fuga. In Profumi, giochi e cuori infranti, la Harris sorprende con racconti intensi e bellissimi che arrivano a toccare l’horror. Con La scuola dei desideri viene affrontato per la prima volta un vero e prorpio thriller e le sorprese non mancano. Poi si ritorna a Vianne Rocher con Le scarpe rosse, un libro che si scosta di molto da Chocolat, che è carico di magia e di oscurità. Le parole segrete è un fantasy puro, al 100%, in cui le leggende nordiche vengono abilmente rievocate. Quindi… blueeyedboy, che potremmo definire thriller psicologico, può essere davvero considerato un cambio di direzione? Mah, io non credo proprio.
E poi, se proprio vogliamo, le tematiche tipiche della Harris ci sono tutte: l’emarginato che cerca di trovare se stesso, il rapporto madre-figlio, che in fondo è già stato ben visto in Cinque quarti d’arancia e ne Le scarpe rosse, il lato oscuro delle persone, da sempre presente nei romanzi della Harris… insomma, si riesce tranquillamente a riconoscere la penna da qui quest’opera proviene, una penna che ad ogni lavoro si sa rinnovare, sa cambiare.

blueeyedboy è senza ombra di dubbio il libro più oscuro di questa autrice. La Harris ha sempre ammesso di prediligere le figure oscure, molto più interessanti da descrivere, e negli ultimi libri ha esplorato sempre più questo lato della natura umana, ma con blueeyedboy si è spinta ancora più avanti, indagando forse più a fondo.
B.B. è una figura molto complessa. E’ cattivo, ma allo stesso tempo non lo è. Vuole realizzare le aspettative della madre, ma allo stesso tempo vuole ucciderla. Vuole uccidere ma non può. Vuole vivere libero, ma la sua unica libertà sta su internet…
Il libro poi è strutturato abilmente. Lo stile meraviglioso della Harris si sussegue in capitoli che sono post pubblici in forma di racconto e in post privati che, a volte, hanno il compito di confonderti leggermente. La Harris ti fa credere una cosa, ma poi ti informa che quello che hai pensato fino ad ora è sbagliato e, per concludere, anche quello che pensava B.B. era sbagliato.

Credo che questo libro la Harris abbia esplorato in maniera ottima il problema dell’identità, un argomento molto caro all’autrice. Spesso noi vogliamo essere un certo tipo di persona, ma a volte non ci riusciamo e quindi cadiamo o ci illudiamo di essere quello che non siamo. Noi crediamo di conoscere le persone che ci stanno accanto, ma le conosciamo davvero? Crediamo di essere ‘superiori’, ma lo siamo davvero? Vorremmo essere, in qualche modo, speciali, ma spesso non lo siamo.
Ma poi si parla anche di ossessione. Tutti siamo ossessionati da qualcosa, chi più e chi meno. Qui, l’ossessione, un po’ come ne Il seme del male, raggiunge dimensioni pericolose.
Ma non dimentichiamoci delle aspettative. Ah, le aspettative! Ognuno di noi, immagino, ha avuto la sua dose di aspettative sulle spalle. Tutti dobbiamo reggere le aspettative altrui. A volte, le aspettative possono davvero far male, come nel caso di blueeyedboy.
E poi c’è il mondo di internet, il mondo virtuale in cui il protagonista si rifiugia per essere finalmente libero, per essere se stesso.

In somma, Joanne Harris racconta una storia tremendamente oscura e finisce col parlare un po’ di tutti noi. Nota da non tralasciare, credo che questo sia il primo libro della Harris in cui il finale non è affatto happy.

Ora attendo la versione italiana per godermelo maggiormente e per rigustare la stupenda creatura di questa autrice che mi sa sempre stupire, che non è mai banale ma sempre intelligente. blueeyedboy è altamente consigliato. Davvero altamente consigliato.

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2 pensieri su “‘blueeyedboy’, ovvero come la Harris diventa magnifica!

  1. Ma, guarda… io non l'ho trovato difficilissimo però, al di là del fatto che perdo molte cose nel leggerlo in lingua, lo ammetto (cose stilistiche, comunque), il problema qui è che bisogna leggere con attenzione. Il libro gioca molto sulla finzione e sulla realtà e sui cambi di 'visuale', quindi bisogna stare particolarmente attenti nella lettura, o si rischia di perdersi…
    Forse questo non è il libro più adatto per inziare a leggerla in inglese. Poi dipende anche da quanto bene conosci la lingua. 😀

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